
Se i kosovari si sentono giovani europei, gli indicatori di ricchezza fanno di questo paese uno dei più poveri del vecchio continente: secondo le stime della Banca Mondiale il 45% della popolazione vive con meno di 1,43 euro al giorno, e di questi il 15% ha a disposizione solo novantatre centesimi per soddisfare le necessità quotidiane, inoltre il 42% della popolazione non ha un lavoro e la fascia più colpita è quella degli under24. In sintesi: la povertà coinvolge maggiormente le zone rurali. Uno stato appena nato, costretto a fronteggiare la mancanza di infrastrutture, l’emergenza occupazionale e la presenza costante di traffici illeciti e corruzione. Il quadro è complesso dal punto di vista economico, ma il dialogo interetnico tra maggioranza albanese e minoranza serba, almeno nella parte occidentale del paese, funziona senza troppe frizioni. Una situazione stabile ma fragile, come sottolineato dai report internazionali. Il quadro kosovaro però si complica a nord, a Mitrovica, dove i rapporti tra i due gruppi etnici sono più tesi. È compito delle forze internazionali della Kfor, la missione Nato, vigilare sul territorio e garantire la libertà di spostamento di tutti gli abitanti del Kosovo. «In questi ultimi dieci anni - ha spiegato il colonnello Vincenzo Grasso, comandante del Multinational Battle Group, operante nella zona occidentale del paese - la comunità internazionale ha assistito a un cambiamento evidente, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza. La polizia locale ha fatto passi da gigante. Adesso bisogna far ripartire l’economia, solo così il Paese può guardare al futuro».Taxes driver [parte seconda] - 4 Feb.
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