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Poesia civile vs. poesia espandida: diverse forme per innescare la memoria e la resistenza

Conversazione letteraria tra Rocio Céron, Patrizia Gredito e Nicola Viceconti

“Non so quando hai avuto il tempo di visitare tutti i paesi che mi descrivi. Me sembra che tu non ti sia mai mosso da questo giardino” (…) “Forse questo giardino esiste solo all’ombra delle nostre palpebre abbassate”. (Le Città invisibili - Italo Calvino)

Presso l'Ambasciata del Messico in Italia a Roma, a cura della Responsabile culturale Maria Teresa Cerón, si è svolto, lo scorso 18 giugno, un incontro letterario tra la poetessa messicana Rocío Cerón - in visita in Italia per la partecipazione al 25° Festival Internazionale di poesia “Parole spalancate” di Genova - e gli autori italiani Patrizia Gradito e Nicola Viceconti. Il parallelismo tra le due diverse poetiche ha offerto un interessante spunto di riflessione sulla funzione dell’arte al giorno d’oggi. Se da una parte le tematiche trattate da Nicola Viceconti nei suoi componimenti rompono il sistema della vita quotidiana, mettendo in evidenza le dinamiche sociali, sovvertendo la prospettiva dominante (per es. in “Labirinti”, “Trasformazioni”, “Silenzio”) e stimolando la costruzione di un pensiero di resistenza, con i suoi paesaggi sensoriali, le suggestioni oniriche, la destrutturazione degli schemi percettivi, e la rivoluzione della sintassi, Rocio Céron propone al suo pubblico una rebelión orgánica. La poetessa sostiene, infatti, che l’artista sia dotato di una capacità critica e di una libertà tale da poter leggere autenticamente la realtà permettendo di custodisce e di recuperare il sentire umano.

Nonostante una evidente distanza a livello formale, i due autori convergono sulla funzione dell’arte sulla stessa visione della realtà. Entrambi si fanno portavoce di resistenza al pensiero dominate e alla sclerotizzazione del pensiero. Nicola Viceconti con la sua scrittura interseca la verità documentale e la storia con la fiction - che puntualmente si colloca sullo sfondo per poi affiorare e intrecciarsi con la trama e con il vissuto dei personaggi - dando spazio alla dialettica tra storia e memoria. Le sue “storie dal basso” come la definivano i teorici de Les Annales (Duby, Le Gotff, Ariès) danno voce a narrazioni intime di persone in carne e ossa, in cui gli eventi, le date, i personaggi, le battaglie lasciano il posto agli oggetti, alle abitudini, alle mentalità, alla geometria delle passioni.

Rocío Cerón, dal canto suo, con la poesia extratestuale, interdisciplinare e multimediale che lei stessa definisce poesie espandida, porta avanti il concetto dell’anomalia della poesia. Anomalia perché è sovversiva, è tutto ciò che non è normale, consueto, la poesia è pervasiva, è in ogni cosa, è negli interstizi del visibile, è oltre il visibile. La poesia rintraccia l’essenza dell’esistenza, inducendo all’ascolto. L’ascolto per Rocio Céron è osservazione, concentrazione, elaborazione, custodia nel ricordo, è catalogare e memorizzare. “Escuchar es también recolectar, catalogar, escuchar de nuevo el significado primordial, y finito, de ruidos, texturas, voces y anclajes sonoros que se dan en espacios determinados. Escuchar, decodificar y dejar que el sonido se evapore, escurra o desaparezca para convertirse en un recuerdo.”

Oltre la pagina scritta, la poesia penetra dentro la parola, si insinua nel cono d’ombra di ogni alfabeto, nell’intermittenza della sintassi, per far cogliere sottotraccia la quidditas, per attivare un processo sensoriale e gnoseologico intimo, unico. Il poeta attiva un processo ermeneutico e identitario e per Rocio Céron è il linguaggio il focus e il mezzo: “Arde, todo arde en el lenguaje”, annuncia in “Materia oscura”, spiegando che la poesia è tutto e possiede tutti gli strumenti in potenza.

Tra i due autori, in una visione intermedia, si colloca la concezione dell’arte per Patrizia Gradito, la cui funzione è quella di rinnovare costantemente la curiosità, lo stupore nei confronti dell’esistenza, l’antico thauma sein, e non può non celebrare la vita, fonte di inesauribile ispirazione. In “L’altra forma dell’assenza” (Rapsodia Edizioni), scritto a quattro mani con Nicola Viceconti, Patrizia Gradito si sperimenta in una scrittura a tratti impregnata di Real Maravilloso, quale metodo di penetrazione nell’essenza della realtà in questo caso messicana (la novella è ambientata a Misantla nello stato di Veracruz) frutto dell’incontro di due culture.

Altro grande tema comune ai tre autori è quello della memoria. Rocío Cerón afferma che “La poesía se encuentra entre la circularidad del lenguaje y la linealidad de la escritura, entre el espacio ondulado de lo mítico y la línea de lo histórico". I due scrittori italiani condividono tale fusione nel loro progetto letterario “Novelas por la identidad”, che pone al centro della scrittura il tema dell’identità e della memoria nelle diverse declinazioni. Rifacendosi a Joel Candau, antropologo francese il quale considera la memoria come una grande cornice messa a disposizione della collettività che “non vale tanto per quello che è, ma per l’uso che se ne fa”, Nicola Viceconti e Patrizia Gradito ritengono che la memoria presenti una qualità dinamica tale da esprimersi in azione, per dare un corso diverso ed etico agli eventi.

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Articolo di Patrizia Gradito e Nicola Viceconti nell’ambito del progetto letterario Novelas por la identidad centrato sui temi della memoria e dell’identità individuale e collettiva nelle sue diverse forme.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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