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  Home page > Attualità > Politica > Quando Pertini salvò le tv di Berlusconi
di Elia Banelli (sito) sabato 13 marzo 2010 - 31 commenti oknotizie
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Quando Pertini salvò le tv di Berlusconi

Scende in campo il popolo viola, il nuovo fenomeno di marketing mediatico erede dei disciolti girotondi e dei Meetup di Grillo, un movimento che si dichiara estraneo ai partiti ma si fa pagare piazze e trasferte dall’Italia dei Valori. Quella di San Giovanni sarà l’ennesima grande ammucchiata di massa, con un’amalgama di sigle e simboli politici che spaziano dai Socialisti ai semi-estinti Verdi e Comunisti (Rifondazione + Diliberto) fino alla liberista Bonino (senza Pannella e i radicali) e con Di Pietro ovviamente al centro della scena e il Pd di Bersani a rimorchio.

Una manifestazione "democratica" di coloro che alle elezioni nel Lazio non vogliono competere con gli avversari ma vincere da soli, che non ha però ben chiari gli obiettivi di fondo: oltre ovviamente alla cacciata, sempre democratica, di Berlusconi c’è poco o nulla più, se non la protesta contro il decreto salva-liste (inutile di fronte alle decisioni del Tar) e il vituperato legittimo impedimento, che però da solo non può giustificare una così corposa adunata di piazza.

Di che cosa si parlerà dunque?

Sulle magliette stampate dal popolo viola ci sono almeno due considerazioni importanti da fare.

La prima è di natura ortografica: Stato si scrive con la S maiuscola.

La seconda è più sostanziale e riguarda il ruolo di Sandro Pertini a confronto con il peggior presidente dei 150 dell’Unità d’Italia, Giorgio Napolitano, colpevole di firmare i decreti del governo, anche se questo atto legittimo è previsto dalla Costituzione (ma i difensori strenui della Carta evidentemente lo ignorano).

Ebbene Pertini, messo sull’altare come simbolo di legalità e (evidentemente) di anti-berlusconismo, è lo stesso Presidente della Repubblica che nel 1984, quando i giudici di Roma, Torino e Pescara spensero i ripetitori di Canale 5, Italia 1 e Rete 4, controfirmò il decreto di Bettino Craxi che ordinava la ripresa dei programmi. Il particolare aggiuntivo è che quel decreto venne affossato in Parlamento e riproposto per la seconda volta ed il Quirinale senza batter ciglio lo sottoscrisse nuovamente. Sappiamo che è un atto dovuto anche se il Presidente ha la facoltà di rinviarlo alle Camere con un provvedimento motivato, ma allora Pertini non lo ritenne necessario.

Se la stessa operazione l’avesse compiuta Napolitano, o per fantasia, Pertini ai giorni nostri, cosa direbbe il tanto fomentato popolo viola?

Queste incongruenze accadono purtroppo quando un certo populismo e dilettantismo politico ruba lo spazio ai tecnici ed a coloro che di politica dovrebbe masticarne molto di più (e soprattutto di economia).

I così detti "riformisti", mai così tanto fuori moda negli ultimi anni.

Eppure è da loro che dovrebbe arrivare la spinta per migliorare questo paese e sottrarlo alla logica auto-lesionista che divide come acerrimi nemici i berlusconiani e gli anti-berlusconiani.

Mentre il resto del mondo va avanti e ci supera noi siamo ancora qui a dibattere per 16 anni sulle stesse tematiche, gli stessi slogan, le stesse provocazioni, a volte inutili ed inesatte.

Speriamo che nella grande adunata di sabato si troverà spazio per qualche proposta seria in campo economico, di progetti concreti per la regione Lazio e per il futuro dell’Italia o se dovremmo assistere alle stesse pantomime che ormai conosciamo a memoria.

I commenti più votati

  • 11 votes
    di Resist Enza (xxx.xxx.xxx.82) 13 marzo 03:06
    Resist Enza

    Mi permetta quest’unica precisazione

    Fino a prova contraria il Popolo Viola [che io scrivo con due maiuscole, al contrario di lei], non è al governo di questo paese [’g’ e ’p’ minuscole]. Chi intorbidisce le acque da due decenni e passa, ha un come e cognome. Iniziali S e B.

    Se lei vuole fare le pulci, incominci a grattarsi!

    "Stato si scrive con la S maiuscola": senz’altro non sarà sfuggito alla sua sagacità che la parola ’stato’ è una parola polisemantica.

    Manifestamente lei non è aggiornato. La prima manifestazione fu, come lei dice, finanziata dall’Idv è fu l’unica. La seconda fu autofinanziata con doni di comuni cittadini. S’informi.

    "Queste incongruenze accadono purtroppo quando un certo populismo e dilettantismo politico ruba lo spazio ai tecnici ed a coloro che di politica dovrebbe masticarne molto di più (e soprattutto di economia)".

    Secondo lei noi abbiano dei "tecnici" e "masticatori di politica"? Se intende vacche che s’ingrassano alle spese dello Stato [’s’ maiuscola], cioè dei contribuenti, sono interamente d’accordo con lei.

    Le "incongruenze" accadono quando certa gente, non sanno vedere, udire e sentire aldilà di quel palmo di naso che hanno.

    Sono costernato di perdere tempo a scrivere per commentare un simile articolo che mette AgoraVox al livello di transizione intestinale.

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