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Notizie dal week-end sportivo

Il ciclista armonioso, una Davis di serie B e la grande pallamano europea.

Questo week-end non ha parlato solo di calcio e ha fatto salire alla ribalta un campione che sta facendo la storia del ciclismo senza squilli di tromba e con il sospetto del doping ben piantato sulla schiena.
 
Alberto Contador ha vinto la sua prima Vuelta di Spagna, realizzando l’en plein dei tre principali giri (Tour de France 2007, Giro d’Italia e Vuelta d’Espana 2008). In cinque anni di professionismo è riuscito a eguagliare corridori eterni come Jacques Anquetil, Bernard Hinault, Felice Gimondi e Eddy Merckx.
 
La corsa l’ha tenuta sotto controllo dall’inizio, senza mettersi esageratamente in mostra, l’ha poi vinta sull’Angliru, terribile montagna con picchi al 23%, staccando Valverde a 3 chilometri dall’arrivo, e sulla cima di Fuentes de Inverno, secondo le stesse modalità: far sfogare gli avversari lungo tutta l’ascesa finale e ai 2 km dall’arrivo piazzare uno scatto delicato che stacca senza strappi violenti tutti gli altri.
 
Nel veder pedalare Contador salta agli occhi proprio la sua energica leggerezza. Sia in montagna che a cronometro lo spagnolo sforza pochissimo le masse muscolari e si lascia trasportare dal ritmo della sua pedalata armoniosa. Non sfugge agli avversari per strappi e tirate, se ne va via di soffio, quasi scivolando e aumentando con dolcezza il ritmo della pedalata. I piedi si muovono senza scossoni e le caviglie fanno pochissima fatica. Se Indurain, a cui è evidentemente accostato almeno per vittorie e progressi, è stato il ciclista della potenza voltoniana, Contador è il corridore della armoniosa cadenza selvaggia. Chi l’avrebbe mai detto proprio nel 2000 inoltrato.
 
Sempre nel week-end abbiamo perso un po’ di mesi di vita con la Coppa Davis. L’Italia sfidava la Lettonia per restare nel Gruppo I della zona Euro-Africana, in pratica la serie B della Coppa Davis. Esultiamo pure per la serie C mancata ma, se pensiamo che nella Lettonia c’era solo un discreto giocatore, anzi un colpo solo, il dritto accelerato di Gulbis, arrivare al quinto match non è un gran risultato. Schiantato Fognini da Gulbis nel primo incontro, il lettone è riuscito a vincere al quinto set anche la sfida che sembrava ormai appannaggio di Seppi (3-6, 5-7, 6-3, 7-6 (7-3), 6-3 i parziali).
 
Per fortuna abbiamo vinto il doppio con Seppi e Starace e Juska era davvero un tennista quasi impresentabile, capace anche di colpi ottimi, ma che nel lungo aveva pause spaventose. Cosa resta? Una vittoria, la serie B e due, tre spunti di Starace nel doppio. Perché in Italia non riusciamo a costruire un tennista decente?
 
Infine, almeno su AgoraVox bisogna dare spazio anche ad uno sport che in Italia è nascosto, ma di cui è bene parlare per quanto è emozionante. Tra sabato e domenica c’è stato l’Euro Champions Trophy di Pallamano, torneo a cui partecipano le formazioni che si sono aggiudicate, nell’ultima stagione, Champions League, EHF Cup e Cup Winners’ Cup, più la compagine che si è aggiudicata l’ultima edizione del torneo.
 
Quest’anno in lizza c’era gli ungheresi e padroni di casa del Vezsprem, i tedeschi dell’HSG Nordhorn, il Ciudad Real, e il THW Kiel, finaliste dell’ultima EHF Champions League.
 
Le partite sono state tutte di altissimo livello. A vincere è stata la Ciudad Real in un match di finale contro il Vezsprem incredibile. Gli ungheresi hanno condotto per tutta la gara, per poi perdere le redini dell’incontro negli ultimi dieci minuti. Sono saliti in cattedra Siarhei Rutenka (bielorusso di nascita, con nazionalità slovena e spagnola; il tutto perché è un grande giocatore) e il portiere più forte del mondo, Arpad Šterbik, anche lui serbo-ungherese divenuto spagnolo (la politica delle nazionalizzazioni in Spagna segue percorsi molto agevoli. C’è trippa per fare un articolo su Agoravox). Alla fine gli uomini di Moscai hanno vinto in volata 32-28, ricevendo gli applausi del pubblico avversario.

La finalina è stata tutta tedesca. I vicecampioni europei del Kiel hanno battuto il Nordhorn 36-31. Assente l’astro francese Karabatic, Kim Andersson ha giocato una gran partita, realizzando 10 reti. Più di lui, però, il cecchino Bjarte Mhyrol del Nordhorn, con 11 reti.

Commenti all'articolo

  • Di Neuromancer (---.---.---.105) 24 settembre 2008 00:01

    Grande! Finalmente qualcuno che parla di pallamano...

  • Di Jvan Sica (---.---.---.26) 24 settembre 2008 11:36
    Jvan Sica

    C’è da dire inoltre che la pallamano è uno sport eccezionale, emozionante, le partite sono sempre vive. Purtroppo in Italia non abbiamo squadre decenti e va a finire che non se la fila nessuno. Ed è un vero peccato.

  • Di Francesco Raiola (---.---.---.58) 24 settembre 2008 13:47
    Francesco Raiola

    Contador però puzza un po’ di doping, come ormai tutto il ciclismo. Sto, come già detto, rileggendo le cronache di Mura sul Tour e in particolare le pagine, fantastiche, su Pantani. Leggevo e quasi avevo le lacrime agli occhi. Mi piace il ciclismo, ma l’ombra del doping, ultimamente, mi porta un po’ a trascurarlo, peccato.
    Sulla Davis sono anni che ormai non si fa nulla. Bolelli nel frattempo è stato cacciato a pedate (e forse un po’ se lo meritava, anche se probabilmente il tutto dipendeva dal suo entourage) e nel doppio è dai tempi del grande Nargiso che si soffre, ma posso sbagliarmi. Ormai esultiamo se arriviamo agli ottavi di un torneo di media grandezza, mah! consoliamoci con Grande Penna (così la chiama Clerici, gusto?) e la Leonessa Schiavone.
    Sulla palla a mano non metto bocca, a me un po’ annoia...
    ora aspettiamo solo notizie dal Curling.
    Grazie Jvan
    Francesco

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