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  Home page > Tempo Libero > Recensioni > Paolo Crepet e la “Sacra Sfamiglia” italiana
di Damiano Mazzotti (sito) giovedì 4 febbraio 2010 - 0 commento oknotizie
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Paolo Crepet e la “Sacra Sfamiglia” italiana

"Sfamiglia" è l’ultimo libro "psicomoltologico" realizzato da Paolo Crepet (Einaudi, ottobre 2009).

Paolo Crepet e la “Sacra Sfamiglia” italiana

Lo psichiatra con forti tendenze sociologiche ribadisce ancora una volta che “Educare è libertà, il resto è addestrare, ammaestrare, indottrinare, inculcare, istruire” (p. 5). La trattazione prende quindi in esame gli ultimi fenomeni sociali più dilaganti, da Facebook alla chirurgia estetica, e racconta la lunga esperienza di incontri con ragazzi e genitori nella sua “Scuola per Genitori”. Ne emerge un quadro che esprime una preoccupante tendenza generale: si dialoga in famiglia per non più di 40 minuti al giorno e i genitori concedono “tutto ai figli per paura di sentirsi rifiutati o solo per senso di colpa”. E siamo tutti presi dai nostri divertimenti individuali: musica, tv, play station, palestra, ecc. Tutti cerchiamo di evitare i “faticosi e impegnativi” dialoghi che aiutano a costituire il pensiero critico.

L’emergenza educativa è strettamente correlata al disfacimento sociale: gli insegnanti sono quasi impotenti di fronte alle seduzioni della Tv e alla galassia dei piaceri che oggi sa offrire la vita consumista a chi ha i soldi per comprare i tanti divertimenti più o meno proibiti. Non parliamo poi dei continui e drammatici cattivi esempi che i nostri governanti offrono ai nostri giovani, che in tal modo sono stati progressivamente espropriati del loro futuro. Nessuno vuole rischiare di mettersi in gioco, anche se la vita è una continua sfida. Invece “dove c’è un ragazzo che lancia la sua sfida per crescere, là deve esserci un adulto pronto a raccoglierla” (Douglas Winnicott). Ogni educatore e ogni cittadino dovrebbe lottare per loro, con loro e contro di loro.

Dopotutto in Italia, oltre alla natura ebraica, romana, pagana, e medievale della cultura cattolica, “è il legame con la nostra ancestrale, terragna radice contadina, che vive il cambiamento come minaccia, a renderci apprensivi rispetto a qualsiasi novità… Ma radice della nostra identità è anche il mediterraneo nomadismo di marinai, migranti, esploratori”. È questa la radice nomade dell’instabilità emotiva e dell’identità episodica e frammentata dei giovani (Sebastiano Bagnara). Il motto dei ragazzi italiani è diventato questo: “Io esco senza speranza e senza uno scopo e torno a casa come ne sono uscito” (Goethe).

Inoltre tra i giovani si stanno diffondendo degli amori sempre più infantili da “Topino e Topina”: un sentimento privo di afflizione, come fosse una confezione di cioccolatini. Oppure può accadere che “una ragazza sceglierà il partner secondo la lunghezza del sua vettura (o del suo sesso: il passaparola è l’unica cosa che funziona in Italia). O un giovanotto cercherà la fidanzata griffata dall’alluce ai capelli da esibire agli amici come una scimmietta ammaestrata” (p. 205). Però non sono meglio gli amori presenti e passati dove “chi più ama è il sottomesso e deve soffrire” (Thomas Mann).


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di Damiano Mazzotti (sito) giovedì 4 febbraio 2010 - 0 commento oknotizie
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