La “Terapia centrata sul cliente” è un classico della psicologia che merita di essere riletto per poter comprendere meglio anche il sentimento di cittadinanza globale che sta crescendo grazie alle vicende legate a Wikileaks (www.lameridiana.it).
Lucia Lumbelli è la curatrice di questa edizione dell’opera di Carl Rogers, un rivoluzionario molto silenzioso che ha fondato la terapia non direttiva e che ha stabilito le basi delle future società dove il potere dei governanti verrà limitato dal sapere e dall’autocontrollo dei cittadini.
Infatti Rogers scoprì che le persone sono in grado di autocurarsi e autoregolarsi se vengono messe in grado di “dialogare” liberamente con se stesse. Il cambiamento avviene in modo naturale e spontaneo se la libera circolazione delle informazioni e l’interazione stimola la libertà decisionale delle persone. Il ruolo dello psicologo dovrebbe essere quello di gestire la relazione, mentre ogni cliente dovrebbe mantenere la responsabilità relativa alle strade da seguire per risolvere i problemi.
Quasi sempre si tratta di affrontare un problema psicologico molto comune: trovare il modo di “assimilare un’esperienza rifiutata in un sé ristrutturato” (p. 130). Alcune rivelazioni possono però originare delle complicazioni molto impegnative come la depressione più o meno profonda. Prima di guarire bisogna soffrire e ogni terapia è anche un impegnativo processo di apprendimento e di crescita personale. In ogni caso “apprendere fatti oggettivi dimostrati dalle ricerche sul pregiudizio può minacciare pregiudizi che la persona apprezza” (p. 255). In effetti l’infinito scambio di informazioni avviato dal Web e da siti come Wikileaks rappresenta una specie di terapia multipla reciproca senza confine e fine, che aiuta la crescita psicologica e sociale delle popolazioni umane.
Comunque, fare la recensione dell’opera di uno dei più grandi psicologi di tutti i tempi è un’operazione molto riduttiva. Soprattutto se si pensa a quello che scrisse lo stesso Carl Rogers: “Butterei volentieri via tutte le parole di questo manoscritto se potessi in qualche modo indicare efficacemente l’esperienza vissuta di cui è fatta la terapia. È un processo, una cosa in sé, un’esperienza, una relazione, una realtà dinamica”. Provo quindi ad esemplificare il suo metodo limitandomi a riportare i punti di vista di un “cliente” e di un “operatore”, in modo da facilitare le famose rivelazioni spontanee.
Testimonianza di un operatore: “Finora il processo di civilizzazione ha cercato di orientare la società mediante l’imposizione di “sistemi”, derivati da un’autorità estrinseca, come la religione, l’educazione “culturale” o la persuasione politica. Il biologo ha l’idea di un ordine che emana dall’organismo che vive in armonia col suo ambiente. Perciò noi abbiamo la necessità di assicurare la libera circolazione delle forze nell’ambiente in modo che possa emergere l’ordine intrinseco alla realtà che stiamo studiando. Il nostro interesse è rivolto a quell’equilibrio di forze che sorregge naturalmente e spontaneamente le forme di vita che stiamo studiando” nel nostro centro sperimentale di biologia umana (Pearse, Crocker; Centro Peckham, Londra, 1938).