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di enrico campofreda mercoledì 28 settembre 2011 - 4 commenti oknotizie
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Palestina: mercenari francesi affiancano l’Idf nei Territori Occupati

Negli insediamenti illegali che Netanyahu, con la copertura statunitense, vuol continuare a espandere, arrivano i mercenari armati. Non è una novità assoluta perché da anni i coloni ebrei girano con la famigerata uzi a tracolla sostenendo il “diritto all’autodifesa”. 

Coloro di cui parliamo sono francesi, tutti con esperienza militare, reclutati dalla JDL, la Lega della Difesa Ebraica, un gruppo di estrema destra nato per iniziativa del rabbi Meir Kahane. Per chi non lo sapesse il rabbino statunitense era l’ideologo della “violenza legittima” e della “teologia della vendetta”, in Israele fondò il Kach, il partito antiarabo che nel giro di quattro anni (1984-88) venne messo fuorilegge per razzismo. 

Sue le teorie dell’apartheid: sosteneva d’evitare contatti sessuali fra arabi residenti in Israele ed ebrei che mettono in pericolo la purezza della razza ebraica; ai primi andava concesso un permesso di soggiorno rinnovabile ogni anno. Per lui la cittadinanza permanente poteva venire solo dopo un giuramento di lealtà verso lo Stato d’Israele, progetto politico ripreso pari pari vent’anni dopo dal partito del Ministro degli Esteri Lieberman.

Insomma dalla nativa Francia questi citoyens sono finiti nelle colonie della Cisgiordania per difendere con le armi gli ebrei lì insediati. I virgulti si sono fatti immortalare con tanto di mitra sollevato modello Arkan e posa muscolare alla Rambo, seppure nella divulgazione narciso-combattente l’immagine ne cela l’identità. Nella democratica Francia, che tanto s’adopera a scovare e punire il terrorismo globalizzato, la vicenda è passata sotto silenzio. Egualmente è stata snobbata da analisti e strutture giuridiche internazionali che perseguono il fenomeno solo se è targato Al Qaeda oppure quando assimilano al terrorismo ogni tipo di resistenza mediorientale.

Certo, le stragi attuate dai militanti vicini al fanatico rabbino di Brooklin risalgono al 1994 (nella Grotta dei Patriarchi di Hebron il suo seguace Goldstein uccise 29 fedeli musulmani in preghiera e ne ferì 125), ma in epoca recente i militanti ebraici parigini con azioni paramilitari hanno compiuto attacchi a beni e persone vicini alla causa palestinese. Nelle menti votate al sionismo vecchio e nuovo il desiderio di potenza conduce gli attivisti a esaltare un comportamento più che marziale mercenario della peggior specie.

In una recente intervista ad Al Jazeera l’avvocato che difende gli aggrediti (un libraio parigino che apriva i suoi locali a dibattiti sulla questione israelo-palestinese e studenti di Nanterre) ha ribadito come le autorità francesi “non punendo severamente gli autori delle assalti danno un segnale molto pericoloso perché li mette in condizione di compierne di nuovi. Il nostro ceto politico è troppo tollerante verso questi gruppi”. 

Rappresentanti delle Comunità ebraiche – altri le definiscono lobbies – fanno dei distinguo. Così il CRIF (Conseil Representatif Istitutiones Juives) e il BNVCA (Bureau National Vigilance Contre le Antisemitisme) hanno posto paletti e distinguo verso i fratelli violenti. Ma una smentita viene proprio da uno dei leader del JDL, Amnon Cohen che afferma: “Ufficialmente il CRIF prende le distanze da noi, poi quando gli serviamo ci chiama”. Siamo di fronte a un perfetto braccio armato che, sostituendo le spranghe con le armi da fuoco, è sbarcato nei Territori Occupati.

di enrico campofreda mercoledì 28 settembre 2011 - 4 commenti oknotizie
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