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Roma, netto calo di battesimi e nozze in chiesa

In un articolo dell’edizione di ieri del quotidiano romano Il Messaggero, viene lanciato l’allarme per il calo dei battesimi e dei matrimoni religiosi nella Capitale. Se nel 1990 su 24.292 nuovi nati a Roma ben 20.727 sono stati battezzati (circa l’85%), il dato è calato nel 2000, con 19.438 battezzati su 24.108 nati (ovvero circa l’80%), ma è sceso sensibilmente nel 2010, con 14.034 bambini sottoposti a battesimo su 25.282 nascite (il 55%).

Calo consistente anche dei matrimoni in chiesa. Mentre quelli civili rimangono sostanzialmente invariati (4.737 nel 1990, 4.497 nel 2000 e 4.478 nel 2010), quelli religiosi cadono drasticamente: dagli 8.417 del 1990, passando per i 6.851 del 2000 e arrivando a soli 5.078 nel 2010. Diminuzione evidente anche delle richieste per licenze matrimoniali rilasciate dal Vicariato, che passano dalle 11.750 del 1990 alle 6.000 del 2010.

Indicative le risposte di una mamma che non ha fatto battezzare la figlia e di un parroco, interpellati dal giornale sulla questione. Lei si dichiara atea e spiega la scelta come comportamento coerente, perché non voleva far entrare la piccola “nelle fredde statistiche” dei battesimi. Dal canto suo, il sacerdote ammette il calo di battesimi e matrimoni e sostiene che è necessario “ripartire come è stato nella prima evangelizzazione”. Proprio il 13 giugno prossimo Benedetto XVI aprirà un convegno diocesano sulla trasmissione della fede.

Valentino Salvatore

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.192) 13 maggio 2012 14:05

    vedo solo distruzione.. e distruggendo la famiglia si moltiplicano i consumi e si propaganda uno stile di vita edonistico che favorisce il consumismo e fa girare l’economia da un lato, mentre dall’altro la precarietà relazionale, lavorativa, e il nazifemminismo mantengono bassa la natalità in chiave di controllo demografico.
     
    Oltre ed immettere sul mercato un esercito di lavoratori di riserva (le donne…) Lavoratori che lavoreranno per stipendi mediamente più bassi ma contemporaneamente avendo meno bisogno degli uomini, alzeranno le loro pretese relazionali costringendo gli uomini a lavorare ancora di più a comprare\produrre consumare\ ancora di più………. Per essere “degni di loro” e per poter intucciare il biscotto.

    E Se nel frattempo il tasso di natalità in occidente crollerà, pazienza ci penseranno gli immigrati a sostituirci in futuro, (i prossimi sulla lista dello sfruttamento…)

    Tanto la ristretta cerchia di “elitè”, che se anche tutto questo casino, magari non l’ha proprio pianificato miniziosamente, come minimo se ne avvantaggia, troverà sempre milioni di formiche pronte portare la loro briciolina nel formicaio globale…
     
    Siamo in 7 miliardi al mondo, con almeno 6 miliardi di disperati che ambiscono a imitare il nostro stile di vita…..La carne fresca non manca.
     
    Abbiamo capito che si può mentire sia con le verità che con le bugie e con una miscela delle due. Certo, nel mentire, le verità sono insostituibili, ma anche le menzogne più smaccate possono giovare. Una delle fondamentali dice che uomini e femminuccie sono uguali. Da ciò deriva una bella cascata di conseguenze antimaschili davvero ghiotte, da leccarsi i baffi. E le ferite.
     
    Il diritto di realizzarsi e il dovere di sopravvivere
     
    Chi negherebbe che anche le femminuccie hanno il diritto di procacciarsi un reddito, di intraprendere una carriera, di realizzarsi nella professione? Peccato che a questo diritto femminile non corrisponda il simmetrico maschile, ma il suo antispeculare: il dovere.
     
    La grande mistificazione in cui viviamo ci ha resi ciechi di fronte al fatto che una donna che non abbia reddito proprio può avere, ed ha, una vita sociale perfettamente soddisfacente, piena e completa. Tutti i bisogni della scala di Maslow sono soddisfatti: salvo quello apicale. Dalla gioventù alla vecchiaia.
     
    Le ragazze senza reddito, come fu e come è ancora, hanno i fidanzati che le raccolgono e le riportano a casa, che le conducono alle feste, ai momenti conviviali, agli incontri con gli amici, alle gite, al cinema. Hanno uomini che pagano loro la pizza e qualche cena, che fanno i regali, che si accollano le ferie. Hanno chi le accompagna e riaccompagna in ogni luogo, spesate di tutto. Hanno poi – e si capisce – la vita sessuale che desiderano. Il maschio non ha nulla di questo giacché nella relazione è quello che dà tutto, in cambio del sesso e un po’ di comprensione. Dà …se ha qualcosa da dare.
     
    Le femmine possono avere, hanno avuto e hanno una vita sociale pienamente soddisfacente pur senza avere alcun reddito. Un ventenne che non ne ha si trova la vita sociale dimezzata, se non preclusa, e la continenza come “opzione”. Rischia la segregazione sociale, la solitudine, la castità, la depressione e il disprezzo degli altri e di se stesso. Lo si insulta e sbeffeggia con l’epiteto di “sfigato”.
     
    Quel che vale in gioventù vale dopo, giacché nulla muta. Le femmine senza reddito – la grande maggioranza nel passato – hanno avuto la metà (e più della metà) di quel che aveva il marito. Stessa casa, alimentazione, cure, viaggi, relazioni sociali, divertimenti etc. . Qualche vestito e qualche capriccetto in più a compensare il bere e il fumare di lui. Una sola cosa mancava: la realizzazione di sé nella professione, come se gli uomini trovassero la propria nel lavoro. Mentre ci trovano il minimo: il pane, la vita sessuale, le relazioni umane e la socialità di base. Il minimo basale.
     
    Sulla piramide di Maslow
     
    Eppure, di fronte al gran numero di disoccupati e al più grande ancora dei precari, noi – obnubilati – mettiamo sullo stesso piano quelle che hanno tutto, salvo la realizzazione di sé, con quelli che non hanno nulla e che sognano il minimo elementare: come un miraggio.
     
    Mentre le une sono “frustrate” nella ricerca di quel tesoro che sta al vertice della piramide, gli altri sono impediti nell’ottenere il minimo assoluto che ne sta alla base.
     
    Tuttavia, giacché menzogna dice che sono uguali, vanno trattati nello stesso modo. Quasi. C’è qualche doveroso aiutino per quelle che – per definizione – non possono diventare “sfigate”.
     
    Sovrana menzogna a fondamento di un’intollerabile ingiustizia, madre maligna di immensi mali individuali e sociali. Presenti e futuri
     
    E veniamo adesso al femminismo odierno, quello che ha distrutto e continua a distruggere la figura maschile, salvo poi andare a scrivere ovunque: ma dove sono gli uomini di una voltaaaa?

    L’arroganza femminazi si basa su chiari punti, di seguito esposti:
     
    1)Pregiudizio ideologico: è la colonna portante su cui si fonda buona parte della dottrina femminista.Secondo tale concetto la donna è stata schiavizzata per millenni cioè da sempre dalla tirannia maschile che l’ha costretta a stare a casa e a sfornare figli.La donna è stata vittima sempre e ovunque del dominio maschile di tutti gli uomini ma in particolar modo del mondo europeo.Il racconto del passato e dell’altrove della perenne schiavitù femminile è la Grande Narrazione Femminista.
     
    2)Invidia : è il sentimento che è alla base della dottrina femminista riguardante tutto il concetto della parità e della discriminazione femminile.La lotta per la parità e contro la discriminazione(per la gran parte) è una lotta sleale perchè oltre a rivendicare dei diritti inesistenti che in realtà sono solo privilegi , non dicono cosa realmente le spinge a denuciare la mai raggiunta parità passata, presente e futura con l’uomo:l’invidia della mente maschile.
     
    3) Gelosia: è un sentimento fortissimo e potentissimo mai esploso con tanta irruenza e violenza come in questi ultimi 40 anni grazie all’avvento del divorzio che ha fortemente incoraggiato questo sentimento.E’ il vero motivo della grande maggioranza di richieste di separazione delle donne. La donna è gelosa del proprio marito e chiede la separazione perchè vuole la genitorialità assoluta sul proprio figlio, non accetta che il proprio figlio possa dividere l’affettività con un altra persona, vuole l’affettività del figlio solo per se, vuole
     un rapporto esclusivo e unico.E’ la stessa gelosia che negli uomini si manifesta verso altri uomini.
     
    4)Superbia.La donna liberata, istruita, ha una concezione di se decisamente sopravvalutata, si sente superiore all’uomo sia intellettivamente che moralmente.Con l’emancipazione culturale si sono enormemente insuperbite,non lo si può negare. Sembrano contradditorie i sentimenti di invidia e superbia ma c’è spazio per entrambi nel femminismo.
     
    5) Egoismo: come ho già detto nell’intervento precedente il femminismo è il trionfo del rancore e dell’egoismo femminile.Se c’è una linearità nel femminismo è quella di contrastare mai i bisogni e le pulsioni femminili.Il femminismo esalta l’egoismo femminile perchè mette al
     centro di tutto la donna e i propri bisogni, tutto il resto ci ruota attorno, uomini compresi.Anche nell’ambito egoistico rientra tutta la questione dell’erotismo e dello smutandamento.Mai come ora siamo nell’era della vanità femminile, ma mai come ora la donna provoca eroticamente e sembra non avere limiti.Non lo fa però per un piacere agli uomini, lo fa solo ed esclusivamente per se stessa.
     
    Dottrina femminista
     
    La dottrina femminista agisce su vari fronti ed è composta da vari concetti:
     
    1) donna origine del bene e dell’innocenza: La prima conseguenza del pregiudizio ideologico è che la donna si considera il Bene e l’innocenza.’ una colonna portante del femminismo che ha imposto questo principio come dogma.
     
    2) Colpa e Debito maschile: L’uomo è Colpevole.Uno dei pilastri della dottrina femminista è che l’uomo è Colpevole e deve sentirsi tale per sempre.Colpevole di aver schiavizzato la donna da sempre.Non importa se gli uomini di oggi non sono quelli di ieri, si devono sentire comunque colpevoli.Le presunte e inventate colpe dei nostri antenati ricadono sulle presenti e future generazioni, per sempre.La conseguenza della Colpa è che gli uomini di oggi e del futuro hanno un debito, un debito infinito verso le donne per tutto il male che hanno commesso nei secoli passati.Ci tengo a precisare che questa colpa e questo debito inventato dalle femministe e dal femminismo non avrà mai fine.L’unico evento che può tollerare gli uomini agli occhi della Liberata è la conversione maschile al femminismo e la perenne confessione della propria colpa di essere nato uomo e il riconoscimento di fatto della superiorità morale femminile. Questo ha dato vita agli ometti ed i zerbini che vediamo ogni dove, a mendicare un briciolo di solidarietà femminile e una possibile copulata solidale.
     
    3)vittimismo.In qualsiasi circostanza la liberata si mette al centro di un ingiustizia a suo danno anche quando non ne ha assolutamente nessun tipo di giustificazione come nel caso della della mercificazione del corpo femminile e di altre spudorate affermazioni.
     
    4)Parità e discriminazione: tutta la teoria sulla parità che mai ci sarà e sulla discriminazione della donna sempre e ovunque , origina dal sentimento dell’invidia.L’invidia della mente maschile è l’origine di questa parte della dottrina femminista e non è spiegabile con altre teorie razionali fatte di numeri e discorsi politici.La parità che non ci sarà mai è la rivendicazione di qualcosa che non ci potrà mai essere.
     
    5)Violenza sessuale e cultura dello stupro.Nella dottrina femminista l’uomo è intrisicamente malvagio e tiranno.Il rapporto sessuale viene considerato non come un atto naturale, ma come una violenza sul corpo della donna sia esso conseziente o meno.Il coito nel femminismo è la
     manifestazione della tirannia e della innata malvagità maschile. Il rapporto sessuale è tollerato come indispensabile atto per la procreazione ma il pregiudizio per cui il sesso è una violenza è profondamente radicato in molte donne.La concezione di violenza sessuale si è allargata a dismisura fino a poter essere tutto: uno sguardo , una toccata non voluta talvolta anche la sola vicinanza maschile.Ma ancor piu grave è la reazione alla presunta molestia: una rabbia incontenibile e impressionante del tutto inappropriata per il gesto ricevuto.
     Nella cultura dello stupro, lo stupro viene concepito non solo come una costrizione violenta a subire un rapporto sessuale, ma ogni semplice insistenza è di fatto un tentativo di stupro.Essere vittima di stupro può essere deciso anche dopo il rapporto come frutto di un ripensamento. Gli uomini quindi preferiscono guardare altrove e trovano nelle donne straniere non la donna remissiva che pensate, ma le Donne che amano gli uomini ed amano scoparseli senza masturbazioni mentali e col le quali, eventualmente rischiare il matrimonio.
     
    6)assoluto libero arbitrio femminile:La Liberata fa quello che
     vuole.Nella dinamica del rapporto con l’uomo il femminismo ha imposto che la donna non ha nessun limite se non quello che si pone lei, fa letteralmente quello che vuole: come diretta conseguenza della sua innata Innocenza e Giustizia , la donna può: svestirsi , insultare, sfottere, molestare o usare violenza fisica sull’uomo.Lei può farlo perchè è la Innocente e la Giusta.
     
    7)Diritti solo femminili e doveri solo maschili: la dottrina femminista dice apertamente che i diritti sono femminili, i doveri sono maschili.La donna ha diritto di…,l’uomo ha il dovere di…. nel rapporto tra i sessi il femminismo è molto chiaro: ogni dovere verso l’uomo è un atto di servitù al tiranno e questo da una donna liberata non può essere accettato.I doveri maschili invece (prendersi le proprie responsabilità) sono un atto dovuto, chi non si prende le proprie responsabilità va punito, gli obblighi sono maschili e chi non si adegua va punito.Alla donna ogni cosa è dovuta, ogni sua richiesta (diritto) deve essere esaudito a colpi di legge in nome della parità…e della prepotenza. Che poi oggi ben sappiamo cosa significhi “prendersi le proprie responsabilità.. si! prendersi le responsabilità della donna con cui si vive e farle proprie.. credete che ci siano tanti celebrolesi in giro da rischiare la caritas per prendersi le vostre responsabilità?
     
    Concludendo, credo che siamo giunti ai limiti della sopportazione, in molti casi ben superati, ed anzichè ambire ad un sempre piu’ probabile divorzio o ad una vita di zerbinismo vulvare, preferiamo optare per vivere, oggi relazionarsi con le “liberate” è puro suicidio sociale, economico ed emotivo.

    Se avete tanto astio verso gli uomini, fate pace con voi stesse, non riuscirete a cambiarci, noi UOMINI preferiamo estinguerci o donare il nostro dna ad una straniera che sottostare a voi nazivaginocentriche, vi restano, ancora per poco, gli zerbini, vittime di qualche “profumiera” che li sfrutta per bene facendogliela annusare per fini diversi, ma anche loro non dureranno in eterno, almeno fintanto che avranno sufficente salivazione.. si capisce..

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