• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Tempo Libero > Recensioni > Quarry - Pagato per uccidere

Quarry - Pagato per uccidere

Ispirata ai romanzi dello scrittore statunitense Max Allan Collins (ennesimo connubio ben riuscito tra cinema e letteratura), è una serie tv, suddivisa in 8 puntate, che narra la storia di un giovane reduce della guerra in Vietnam. 
Ci troviamo a Memphis nel 1972, tra le paludi del Mississippi, dove il personaggio principale, un tale Mac Conway, interpretato da un sorprendente Logan Marshall Green, come molti suoi compagni dell'epoca, non riesce a trovare uno straccio di lavoro (incredibile, succedeva anche negli Stati Uniti!). 

Inoltre è rimasto coinvolto in un drammatico episodio di guerra (una strage compiuta ai danni di civili innocenti, compreso donne e bambini, in uno sperduto villaggio vietnamita) che l'hanno inevitabilmente proiettato nel mirino dell'opinione pubblica.
Accusato di essere un pericoloso criminale, snobbato dal padre, in difficoltà nei rapporti con la moglie, scartato persino a un colloquio per diventare istruttore di piscina, non gli resta che una sola alternativa, fare quello in cui è davvero bravo: uccidere. 
Dopo l'incontro con un personaggio misterioso, non privo di un certo fascino ambiguo, che si fa chiamare "Il Broker", il nostro Mac Conway viene assoldato come killer di professione. 
Il nuovo "capo" gli attribuisce il soprannome di "Quarry", cava di roccia, per le sue particolari qualità di assassino duro e resiliente.
Il nostro Quarry in realtà è un "buono", amante dei dischi di Otis Redding, desideroso in fondo di uscire dal tunnel di perdizione in cui si è cacciato e di ricostruirsi una vita normale con la sua compagna. 
Nonostante le azioni sanguinarie e le psicosi da trauma post-bellico, sarà molto difficile non schierarsi "dalla sua parte".
La storia non incarna il classico conflitto tra Bene e Male, identificati in ruoli definiti e riconoscibili, piuttosto una "lotta interiore dell'eroe cattivo"con la propria coscienza.
La polizia è presente ma in modo quasi defilato, ai margini della scena. 
Il detective, o il poliziotto principale, appaiono di gran lunga meno interessanti ed empatici del nostro spietato protagonista. 
Lo stile narrativo ricalca il thriller "hard boiled" di matrice americana, dove non mancano le tinte noir e naturalmente un'impeccabile colpo di scena nel finale.
Apprezzabile infine la colonna sonora, con una godibile ripassata di qualche hit dell'epoca, tra cui "Bird on the wire" del compianto Leonard Cohen.
Questo articolo è stato pubblicato qui

loading...

Lasciare un commento




    Sostieni AgoraVox

    (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

    Attenzione: questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell'articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista... Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

    Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

    I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l'articolo nello spazio I commenti migliori

    Un codice colorato permette di riconoscere:

    • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
    • L'autore dell'aritcolo

    Se notate un bug non esitate a contattarci.



    Pubblicità




    Pubblicità



    Palmares

    Pubblicità