Quella di Rosita Torre è una storia di promesse a vuoto e di burocrazia ottusa. Una storia che comincia con un terremoto, che le ha portato via il marito e due suoceri. Oggi, dopo quattro mesi, quel terremoto non scuote più la terra ma la dignità e la stabilità economica di una famiglia.
Rosita Torre è la vedova di Emanuele Sidoni, l’unico residente a Roma tra le 306 vittime del sisma del 6 aprile. Emanuele aveva 60 anni ed è morto insieme ai genitori Emidio e Maria Fina nella casa di Castelnuovo, nel comune di San Pio delle Camere, a quasi 30 chilometri dall’Aquila. Oggi la vedova e i suoi figli non hanno diritto a niente.
Un caso “anomalo”. Così è stato definito Emanuele Sidoni dai funzionari della Protezione Civile e dai mille burocrati interpellati dalla moglie Rosita negli ultimi mesi. Tutto ruota intorno al concetto di residenza: escludendo gli studenti (i cui parenti dovrebbero ricevere i soldi dell’assicurazione) e i cittadini stranieri, Emanuele era l’unica vittima non residente “nei comuni interessati dagli eventi sismici”, per dirla con il decreto Abruzzo approvato dall’esecutivo. Nato a Castelnuovo ed emigrato a Roma da una vita, il 7 aprile avrebbe dovuto svolgere un lavoro straordinario alla caserma di Coppito. Era partito la domenica mattina per stare un po’ con i genitori e dargli una mano a spaccare la legna nella vecchia casa di famiglia. Per lo Stato, la presenza di Emanuele a Castelnuovo non era abbastanza giustificata.
Dal 7 aprile 2009 in casa Sidoni non entra più una busta paga. Emanuele, che di professione faceva l’attrezzista meccanico, era l’unico a lavorare. Rosita ha un’età in cui trovare un’occupazione è anche più difficile del normale. In più deve mantenere il figlio minore Emidio, che frequenta l’università a Roma. Per questa famiglia non c’è alcuna sospensione delle tasse universitarie, le bollette continuano ad arrivare puntualissime, l’autostrada Roma-L’Aquila è ancora a pagamento e così anche i treni. “Tutti i parenti delle vittime sono accomunati dalla stessa disgrazia, e nel dolore mi sento uguale agli altri – dice Rosita – La vita, però, è fatta anche di questioni pratiche: senza soldi non si va avanti, e sul piano economico mi sento discriminata”.
Le rovine di Castelnuovo
La regalìa del premier. Non si può certo dire che Rosita Torre non le abbia provate tutte per ottenere ciò che le spetta. Un mese dopo il terremoto, appena saputo dal telegiornale che Silvio Berlusconi stava per raggiungere Poggio Picenze, la vedova Sidoni si è messa in macchina per fiondarsi in Abruzzo. È riuscita a fermarlo e a parlarci. Gli ha raccontato del “caso anomalo” ma il premier, sulle prime molto stupefatto, le ha risposto che “il decreto parla chiaro, al di là della residenza tutte le vittime sono uguali e tutti i parenti devono usufruire degli aiuti. Chi glieli ha negati ha male interpretato lo spirito del decreto”.
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