Il Presidente della Commissione Energia del movimento FareAmbiente, Orazio Mainieri, ha scritto di recente sul quotidiano «Buongiorno Campania» (edizione di Caserta, 9 giugno 2010, p. 5) che «la nostra fonte energetica di riferimento deve essere: sicura, pulita, economica, massiva e poco invasiva [...] principi che si adattano perfettamente all’energia nucleare» e che «questo è il nostro scopo: tutelare l’ambiente anche attraverso una corretta informazione. [...] La verità è che, in quasi 60 anni di funzionamento, i nostri reattori commerciali moderati ad acqua di seconda generazione non hanno mai provocato incidenti con vittime». Al riguardo, abbiamo intervistato il Presidente del movimento FareAmbiente, prof. Vincenzo Pepe, che si avvale della consulenza scientifica della C.E.

Si parla sui giornali, a sproposito, di incidenti nucleari. Ora allo scopo di misurare la gravità di un incidente nucleare è stata stabilita una scala internazionale, la scala INES (International Nuclear Event Scale) che classifica tutti gli eventi nucleari. Gli incidenti nucleari corrispondono ai livelli più alti della scala INES, dal 4 al 7. I livelli più bassi, da 0 a 3, sono riservati ai guasti che presentano un impatto lieve all’esterno dell’impianto e con esposizione radiologica della popolazione circostante entro i limiti prescritti. Per questo motivo spesso i giornali amano “far notizia” con titoli roboanti anche per semplici guasti: livello 0 e 1 della scala Ines, come quelli francesi del 2008. È come se si parlasse di grave terremoto anche quando siamo al 1 e 2 grado della scala Mercalli: scossa lieve e leggera. Inoltre i media spaventano la gente con notizie generiche, ad effetto, su fughe radioattive e possibili contaminazioni che non hanno nessun significato sanitario. Infatti la radioattività è sulla terra da miliardi di anni e sta anche nel nostro corpo perciò un ambiente radioattivo è la normalità. I rischi sanitari sono collegati alla dose e di questa i giornali non parlano mai perché le dosi derivanti dai guasti di solito sono bassissime. Parlarne è ridicolo. Chiariamo questo aspetto: per la misura delle dosi di radiazioni assorbite dall’uomo, o più precisamente per una misura degli effetti biologici dovuti alla dose di radiazioni assorbita, è stato introdotto il concetto di equivalente di dose, che tiene conto della dannosità, più o meno grande, a parità di dose, dei vari tipi di radiazioni ionizzanti. In questo caso, l’unità di misura é il sievert (simbolo: Sv). Il limite massimo di dose stabilito dalla legge italiana per le persone del pubblico è 1 millisievert (1mSv)/anno al di sopra della dose naturale di radiazioni. La dose annualmente assorbita da ogni individuo della popolazione per effetto della radioattività naturale è mediamente di 2,4 mSv/anno. Alla radioattività naturale contribuiscono una componente terrestre e una componente extraterrestre. Per avere qualche idea in proposito diciamo che per una radiografia al torace si assorbono 0,14 mSv, mentre per una mammografia si arriva ad 1 mSv. Perciò in caso di “fughe radioattive” da qualche sito, per inquadrare il problema nei suoi giusti termini conviene che l’informatore (cioè il giornalista) comunichi subito, se lo sa, qual è la dose assorbita dal “gruppo critico” (che è il gruppo più sensibile) che sta nella zona. Questo sarebbe un modo di fare corretta informazione verso un pubblico che va rispettato fornendo notizie corrette. La fiducia della gente si conquista anche in questo modo. Altrimenti c’è solo confusione come si evince da questa domanda.