Rispondo all'articolo di Laura Denu.
Cara Laura Denu,
tenterò di risponderti punto per punto alle tue osservazioni, che apprezzo ma non condivido. Sorvolerò sulle svariate offese, dato che conoscevi Manuela e immagino che tu possa sentirti (giustamente) estremamente toccata dall'argomento.
Tu scrivi:"Il tuo pezzo inizia: "Manuela era una prostituta"! Già in queste quattro parole ci infili lo stigma e contamini la dignità di Manuela, attirando l'attenzione su cosa facesse per sopravvivere e non su chi fosse. Eccita chi legge lo sappiamo!". Per quanto mi riguarda il fatto stesso che io lo sottolinei vuol dire che non lo dia per scontato, in qualsiasi caso non trovo la prostituzione una cosa poco dignitosa credo che invece debba essere regolamentata e legalizzata, non vedo quale differenza ci sia tra un muratore che vende le sue braccia e un uomo o una donna che vendono il loro corpo in altro modo.
Tu scrivi:"Manuela era una persona, (per te era "gente") come scrivi nell'articolo. Invece di una donna (transessuale), riconosciuta tale da due sentenze civili del tribunale dell'Aquila. Quindi dallo Stato italiano. Manuela era fuggita dall'Aquila, dopo anni di lotte, per la negata possibilità di accesso al lavoro, intendo un lavoro dignitoso - anche la prostituzione lo è se libera e consapevole - e questo in mancanza di una rete di sostegno sia familiare sia delle istituzioni. "
Ho scritto Trans solo in quanto l'articolo, essendo estremamente provocatorio, necessitava di un termine forte. Per quanto mi riguarda se un uomo diventa donna, io la chiamo donna, a prescindere che ci sia o meno scritto sulla sua carta d'identità. Il termine gente per quanto mi riguarda non è un peggiorativo, in qualsiasi caso mi segnali questo ma ti scordi quando parlo di "umanità bistrattata". Per quanto riguarda il termine soggetti non so a cosa ti riferisci, ma io quando parlo di un soggetto ne parlo perché voglio distinguerlo da un oggetto in quanto pensa, agisce e sente.
Tu scrivi: " Cambiare registro" è un intercalare che sento spesso nei bar dello sport, che sta ad indicare, in questo contesto, la convinzione di una certa sottocultura e disinformazione, che transessuali si possa essere o non essere a proprio piacimento, semmai anche con la speranza di una guarigione miracolosa!"
Questa considerazione non ha né capo né coda e non comprendo da dove tu l'abbia tirata fuori. Nell'articolo io affermo: "Colpa di una società, pronta sempre ad emarginare e a spingere i soggetti 'diversi' al lato, pronta sempre ad accantonarli da una parte, aspettando invano che cambino registro per adeguarsi a quella che i più considerano normalità" pertanto critico apertamente l'atteggiamento che tu mi imputi!
Tu scrivi: "Parli della perversione che è solo a portata dei potenti e degli intoccabili"! Quale sarebbe la perversione, andare a trans? O fare ancora accostamenti del genere affinché si ribadisca il fatto che le persone transessuali sono depositarie di corruzione, illegalità, droga, prostituzione e chi più ne ha più ne metta?