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Riace: quel delinquente di sindaco

di Massimo Marnetto (*) e di Gianluca Ricciato

E’ giusto che il Sindaco di Riace, Domenico Lucano sia stato arrestato. Anzi, oltre alle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti, va processato per tutti gli altri reati ben più gravi che ha commesso, iniziando dalla: “Circonvenzione di Riace”, per aver creato un tale clima di amicizia fra residenti e migranti, da convincere i residenti ad essere contenti dei nuovi arrivi. E inoltre per:
  • “Rinascita non autorizzata di paese spopolato”,
  • “Spaccio di speranza”
  • “Turbativa dell’indifferenza nazionale”
  • “Vilipendio del menefreghismo di partito politico”
  • “Creazione di una cosca di onestà organizzata”.
Chiediamo il massimo della pena per Domenico Lucano, affinché il flaccido malcostume della solidarietà praticata non sia causa di degenerazione del maschio cinismo nazionale, a detrimento della razza italo-padana.
(*) testo fatto circolare da Berto (postinocdbspaolo)

 

#IoStoconMimmo: tutte le manifestazioni di solidarietà al sindaco di Riace
 

Quell’asino di Mimmo Lucano

La solidarietà e la buona politica dimostrate in questi anni da Mimmo Lucano, sindaco di Riace, in termini di accoglienza, recupero del territorio e sostenibilità, sono lontane anni luce dall’ipocrisia di quel mondo politico artefatto che usa termini come «troglodita, somaro, medioevo» e continua a sostenere un modello capitalista distruttivo e ingiusto. In quel mondo in queste ore ci sono molti che, pericolosamente, stanno sfruttando l’occasione per rimettersi in pista e confondere di nuovo le acque.

Mimmo Lucano non è il personaggio finto che siamo soliti vedere e ascoltare nell’orrore scintillante del jet-set, ma è un terrone con un’anima che ha dimostrato l’arma più bella delle origini da cui proviene, cioè la solidarietà di un popolo emarginato e sfruttato verso altri popoli e l’autodeterminazione messa in pratica per risollevarsi da un modello di sviluppo che ha creato il deserto sociale, culturale, ambientale ed economico. Per capire cos’è il «modello Riace» e che cosa ha portato al suo arresto, proviamo a ripercorrere attraverso gli articoli degli ultimi giorni e degli ultimi mesi la sua vicenda.

Intanto le origini, raccontate sul sito dell’associazione Città Futura di Riace: «L’associazione ‘Città Futura – Giuseppe Puglisi’ è stata fondata nel 1999 con l’intento di trasformare Riace in una città dell’accoglienza. Il sogno è quello di una cittadina basata sugli stessi valori della cultura locale, incontaminata dal capitalismo e dal consumismo. Una cultura dell’ospitalità, che trova sempre il modo e lo spazio per accogliere dei forestieri. Domenico Lucano, Sindaco di Riace, vede nei migranti non una minaccia ma un’opportunità storica per rivitalizzare un villaggio che pareva destinato a spopolarsi.»1

Nello stesso sito troviamo anche una singolare iniziativa, che ci riporta alla memoria l’ilarità che ha destato, qualche mese fa, la proposta di utilizzare a Roma le pecore per il diserbo naturale delle zone trascurate dell’agro cittadino capitolino. Troppo poco cool e colta quella proposta, per il progressismo scientista del terzo millennio, evidentemente. A Riace invece, la differenziata funziona, funziona meglio di moli altri comuni italiani, e funziona così: «A Riace, in provincia di Reggio Calabria, la raccolta differenziata dei rifiuti si fa con gli asini. Ogni giorno due operatori ecologici passano con gli animali per le strade della città a raccogliere i sacchetti dell’immondizia. L’idea ha riscosso molto successo nonostante nel sud d’Italia la raccolta differenziata sia solo al 18 per cento mentre nel resto del paese è al 35.»2

Già gli asini. I somari, animali bellissimi e simbolo di una civiltà martoriata e rasa al suolo dal consumismo novecentesco: la civiltà contadina. I somari usati simbolicamente oggi, nell’orrore scintillante della fiction mediatica, da pseudoscienziati che ogni giorno ragliano e scagliano il loro odio sui social network salendo in cattedra contro chi la pensa diversamente da loro, dai loro finanziatori e dal loro modello mentale distruttivo. E tanti altri li seguono, pedissequamente, da bravi scolaretti del capitale. Credendosi colti perché ripetono il mantra imboccato, per paura di essere scambiati per somari. Questo modello culturale, la ripetizione di un sapere pre-confezionato che urla odio contro chi semina dubbi rispetto al dogma, è speculare e funzionale a chi urla odio razzista. Sono due faide, ma fanno lo stesso gioco. Due faide a cui non conviene alimentare un altro modello di sviluppo, perché sono alimentate da questo.

Leggiamo da Comune-Info, testata indipendente di movimento che ha raccolto l’eredità del settimanale Carta, uno dei pochi organi di informazione che all’epoca parlava degli albori dell’esperienza Riace: «Non c’è molto da stare a disquisire sull’arresto del sindaco di Riace Mimmo Lucano. A rigor di termini giurisprundenziali è praticamente ineccepibile. Lo è grazie alla Legge 189 del 2002, meglio nota come Bossi–Fini… Sono stati in molti a fare arrestare Mimmo Lucano – scrive Marco Arturi -: la magistratura di Locri, certo, ma soprattutto chi ha promulgato quella legge e chi non l’ha abrogata… Quando sono sbagliate le leggi vanno trasgredite, punto e basta. Si chiama disobbedienza civile, ed è quella che ha messo in atto al massimo livello il sindaco di Riace, che era consapevole di rischiare in prima persona in nome di un principio etico imprescindibile, quello della solidarietà e dell’accoglienza…»3

Il colonizzatore, dall’alto della sua cultura, cioè del suo potere, vuole spiegare sempre al colonizzato qual è la legge, il bene, qual è il regime di verità, il dicibile e qual è la soluzione dei suoi problemi. Mentre nella realtà li lascia intatti. Senza chiamare in causa qui il resto del mondo saccheggiato dell’Occidente, chi ha causato in questi decenni la crisi del Sud Italia contina a salire in cattedra e spiegare come devono funzionare l’economia, la società, qual è il modello di sviluppo da seguire. La violenza contro il popolo salentino per imporre il gasdotto Tap, voluto in questi anni da entrambe le faide di centrodestra e centrosinistra – compresi accoliti e sfumature varie che servono a far vincere loro le elezioni – ne è un esempio.

Riace ha perseguito un altro modello, anticapitalista e più vicino alle esperienze sociali dello zapatismo e del Movimento Sem Terra brasiliano, tanto per fare due esempi che negli anni scorsi alcuni politicanti italiani di cui sopra hanno utilizzato ipocritamente per prendere voti – qualcuno, imprudentemente, continua a farlo ancora oggi, inoltrandosi nelle Selve oscure, sprezzante del pericolo.4

Prendiamo a questo proposito una riflessione dalla pagina Facebook del Movimento Planet20184, che ha partecipato al presidio di Piazza Esquilino a Roma, poche ore dopo l’arresto di Mimmo Lucano: «Erano rimaste 400 persone a Riace vecchia, oggi sono più di 2000 i profughi scappati da guerre e disastri ambientali che lo abitano. Le vecchie case erano state abbandonate, oggi sono recuperate e nei vicoli ferve una attività che ha salvato dalla scomparsa un nostro patrimonio di “antichi mestieri”, che produce e vende straordinari manufatti artigianali. In questo antico borgo calabrese, destinato a diventare un ammasso di ruderi, l’economia è ripartita. Sembra una favola, ma è scomoda realtà. Un sindaco sognatore e una comunità multicolore di persone hanno utilizzato leggi e fondi del sistema SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Furono sospesi due anni fa, avviata una inchiesta. “Mi aspettavo che Minniti, da calabrese, ci aiutasse ma forse ha contribuito ad aumentare i sospetti al ministero dell’Interno.” Mimmo Lucano ha resistito stampando una moneta locale con le immagini di Peppino Impastato, Che Guevara e Gandhi. Oggi è stato arrestato. E’ la diversità del modello a mettere paura, si tenta di spazzarla via quando è anche vincente.»5

Ciò non significa che a Riace sia tutto perfetto. La contraddizione di rappresentare le istituzioni di un Paese colluso con il sistema capitalista esiste, ed è questa la causa dell’accusa sostanzialmente, cioè la disobbedienza civile di un sindaco eletto ad una legge dello Stato ritenuta ingiusta. Ed è sicuramente fonte di riflessione, da molti punti di vista. C’è chi ha accusato Lucano di aver dimenticato molti problemi del suo paese per inseguire il suo modello, ad esempio così scrive il coordinatore leghista di Riace circa due settimane prima dell’arresto di Lucano. Singolare, ma anche no, la convergenza tra un rappresentante riacese della Lega e il «conterraneo» ex Ministro Minniti:

«Il Sindaco e tutta la sua amministrazione a nostro avviso ha fallito su tutti i fronti. Nel gestire la cosa pubblica (malamente) hanno portato il Comune alla rovina tanto da dover dichiarare il dissesto economico con una esposizione debitoria che aumenta giorno per giorno assestandosi al momento su circa 4 MILIONI di EURO!!! L’accoglienza e l’integrazione dei migranti che ha reso famosa Riace si è rivelata solo una FAVOLA o per essere sul pezzo una FICTION. Le tante ispezioni (tutte negative) iniziate sin dal 2016 quando a capo del Ministero degli Interni vi era il nostro conterraneo Marco Minniti hanno spiegato e dimostrato che il blocco dei finanziamenti non è stato una “cattiveria politica” ma è derivato dalle tante gravi e diffuse criticità (per usare un eufemismo) che ne hanno minato la regolare gestione dei fondi. A dimostrazione di ciò anche l’avviso di garanzia della Procura di Locri che da quasi un anno sta acquisendo tutto quanto necessario per esperire indagini accurate e sulle quali alla fine si dovrà esprimere.»6

Ma già a Febbraio scorso qualcun altro inziava ad instillare il dubbio sul modello Riace: il Sole24Ore. Il più famoso quotidiano economico italiano, diventato in questi giorni, scusate l’ilarità, uno degli organi del centrosinistra per contrastare le politiche gialloverdi – ma in realtà decennale organo propagandistico delle politiche padronali di Confindustria – commentava così la notizia dell’apertura di un’indagine sull’operato di Lucano: «Che la storia di Riace, del suo sindaco visionario – fra i 50 uomini più influenti al mondo secondo Fortune, al quale Papa Francesco ha rivolto parole di ammirazione e gratitudine – della gente del posto generosa e ospitale, dei rifugiati accolti e integrati per ripopolare il borgo abbandonato, fosse una realtà bella come una favola, con tanto di antagonisti, peripezie e falsi eroi, era già noto.»

Riguardo alla questione della nomina di Lucano tra i famosi 50 uomini più influenti, paradigmatico è l’articolo di lancio dell’Ansa che ha dato la notizia dell’arresto. Paradigmatico per riflettere su quanto siano finte qualsiasi presunte e pretese oggettività e neutralità – che è cosa diversa dal raccontare la verità nel modo più corretto e onesto possibile. Una vulgata dissennata e ignorante che è diventata senso comune, infatti, vorrebbe le Agenzie di Stampa al di sopra delle parti politiche, come se ciò fosse possibile. L’Ansa qui fa un’operazione intellettualmente sporca, intanto cambiando il termine «influente» con «potente», e poi disegnando intorno alla figura di Lucano l’immagine di un uomo che usa metodi mafiosi e ha contatti internazionali per alimentare i suoi interessi. Il mondo capovolto, insomma: «Con l’arresto, vacilla il “mito” di un amministratore diventato famoso per il suo impegno in favore dei migranti, che in migliaia avevano trovato ospitalità nel centro della Locride. L’impegno di Lucano in favore dei migranti gli diede enorme notorietà anche a livello internazionale, tanto che nel 2016 la rivista americana “Fortune” lo inserì tra le 50 personalità più potenti nel mondo. I “guai” per Lucano cominciarono quando la Prefettura di Reggio Calabria, lo scorso anno, dispose un’ispezione nel Comune di Riace dalla quale emersero una serie di irregolarità nell’utilizzo dei finanziamenti governativi per la gestione dei migranti. I risultati dell’ispezione fecero scattare l’inchiesta della Procura della Repubblica di Locri da cui sono emersi gli illeciti che oggi hanno portato all’arresto di Lucano e della compagna, Tesfahun Lemlem.»7

Questo è stato l’articolo di lancio, poi durante la giornata la varietà di voci è aumentata sul sito Ansa, le voci di solidarietà a Lucano sono state riportate, ma la descrizione del furbo sindaco che finge di essere onesto ed è mafioso come tutti, anzi peggio – sottotesto ideologico del lancio di stampa – è ormai confezionata, fino a ora di pranzo. Del resto, le principali voci di solidarietà riportate non sono certo le associazioni e i movimenti che hanno creato il modello Riace. Non si va cioè a chiedere l’opinione delle parti coinvolte, ma si riportano i tweet di Beppe Fiorello e di Saviano, quest’ultimo, per quanto mi riguarda, coinvolto nella costruzione del colonialismo del pensiero dominante (leggi PD) elitario e scientista, anche se in questo caso fa la parte invece del paladino movimentista.

Durante un’intervista da Fazio e prendendo spunto da una frase di Salvini, Saviano ha avuto il coraggio di sostenere che in questo momento la società italiana è divisa in due: da una parte gli intellettuali, le élite, che studiano e dicono le cose vere; dall’altro il popolo asino, analfabeta funzionale, in preda ai bassi istinti e alla demagogia della destra. Chi è colonizzato dalla faida neofascista, in questo momento, odia Saviano. Chi è colonizzato dalla faida tecno-capitalista, in questo momento, ama Saviano. Chi sta scrivendo questo articolo, ha una posizione ben precisa, alternativa ad entrambe queste opzioni «culturali». È la posizione dell’autodeterminazione dei popoli.

Con questo non voglio dire che Saviano sia insincero nell’appoggio a Lucano, ma il beneficio del dubbio che lui e gli altri intellettuali, organici a PD e suoi partitini-orbite, cavalchino qualsiasi movimento progressista dal basso per portare voti e consenso, non può non venire. Forse lo fanno inconsciamente, questi intellettuali, e non so se sia meglio o peggio.

Ciò che manca, evidentemente, a quella che ho chiamato la faida tecno-scientista, rappresentata dal centrosinistra attuale e dai suoi seguaci, per quanto mi riguarda, sono innanzitutto le pratiche, personali e politiche: modificare i consumi, accrescere le reti di solidarietà e di ecosostenibilità, modificare il paradigma antropologico della crescita illimitata, uscire dalla soggezione del potere globalista, entrare in una visione del mondo sistemica ed olistica uscendo dal riduzionismo positivista ottocentesco. Non sapendo o non volendo perseguire questa strada, ostacolando spesso chi lo fa – o cercando di sussumerlo e svuoltarlo della carica alternativa – finiscono per alimentare e favorire l’emersione del disagio frustrato e dell’odio tra poveri.

«Popolo contro élite» dice Salvini. «Élite contro popolo» ripete simmetricamente Saviano. Ognuno dei due prendendosi il posto che gli spetta nella fiction mediatica del capitale. La globalizzazione del terzo millennio evidentemente non è più democrazia, ma non assomiglia nemmeno alle dittature classiche. Assomiglia più ad uno stadio di calcio, o di baseball, in cui due orde si urlano contro senza un motivo logico apparente e considerano eroi i pupazzetti che si muovono nell’arena.8

Eppure l’alternativa spesso è a portata di mano, anche nell’informazione. Don’t hate the media, become the media, si diceva agli inizi del millennio. Oggi invece urlano alla fake-news se non vedono un logo conosciuto quando trovano un articolo in rete. Avere paura del libero pensiero, idiozie comprese, è avere la coda di paglia e la mente impigliata nel potere.

Eppure non sarebbe così difficile, nel caso di cui stiamo parlando, cercare e trovare notizie più attinenti contestualmente, che magari arrivano dal territorio in cui si stanno svolgendo i fatti. È quello che facevano i giornalisti prima di diventare automi alienati dai device e ripetitori inconsapevoli del sistema. Ma non sono tutti così i giornalisti, per fortuna, quando ti allontani dalla fiction mediatica quotidiana, da TV, Ansa e Repubblica, e ti avvicini alle esperienze reali, le parole sensate e l’onestà intellettuale aumentano:

«In attesa di sapere qualcosa di più, la giornata si apre con una notizia che ci sgomenta: l’arresto di Domenico Lucano, sindaco di Riace, parrebbe con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Contrariamente a coloro che adesso esultano per il provvedimento, non è nostra abitudine denigrare inquirenti e magistrati, e quindi attendiamo di conoscere meglio la realtà dei fatti. Pochi giorni fa abbiamo presentato in Consiglio Comunale un Ordine del Giorno a sostegno dell’esperienza di Riace: l’iniziativa poggia su solide convinzioni, che non vengono certo spazzate via ora. Continuiamo a guardare a Riace e al suo Sindaco come a un’esperienza profetica, riconosciuta e studiata in tutto il mondo per le sue peculiarità. Ci sentiamo vicini a Mimmo Lucano, uomo di grandi valori, e invitiamo la cittadinanza a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda.»9

Occorre infine aggiungere alcuni elementi riguardo all’indagine. Riportiamo il testo di Tabloid, un notiziario online di proprietà dell’Associazione Culturale «Il Tabloid» e registrato al Tribunale di Civitavecchia: «Nel corso delle indagini la Guardia di Finanza ha poi raccolto inconfutabili elementi circa il fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti della cittadina riacese, così impedendo l’effettuazione delle necessarie procedure di gara previste dal Codice dei contratti pubblici e favorendo invece due cooperative sociali, la “Ecoriace” e L’Aquilone. […] Il GIP presso il Tribunale di Locri ha tuttavia affermato che “Ferme restando le valutazioni già espresse in ordine alla tutt’altro che trasparente gestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori, delle risorse erogate per l’esecuzione dei progetti S.P.R.A.R. e C.A.S., ed acclarato quindi che tutti i protagonisti dell’attività investigativa conformavano i propri comportamenti ad estrema superficialità, il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate».10

Illegalità per favorire la raccolta differenziata, illegalità per strappare ragazze dalla schiavitù, illegalità per ricreare tessuto sociale. CI vorrebbe un’educazione all’illegalità. Quello che ha fatto Riace si potrebbe tradurre, letterariamente, con una famosa frase di una canzone di Francesco De Gregori, Il bandito e il campione: «Cercavi giustizia, ma trovasti la legge».

Queste sono, al di là di tutto, le parole, l’accento calabrese, i sentimenti e i pensieri di Domenico Lucano. Mentre racconta del recupero di un immobile sequestrato alla Ndrangheta, che sta tentando di trasformare in ostello. In piena Locride. Non servono altre parole.

Senza umanità. Non esiste politica”.

https://www.youtube.com/watch?v=GU3qyYg0ICo

Gianluca Ricciato, terrone zapatista

4- Non per sparare sulla croce rossa, ma basta inserire l’hastag #DiBattistaFueraYa su qualsiasi motore di ricerca per capire di cosa sto parlando, per chi non lo sapesse già

8Che tempo che fa, puntata del 3 giugno 2018 https://www.youtube.com/watch?v=HFf2NmMmZQ8

9https://www.ciavula.it/2018/10/carmagnola-vicina-lucano-riace-sindaco-esperienza/. “La cooperativa Sankara è nata nel gennaio del 2015, quando 4 professionisti della provincia reggina decisero di unire le rispettive professionalità e competenze per dare vita ad un progetto unitario capace di rispondere ai sogni e alle esigenze di ognuno. Unanimemente abbiamo scelto il nome Sankara. Sankara come quel Thomas ribelle e carismatico da molti meglio conosciuto come il Che Guevara africano. Il politico rivoluzionario che attuò riforme radicali in Burkina Faso per contrastare l’imperante povertà, per combattere il flagello dell’Aids, e che con una campagna per la riduzione della spesa pubblica e una drastica lotta alla corruzione, tolse numerosi privilegi ai politici e ai potenti militari. Decidere di creare e pubblicare questo nuovo giornale web di informazione localissima, che provocatoriamente abbiamo chiamato ciavula.it, è stata la prima cosa che ci è venuta in mente. Perché sentivamo la necessità di avere uno spazio nostro, libero e indipendente, gestito come pare e piace a noi. Ciavula non sarà un solo giornale, sarà due giornali. Abbiamo preso in parola l’espressione “informazione locale”. Vogliamo essere il giornale di Caulonia e il giornale di Gioiosa Ionica.” Notizia tratta da:https://www.ciavula.it/chi-siamo/

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