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Pericolo comunista: Bossi ruba il mestiere a Berlusconi

L'ultima dichiarazione di Bossi è stupefacente. Eccola come l'hanno riportata le agenzie. L'alleanza con il PdL non c'è più "anche perché Berlusconi sta con i comunisti".

Questa della collusione di Berlusconi con i comunisti è davvero una notizia. Ma come? Una delle poche certezze date per acquisite, punto di riferimento cardinale per il "fare politica", consolidata nell'ultimo ventennio, era che il monopolio del pericolo comunista fosse saldamente nelle mani del barzellettiere di Arcore. Tutti, da sinistra e da destra, lo davano per scontato.

E invece adesso Bossi che ti fa? Con un colpo di mano si impadronisce a sorpresa della formuletta vetero berlusconiana. E tutto questo senza che l'ex Premier denunci all'autorità giudiziaria lo scippo e l'uso illegale della sua principale reclame, brevettata e collaudata da tempo immemorabile. E il diritto d'autore? E la proprietà intellettuale? E il marchio?

Per sicurezza, siamo andati a vedere sulla Padania online e abbiamo avuto la conferma. Titolone in prima: "Con Berlusconi è finita, sta coi comunisti" e sotto: "E' un Umberto Bossi davvero vulcanico quello che affronta i giornalisti", "pronuncia un ruvido addio all'ex alleato che è andato coi comunisti, prefigura la nascita di una moneta della Padania sulle ceneri dell'euro, predice la rapida caduta del Governo Monti ed invita Giorgio Napolitano ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla storia".

Sarà. Ma a noi questo ruvido e vulcanico Bossi che come un indovino di paese legge il futuro della moneta padana interpretando le ceneri dell'euro, che prefigura, predice e invita di fronte alla Storia (si presume quella con la S maiuscola, quella che forgia il destino dei popoli) non convince. Chi sarebbero oggi i "comunisti"? Bersani? Monti? "Ma mi faccia il piacere!" avrebbe detto il principe De Curtis in arte Totò.

Sembra proprio che l'uomo di Gemonio non abbia più il cervello a posto, come molti commentatori hanno più volte segnalato. Quasi quasi verrebbe voglia di solidarizzare con la redazione del quotidiano leghista costretta a rincorrere giorno per giorno gli imprevedibili zig zag del ruvido e vulcanico.

Se i fedeli della Lega, dopo tutto quello che hanno dovuto ingoiare in questi anni e col pugno di mosche che si ritrovano in mano, daranno ancora una volta fiducia all'establishment bossiano, allora vuol dire che per loro non c'è più speranza di ritornare ad una normale attività cerebrale. Per lo meno in tempi brevi. Forse sarà per questo che Bobo Maroni non parla più e si è ributtato nel rock, sua vecchia passione, suonando il tamburello con il Distretto 51, la storica band soul varesina. Per dimenticare.

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