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di Gianleonardo Latini (sito) lunedì 11 ottobre 2010 - 5 commenti oknotizie
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Nomadi nel loro essere nomadi

Oltre l’Occidente - Un nomadismo che si dimostra in una certa misura stanziale, dopo tante vicissitudini, per fuggire da conflitti e angherie, provenendo in gran parte da sud e da est, che elegge una località a rifugio e la strada a luogo di interscambio culturale ed economico, sfidando i numeri programmati e la certificazione di autosufficienza finanziaria.

Dove vanno a finire i palloncini quando sfuggono di mano ai bambini? E il sole, dove si nasconde quando tramonta? Sono quesiti che, almeno una volta nella vita, nella nostra infanzia, ci siamo posti, ma quante persone si sono domandate dove vanno i Nomadi, nella loro più ampia accezione, quando un luogo si dimostra inospitale o se le autorità decidono di “bonificarla”?

Nel loro nomadismo vanno in cerca di un altro spazio che spesso li porta a compiere un giro nella periferia di una città come Roma o Milano, Napoli o Torino, uno spostarsi disegnando un cerchio che può toccare più volte lo stesso sito.

Un nomadismo che si dimostra in una certa misura stanziale, dopo tante vicissitudini per fuggire da conflitti e angherie, provenendo in gran parte da sud e da est, elegge una località a rifugio e la strada a luogo di interscambio culturale ed economico, sfidando i numeri programmati e la certificazione di autosufficienza finanziaria.

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Nomadi
Senza Fissa Dimora Mura Aureliane (Roma)

Se poi la volontà di allontanare gli indesiderati si trasforma in drastica espulsione, alla Sarkozy, il problema di una nazione viene solo scaricato oltre confine e l’Europa dovrà andare oltre alle dichiarazioni di circostanza sui Diritti Umani o i teorici documenti per l’integrazione.

Il nomadismo non riguarda solo le comunità Rom o Gitane, ma anche i profughi e i senza fissa dimora che girano in tondo per poter passare giorno dopo giorno, nelle vicinanze del luogo dove poter contare sull’aiuto dei singoli e delle associazioni. Da un nomadismo “stanziale” a quello pendolare di chi, dalla Francia, periodicamente arriva a Roma per riscuotere l’affitto di baracche senza tetto, nulla a che vedere col cielo in una stanza di Gino Paoli.

Nomadi che, in piazza santa Maria in Trastevere come al Casilino, bivaccano e periodicamente vengono allontanati da vigili e polizia, ma nel giro di qualche giorno ritornano.

A Roma, zona Magliana-Eur, più di una volta le autorità hanno accantonato ogni senso di compassione per radere al suolo misere baracche nascoste da arbusti e siepi, hanno tagliato l’erba alta e sconvolto i piccoli orti sulle rive del Tevere.

Ora nella zona c’è di nuovo una florida vegetazione, senza nessun controllo umano, e poco lontano è sorto un campo di furgoni, pronti a spostarsi altrove appena le forze dell’ordine verranno inviate per uno sgombro energico.

Sembra che tutto possa essere risolto con espulsione di alcune centinaia di nomadi, in Francia come in Italia, senza prendere in considerazione il malessere diffuso per una carenza cronica di servizi per tutti, italiani e non.

Lo smantellamento di alcuni campi “abusivi” e la dispersione dei suoi dimoranti non è una soluzione, quando basta spostarsi più in là o ritornare dopo qualche settimana.

Lo sgombero non viene limitato ai campi abusivi, sorti illegalmente, senza permessi né decoro, ma coinvolgerà anche le aree attrezzate. Non è solo una questione di decoro, o la sospetta presenza di individui dediti ad attività illecite che rendono i cittadini irrequieti. La realtà è che non li si vuole vicini, e sino a quando non riusciranno ad organizzare aerei o treni in stile Sarkozy, saranno ripetutamente spinti più in la, obbligati a spostarsi in cerca di uno spazio per vivere.


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