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Pontifex. Roma, libero e cattolico: e l’informazione?

Del sito Pontifex.Roma, “blog di libera informazione cattolica” diretto da Bruno Volpe avevamo già parlato, in maniera non proprio lusinghiera. Torniamo oggi a parlarne per lo stesso motivo della volta scorsa: molti dei contenuti degli articoli non sono altro che allusioni, strali lanciati in maniera non di rado facinorosa contro persone, istituzioni, idee, nell’intento di influenzare l’opinione pubblica (con un certo successo: il sito dice di sé di ricevere dalle 5.000 alle 30.000 visite al giorno).

Molta invettiva, dunque, e poca (o nulla) informazione, il che stride non poco con l’autodefinizione citata in apertura. Prendiamo ad esempio l’articolo “La paralisi politica e il signor no” scritto proprio dal direttore. Volpe, che vorrebbe liberarsi di Gianfranco Fini e tributa solidarietà all’ex sottosegretario all’economia Nicola Cosentino (indagato tra l’altro per camorra), scrive: “Ormai da tempo, in Italia vige un sistema oppressivo, vessatorio, basato sull’arrogante potere di alcuni giornali, foglio delle Procure, e di qualche Magistrato zelante. Si rischia di neutralizzare e perché no, di ribaltare con metodi poco democratici, quello che a larga maggioranza hanno detto gli italiani alle urne. Un Paese civile lascia la maggioranza eletta libera di governare e tira le somme a fine corsa. In Italia, invece, no”.

In altri termini: in Italia ai criminali converrebbe candidarsi in massa, così da poter essere lasciati “liberi di governare” al riparo dalle indagini di qualche “magistrato zelante”. Così dovrebbe accadere, secondo Volpe, in un “Paese civile”.

Volpe, di siffatte cose ne aveva già scritte. A proposito di Roberto Saviano, ad esempio, in “Vaticano II e Costituzione”: “non sappiamo che cosa lo abbia reso celebre, la sua prosa è sciatta e ovviamente vende solo perché parla male di Berlusconi. A ruoli invertiti sarebbe stato un anonimo fornaio di paese. E per i suoi capricci lo Stato gli paga la scorta e mette a rischio la incolumità di servitori dello Stato che vedono le briciole dei guadagni di Saviano che di fatto spubblica l’Italia”.

Al cui riguardo osserviamo che: i “capricci” di Saviano sono le minacce di morte ricevute dalla camorra; Saviano non parla affatto male di Berlusconi nei suoi libri; ci sfugge il significato del neologismo “spubblicare”. Conclusioni: molto livore, grossolane distorsioni dei fatti, nessuna informazione (di passaggio si osservi che, nello stesso articolo, si stigmatizzano senza alcuna giustificazione anche il priore di Bose, Enzo Bianchi, come “maestro del trasformismo” ed il teologo Vito Mancuso come “scismatico”).

Tuttavia, il capolavoro non è di Bruno Volpe bensì di Paolo Togni, che firma l’articolo “Stiamo meglio dei nostri nonni”, nel quale leggiamo che: “non è vero che i prodotti biologici siano più sani di quelli trattati con prodotti chimici; non è vero che gli impianti nucleari mettano a rischio chi abita nelle loro vicinanze; non è vero che dalla conversione "in verde" dell’economia nascano grandi risparmi o grandi guadagni. Insomma: la propaganda dei cosiddetti ambientalisti è basata su affermazioni false”.

Tutto ciò senza neppure una sola argomentazione. A seguire: “E’ vero che [...] conseguenze gravi o mortali sono state determinate da impianti nucleari in numero limitatissimo e certo molto inferiore a quelli determinati da qualunque altro modo di produrre energia; che l’economia verde rappresenta un grande costo dai risultati molto dubbi”.

Anche qui, senza nessuna prova a sostegno. Non di meno Togni ne deduce che non bisognerebbe lasciarsi “abbindolare dalle minchionerie iettatorie dei menagrami” e che si dovrebbe “informare correttamente ed imparzialmente”.
Alla fine, pur senza aver comunicato neppure una sola notizia, conclude: “La verità ha una sua forza, e alla lunga è quasi sicuro che prevarrà: ma, credetelo, lavorare al suo servizio è una gran fatica”.

Tralasciamo ogni commento circa una simile chiusa (probabilmente più adatta a una striscia dell’Uomo-Ragno che a un editoriale). Il punto è che noi, da un siffatto servitore della verità (ed anche e soprattutto dal giornale che lo ospita) ci aspetteremmo qualcosa in più: un’informazione che fosse più del semplice sfogo più o meno personale e acritico di un redattore. Non si possono esporre le proprie convinzioni come se fossero dogmi. Né si può pontificare dalle colonne di un quotidiano come se si trattasse di un pulpito. Perciò concludiamo riprendendo l’intuizione del titolo: più che un “blog di libera informazione cattolica”, “Pontifex.Roma” si presenta come un sito di cattolici che parlano in libertà. Di informazione, purtroppo, ce n’è ben poca.

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