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Paola Springhetti: “Donne fuori dagli spot”. Il femminile omologato dai media

"Donne fuori dagli spot”, Ave Edizioni è il nuovo libro di Paola Springhetti che verrà presentato a Roma oggi, 19 giugno 2014 alle ore 17.30 presso la sede dei Cesv del Lazio in Via Liberiana, 17

Al dibattito con l’autrice - giornalista e direttrice della rivista Reti solidali - interverranno Francesca Danese, Presidente Cesv Lazio; Silvia Conforti, Rappresentante nazionale volontari in servizio civile; Mara Nardini, Spi Cgl Nazionale; Gaia Peruzzi, Sapienza Università di Roma; Rita Visini, Assessore Politiche Sociali Regione Lazio. Modera Antonella Patete, Giornalista.

“Quando si parla di donne non è mai solo di loro che si tratta. Il femminile è sempre una lente attraverso la quale si possono guardare un'intera società, il suo grado di civiltà, le sue contraddizioni”.

Donne fuori dagli spot è un libro sulle donne che già nel titolo pone diversi spunti di analisi e di riflessione, in primis la questione filosofica dell’identità femminile come modo libero e consapevole di stare al mondo.

Libertà di pensare e di agire in rispondenza ai propri desideri e, prima ancora, libertà di desiderare senza misure omologate, stabilite da altri che finiscono per intorbidire la volontà e le scelte necessarie minando ogni percorso autentico. Passo successivo è cedere il passo a modelli di “donne che abbiano assimilato modelli maschili o che si siano formate specchiandosi in immagini che piacciono agli uomini”.

Certamente un’anomalia tutta italiana in cui l'universo femminile viene rappresentato nei media solo attraverso personaggi che associano spesso la femminilità alla bellezza o all'erotismo, mentre i ruoli femminili in cui prevale l‘intelligenza e l‘autonomia delle donne sono rari. Paola Springhetti ci invita a riflettere sulla consapevolezza e sull’autenticità di scegliere cosa fare della propria vita: “Mentre oggi le donne hanno conquistato quasi tutto dopo le lotte per l’emancipazione degli anni Settanta, in realtà le possibilità per le donne sono limitate, soprattutto per i media che creano barriere, strettoie e modelli omologati che ne impediscono la piena realizzazione. Un’identità, quella femminile su cui c’è molto da lavorare - ribadisce l’autrice - perché intorbidita da contraddizioni, sul piano sociale e familiare, che limitano l’ affermarsi di donne autentiche, libere e fuori dagli spot.

 

Di seguito la prefazione del libro, curata da Vania De Luca, Vaticanista di Rainews24 e presidente dell'Ucsi Lazio. 

Un pentolone in ebollizione. Se dovessi scegliere un'immagine per rappresentare il tempo in cui viviamo, proporrei quella di un pentolone in ebollizione, dal quale non sappiamo che pietanza uscirà fuori.

Dietro l'evidente stanchezza, dietro i limiti e le contraddizioni di una società che arranca, ci sono vecchi modelli e antiche certezze che crollano, ma proprio per questo ci sono anche germogli di nuovo da inventare e da costruire. Ci sono spazi da ridisegnare e tempi da riequilibrare, possibilità di protagonismo per soggetti nuovi, a partire dai giovani e dalle donne.

L'universo femminile, da sempre caratterizzato da luci e ombre, ha oggi più che in passato potenzialità inespresse, ma è anche vittima, come e più che in passato, di stereotipi e pregiudizi di cui fa fatica a liberarsi. Un'identità in chiaro-scuro, quella femminile, una presenza piena di contraddizioni, quella delle donne nel sociale, su cui Paola Springhetti offre diversi spunti di analisi e di riflessione.

Questo libro racconta - documentandoli - percorsi di donne ossessionate dal bisogno di essere sempre all'altezza di tutto e di tutti, che arrivano a una specie di autismo dei sentimenti, che rischiano di scindere le diverse dimensioni della persona - l'anima, il corpo, la psiche -, che costruiscono corpi omologati che inducono all'omologazione di tutte le altre dimensioni dell'essere. Di cinquantenni gravate da un impegno di cura che aumenta invece che diminuire, mentre il lavoro assorbe sempre di più, di impegni che si moltiplicano tra le donne europee, tra le quali le italiane sono quelle che lavorano per più ore dentro casa. Donne che perdono il lavoro (quasi una su cinque) a causa della maternità, ma anche di donne che vincono i concorsi in professioni ambite, come la magistratura, quando a garantire l'accesso sono selezioni meritocratiche, senza distinzione di sesso.

Di donne nella politica e nell'informazione, che non sempre sono esempi luminosi, di una deludente immagine femminile veicolata dai media, che rimangono uno strumento importante di costruzione dell'identità sociale, perché continuano a esercitare una certa influenza sulla formazione dei valori comuni, e sulla costruzione dell'identità di genere.

È il mondo in cui tutti siamo immersi, e ci sono alcune indicazioni, in questo libro, che potrebbero aprire possibili percorsi di novità. Come l'intuizione di quegli economisti per i quali «attraverso l'incentivazione del lavoro femminile, i paesi europei hanno la possibilità di effettuare veri e propri balzi in avanti dal punto di vista della crescita». In tempi di crisi come i nostri, in cui c'è bisogno di idee che possano aiutare l'uscita dal tunnel, questa è una strada possibile.

Quando si parla di donne non è mai solo di loro che si tratta. Il femminile è sempre una lente attraverso la quale si possono guardare un'intera società, il suo grado di civiltà, le sue contraddizioni. La cosiddetta "questione femminile", vista dall'altra parte della medaglia, è sempre - anche - una "questione maschile". Tocca tutti e tutti riguarda quell'incapacità di amare che segna la vita di oggi, e rispetto alla quale le donne sono contemporaneamente soggetti e vittime (basti pensare ai dati, drammatici, sul femminicidio).

Ci sono modi femminili di pensare gli spazi (non solo quelli domestici, ma anche quelli urbani, quelli pubblici), e ci sono modi femminili di organizzare il tempo. Lasciarli esprimere, consentirne la realizzazione, sarebbe un modo per ripensare una società fatta a misura di uomini e di donne, di bambini e di anziani, che si riscopra comunità.
È una società che sta tagliando le gambe al futuro quella in cui ci sono donne per le quali la scelta di diventare madri comporta un forte rischio di povertà. Di contro è un segno di speranza la massiccia presenza delle donne nel terzo settore, nel volontariato, nel servizio civile. E poi c'è quel «senso della maternità allargato alla comunità» che le donne si portando dietro, da cui discende, si afferma nel libro, «un modello più cooperativo e inclusivo di quello maschile, che è competitivo e selettivo». È un potenziale enorme quello delle donne che sanno che il meglio della vita è fatto di attività «orientate al risveglio dell'altro, alla sua crescita, alla sua protezione».
C'è bisogno di più donne nei luoghi decisionali del vivere comune (per quanto riguarda la Chiesa, papa Francesco l'ha chiesto in maniera esplicita e inequivocabile), ma non di donne che abbiano assimilato modelli maschili o che si siano formate specchiandosi in immagini che piacciono agli uomini.
Di donne vere, libere e fuori dagli spot.

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