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di Damiano Mazzotti (sito) mercoledì 1 settembre 2010 - 4 commenti oknotizie
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Pornosofia. I vecchi tabù della società e la rivincita del sesso

“Pornosofia” è un brillante saggio filosofico sull’universo del porno, uno dei fenomeni popolari più dirompenti e creativi degli ultimi quarant’anni (Simone Regazzoni, Ponte Alle Grazie, 2010).

“Il sesso è sporco solo quando è fatto bene” (Woody Allen).

“Abbiamo davanti agli occhi i vizi altrui, mentre i nostri ci stanno dietro” (Seneca).

Il pop porno è nato nel 1972 e io nel 1970, per cui mi posso considerare un nativo pornografico e il primo regista porno si chiamava Damiano come me (nel suo caso si trattava del cognome). Gerard Rocco Damiano faceva il parrucchiere e dopo aver ascoltato le confessioni delle insoddisfazioni sessuali delle proprie clienti, decise di raccontare una storia con particolari surreali.

Devo quindi ammettere che il mondo del porno mi ha sempre incuriosito molto, ma solo ultimamente il porno è diventato così onnipresente da meritare un’attenzione più scientifica. Infatti sono in pochi a sapere che l’aumento dei tatuaggi e dei piercing tra i giovani ed i meno giovani è dovuto all’influenza degli attori e delle attrici dei film porno. Anche l’immaginario della musica pop è sempre più intimamente collegato all’erotismo e all’industria pornografica. E in molti casi la tv e la cinematografia classica vengono sedotte dalla cultura della “donna-oggetto”. Però il dominio maschile che opera nel pop porno è quasi sempre lo stesso che opera in molte istituzioni.

Regazzoni ha dunque il merito di “legittimare filosoficamente il pop porno rompendo, fin da subito, con la regola non scritta che, in democrazia, vorrebbe relegare il pop porno a “osceno segreto privato” di cui non si può parlare pubblicamente” (p. 13). Per il filosofo “il pop porno non è la degradazione dell’erotismo, bensì la sola forma di “fiction” che ci mette in contatto con il reale dell’atto sessuale” (p. 116). Quindi il porno non è volgare, anche se alcuni registi e attori possono essere molto volgari. Così il neologismo pornosofia “indica che non c’è possibilità di osservazione neutra e distaccata, da parte della filosofia, del pop porno, bensì necessità di partecipazione e contagio” (p . 22), per conoscere più da vicino e al meglio l’oggetto considerato.

Ognuno di noi possiede una filosofia di vita conscia e inconscia che predispone all’azione e Regazzoni ha affermato che “guardare film hard può essere un ottimo pretesto per fare cose perverse come scrivere un libro di filosofia”. E l’oggettivazione del corpo della donna tanto contestato dalla cultura cattolica e femminista può essere di molti tipi e può essere più o meno positiva a seconda di chi guarda. Dopotutto in molti casi viene rappresentata “un’oggettivazione dell’altro come soggetto… un’oggettivazione, vale a dire, che non riduce l’altro a oggetto ma lo usa come soggetto” (p. 43).


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