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di Stefania Melucci mercoledì 10 marzo 2010 - 0 commento oknotizie
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Reportage: Buongiorno Kosovo

Reportage: Buongiorno Kosovo

Una macchia marrone, costellata da rivoli d’acqua e intervallata da piccole vette. Il paesaggio, visto dall’alto prima di atterrare all’aeroporto militare di Dakovica, è così intenso da togliere il fiato: le creste bianche, con la loro imponenza, alternano i colori scuri del panorama, tra cielo e terra. Benvenuti in Kosovo, lo stato più recente del mondo, che ha festeggiato il secondo anno di indipendenza il 17 febbraio. Una natura da incorniciare, che mostra però le crepe nei particolari, quando lo sguardo mette a fuoco gli scorci devastati dall’inquinamento e dall’incuria. Nella splendida valle Rugova, zona occidentale del paese, lungo la strada dissestata che si arrampica sulle vette, sono i rifiuti i veri protagonisti. Abbandonati da tempo, sono massi incastonati sulle sponde dei fiumi, capaci di catturare anche lo sguardo dell’osservatore più distratto. La tutela ambientale non è la priorità di un paese che prova a risollevarsi dalla guerra lasciata alle spalle. Il 1999 sembra lontano, ma i segni sono ancora visibili sul territorio. Lungo le strade polverose e poco trafficate spuntano le tante case grezze, consegnate ai returnees. E poi cimiteri, serbi e albanesi, con file di tombe sparpagliate in maniera confusa, dove non mancano avanzi di cibo, probabilmente utilizzati per condividere la quotidianità con chi non c’è più. “New Born” è la scritta a caratteri cubitali di colore giallo posizionata nella piazza centrale di Pristina, un’opera imponente, simbolo dell’indipendenza. Ovunque spiccano le bandiere del nuovo stato, che ricordano i colori dell’Europa, accompagnate dal vessillo albanese con l’aquila bicefala.

Se i kosovari si sentono giovani europei, gli indicatori di ricchezza fanno di questo paese uno dei più poveri del vecchio continente: secondo le stime della Banca Mondiale il 45% della popolazione vive con meno di 1,43 euro al giorno, e di questi il 15% ha a disposizione solo novantatre centesimi per soddisfare le necessità quotidiane, inoltre il 42% della popolazione non ha un lavoro e la fascia più colpita è quella degli under24. In sintesi: la povertà coinvolge maggiormente le zone rurali. Uno stato appena nato, costretto a fronteggiare la mancanza di infrastrutture, l’emergenza occupazionale e la presenza costante di traffici illeciti e corruzione. Il quadro è complesso dal punto di vista economico, ma il dialogo interetnico tra maggioranza albanese e minoranza serba, almeno nella parte occidentale del paese, funziona senza troppe frizioni. Una situazione stabile ma fragile, come sottolineato dai report internazionali. Il quadro kosovaro però si complica a nord, a Mitrovica, dove i rapporti tra i due gruppi etnici sono più tesi. È compito delle forze internazionali della Kfor, la missione Nato, vigilare sul territorio e garantire la libertà di spostamento di tutti gli abitanti del Kosovo. «In questi ultimi dieci anni - ha spiegato il colonnello Vincenzo Grasso, comandante del Multinational Battle Group, operante nella zona occidentale del paese - la comunità internazionale ha assistito a un cambiamento evidente, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza. La polizia locale ha fatto passi da gigante. Adesso bisogna far ripartire l’economia, solo così il Paese può guardare al futuro».

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