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Presa diretta, puntata sulla lotta alla corruzione | 15 gennaio 2018

Anteprima della puntata | La seconda inchiesta di Presa diretta riguarda ancora una volta un tema importante per il nostro paese: la lotta alla corruzione.

Come già detto per la passata inchiesta, siamo entrati in campagna elettorale e a marzo sceglieremo (indirettamente) i politici da mandare in Parlamento e che dovranno occuparsi di questi temi (la mobilità, la lotta alla corruzione e agli sprechi): importante allora capire di cosa si parla quando si dice corruzione, quale l'impatto nella spesa pubblica, quali sono le cause e quali i rimedi, magari andandoli a prendere da altri paesi.
 
La corruzione è spesa pubblica inefficiente, che non viene destinata per il bene comune, per tutti, ma che finisce nelle tasche di pochi (e che poi magari nascondono i soldi in paradisi fiscali).
La corruzione è l'appalto pubblico cucito su misura per quel concorrente che deve vincere la gara d'appalto.
La corruzione è il concorrente della gara che avvicina il funzionario pubblico per avere informazioni sui concorrenti e partire da una posizione di vantaggio.
La corruzione è quella sentenza aggiustata, per favorire Tizio a discapito di Caio, nei Tribunali penali o nel Tribunali Amministrativi fino al Consiglio di Stato.
La corruzione è il tumore che si mangia le risorse pubbliche, che uccide il libero mercato perché favorisce i furbi a discapito dei meritevoli e degli onesti. La corruzione è la causa delle opere pubbliche inutili, messe a piano perché ci si deve mangiare sopra e che non finiscono mai.
La corruzione è il debito pubblico che cresce, in termini assoluti, costringendo i governi a fare tagli di spesa (altri) che poi si ripercuotono sui servizi pubblici (ospedali, trasporti).
 
Sono concetti che si sentono ripetere da anni, fino allo sfinimento. Eppure corrotti e corruttori (in tutte le formule giuridiche che il legislatore ha trovato per rendere più complicato l'individuazione dei reati) ancora prosperano in mezzo a noi: come ha raccontato Davigo, commentando l'inchiesta di Mani Pulite, si è solo fatta selezione della specie.
Ora non esistono più mazzette pagate in contanti come ai tempi di Mario Chiesa (la mela marcia..): la dazione si paga in tanti modi, dai beni in natura, all'assunzione di un parente, alla consulenza in cambio dell'appalto.
Non esistono più conti in Italia o in Svizzera: i soldi viaggiano all'estero nei paradisi e, se non ci fosse qualcuno che ruba i dati dagli studi privati a Panama, nemmeno conosceremmo i nomi di politici, vip e imprenditori coi soldi in paradiso.
Le intercettazioni, quando non penalmente rilevanti (e lo stabilità l'ufficiale di polizia giudiziaria, spesso) nemmeno finiranno sui giornali, per cui nemmeno riusciremo a capire quali interessi si nascondono dietro una certa opera strategica: penso ad esempio a Tempa rossa e a quell'emendamento che tanto stava a cuore al fidanzato dell'ex ministro Guidi.
Certo, c'è l'unità anticorruzione di Cantone che in questo momento sta vigilando su Spelacchio, ma purtroppo interviene dopo, non prima.
E poi ci sono le leggi.
Questo governo doveva mettere mano a quell'obbrobrio della Legge Obiettivo di Berlusconi e Lunardi, del 2001: una legge sulle grandi opere (incompiute) che affidava al controllato (il consorzio o impresa che deve fare i lavori) la scelta del controllore.
E così si sono creati i mostri come il Mose a Venezia, come la Salerno Reggio Calabria, come i lavori per l'alta velocità in Piemonte e in Lombardia...
Una parte del servizio sarà dedicata proprio alle inchieste, 14, sulla Salerno Reggio Calabria: inchieste che hanno riscontrato infiltrazioni della 'ndrangheta, corruzione di funzionari pubblici e truffe legate alla cattiva realizzazione dei lavori.
 
 
Gaetano Saffioti è uno dei (pochi) imprenditori che hanno denunciato questo sistema e che ora vive sotto scorta, h24: racconterà al giornalista di come la 'ndrangheta entrava nei cantieri, indicasse chi assumere, da quali cave prendere il materiale, da chi comprare il calcestruzzo.
Ogni giorno doveva pagare una nuova tassa, l'IVAM: l'iva per la mafia.
La denuncia contro gli ndranghetisti l'ha fatta anche per dare un esempio a suo figlio: se vuoi fare questo lavoro devi imparare che non ci si deve piegare a questi ricatti.
 
Ecco, Delrio ha riformato il codice appalti, ma si sono dimenticati di circa un centinaio di decreti attuativi, che rendono al momento vana la riforma.
In questa campagna elettorale sentiremo ripetere, da tanti, che questo paese ha bisogno di infrastrutture: il TAV in Val di Susa, il ponte sullo Stretto, per citare alcuni esempi.
Dovremmo chiedere ai candidati in che modo intendono garantire che questa spesa (che assorbe una quota del PIL superiore a quella destinata all'istruzione) sia usata in modo corretto.
Perché questo è anche il paese dei viadotti che crollano, delle strade dissestate, delle autostrade che non finiscono mai.
 
Eppure ci sono altre vie per gestire gli appalti per i lavori pubblici: a Melzo è stata appena consgnata la nuova scuola, per costruirla è stato utilizzato un sistema di digitalizzazione edilizia.
È stato costruito u n modello virtuale dell'edificio, non più solo un modello cartaceo, che contiene tutte le informazioni per la sua realizzazione: la qualità e la quantità degli elementi, le loro geometrie, la manutenzione. Tutte le informazioni necessarie sia per la fase di realizzazione sia per la fase di gestione sono contenute in questo modello virtuale, cui tutti possono accedere eventualmente.
In un unico strumento si vede l'opera, nelle sue parti nascoste, la documentazione di queste parti, l'offerta fatte dall'azienda, i contratti sottoscritti, le caratteristiche dei materiali impiegati.
Chi, per esempio, ha realizzato una parte di calcestruzzo, con quali quantità e qualità di cemento, chi ha fatto i controlli e con quali esiti.
E' un modello che garantisce la massima trasparenza, con l'obiettivo di consegnare lavori che rispettino gli obiettivi iniziali.
Non dovrebbe più essere possibile nascondere o modificare le informazioni, nelle variazioni di appalto che poi si celano nella montagna di carta di un progetto.
Facendo le cose per bene – commenta il giornalista che stasera racconterà questa storia – ci hanno guadagnato tutti: l'amministrazione e anche l'azienda.
 
La scheda della puntata: Appalti fuori controllo (l'anticipazione su Raiplay)
Un'inchiesta sui soldi pubblici per capire se vengono spesi bene e se le “regole del gioco” sono le stesse per tutti.115 miliardi di euro sono i soldi spesi ogni anno in appalti nel nostro paese, quasi il 7% dell’intero Prodotto Interno Lordo. Tanti, tantissimi soldi utilizzati dallo Stato per la costruzione e la manutenzione di strade e di infrastrutture. E con tutto questo denaro pubblico riusciamo ad avere strade, ponti e viadotti sicuri? In Italia solo negli ultimi 4 anni ci sono stati 7 morti e altrettanti feriti a causa di ponti e viadotti crollati. Cosa non ha funzionato nella filiera delle responsabilità tra enti gestori, aziende costruttrici e stazioni appaltanti?
PresaDiretta ha fatto un viaggio in giro per l’Italia delle opere pubbliche e delle infrastrutture, dalla Calabria alla Liguria. Quanti soldi si sprecano a causa della poca efficienza o della scarsa preparazione dei tecnici e dei funzionari pubblici? Una ricerca internazionale pubblicata dall'American Economic Review, ha calcolato che la nostra pubblica amministrazione spreca nella gestione degli appalti 30 miliardi di euro ogni anno.
Le telecamere di PresaDiretta sono state in Germania dove ci sono scuole di alta specializzazione per i funzionari che dovranno maneggiare il denaro pubblico, dove chi sbaglia paga, dove c’è una normativa chiara e le gare sono trasparenti. E i ponti non crollano.
Sono sempre più urgenti gli investimenti necessari per formare funzionari pubblici davvero competenti, capaci di gestire una materia complessa e delicata come quella degli appalti.
A un anno e mezzo dall’approvazione del Nuovo Codice degli Appalti, mancano ancora i decreti attuativi. Il numero delle “stazioni appaltanti” e cioè dei soggetti che possono gestire l’appalto per un’opera pubblica, è ancora troppo alto e mancano gli strumenti per la formazione dei funzionari e del personale tecnico.
E intanto con questi ritardi il settore appalti invece di essere un volano per tutta l’economia del paese, arranca.
APPALTI FUORI CONTROLLO”, è un racconto di Riccardo Iacona con Giuseppe Laganà, Luigi Mastropaolo, Massimiliano Torchia.
 
Questo articolo è stato pubblicato qui

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