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Ricerca: i fondi tornano ai Baroni. Addio meritocrazia

Il sistema meritocratico non fa per l'Italia. Il governo Monti ha provveduto a smantellare una piccola norma che prevedeva il 10% dei finanziamenti alla ricerca basati sul merito. Il PD nelle votazioni si distingue per la difesa dei Baroni universitari.

Il precedente governo Prodi con l'impegno dei Senatori Ignazio Marino e Rita Levi Montalcini, aveva approvato una norma che destinava il 10% dei fondi per la ricerca ai giovani ricercatori sotto i 40 anni. L'assegnazione dei fondi era basata sul metodo della "peer review" ovvero tramite il giudizio di pari ricercatori.

Finora le commissioni ministeriali si sono occupate di distribuire i finanziamenti ma si riteneva che i professori universitari più influenti e con più potere avessero dirottato i soldi verso i ricercatori nella propria cerchia di influenza costituendo un sistema clientelare.

Questo nuovo sistema escludeva i cosiddetti "baroni" e istituiva delle commissioni in cui i membri avevano tutti meno di 40 anni di età, fossero ricercatori come quelli che presentavano la ricerca da finanziare, fossero per metà stranieri e per metà italiani.

In pratica i "vecchi" professori erano esclusi, erano esclusi pure molti loro adepti giovani in quanto metà erano ricercatori stranieri e veniva rotto quel rapporto tra potere e finanziamento.


La norma del governo Prodi ha permesso di assegnare oltre cento finanziamenti da mezzo milione di euro e quindi ha avuto un forte impatto sulla direzione della spesa in ricerca.

Con il recente decreto Semplificazioni il governo Monti, personificato nel Ministro Profumo, ha abolito le commissioni basate sulla peer review e reintrodotto, anche per il restante 10% dei finanziamenti in ricerca, il vecchio metodo che è risaputo essere il terreno in cui si muovono agevolmente i Baroni universitari.

Il Ministro Profumo nel sostenere il ritorno all'antico ha addotto il motivo di difficoltà nel reclutamento dei ricercatori stranieri nelle commissioni. Secondo alcune fonti tali difficoltà non ci sono e comunque sono state superate.

Il Senatore Ignazio Marino e la Montalcini hanno provato a bocciare la norma del Ministro, presentando un emendamento ma senza successo, anche lo stesso partito di Marino, il PD non lo ha sostenuto. Invece, secondo il Fatto Quotidiano, ha sostenuto l'emendamento dei due scienziati la Lega, il Pdl e Idv ma non è stato sufficiente e la votazione è terminata 9 voto contro 7.

Sembra quindi che il PD sia il più sensibile agli interessi dei vecchi professori che sono stati espropriati della loro influenza per pochi anni dalla legge Prodi promossa dagli scienziati Marino e Montalcini.


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