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di Alessandro Tauro (sito) sabato 14 agosto 2010 - 2 commenti oknotizie
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Vendola/Verzè: molte voci, poca chiarezza

Ancora una volta è la rete a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel mondo della politica e del giornalismo, entrambi troppo spesso chiusi alle contaminazioni esterne. Questa volta lo fa scatenando un accanito dibattito attorno all’operato della "moderna speranza" della sinistra italiana: il Presidente della Regione Puglia e leader di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola.

Croce e delizia dell’informazione, il mondo della rete in questi giorni ripropaga, con velocità e capacità di diffusione paragonabili a quelle che coinvolgono gli impulsi nervosi tra le sinapsi di un corpo umano, una notizia che affonda le proprie radici almeno a due anni fa, ma che esplode - con una tempistica più che sospetta - solo oggi, nell’esatto momento in cui "l’Obama italiano", Nichi Vendola, annuncia la propria candidatura alle future primarie del centrosinistra.

La vicenda è quella che concerne la creazione nella città di Taranto del prossimo centro oncologico multifunzionale denominato "San Raffaele del Mediterraneo", una struttura ospedaliera che avrà il compito di offrire ricovero per 572 posti letto, sostituire le strutture SS Annunziata e Moscati (che di posti letto ne offrono ad oggi 648), contenere un centro avanzato di ricerca medica e scientifica, offrire un servizio di didattica specializzante per il personale medico e divenire, di conseguenza, il centro ASL di riferimento per l’intera provincia di Taranto.

La notizia-scandalo viene lanciata da "Italia Terra Nostra", sito d’informazione diretto da Gianni Lannes. E’ lo stesso Lannes a redigere l’articolo destinato a diffondersi in ogni angolo del web, dal titolo "Vendola regala 60 milioni a don Verzè, socio di Berlusconi".

Il quid dell’inchiesta emerge sin dalle primissime righe: "Operazioni a scopo di lucro. Senza gara d’appalto: tutto all’ombra degli affari privati col denaro pubblico. Quattrini pubblici per il “San Raffaele del Mediterraneo”: il nuovo mega ospedale privato che sarà realizzato a Taranto dalla fondazione San Raffaele di Luigi Verzé, il socio di Silvio Berlusconi".

Stando a quanto è scritto, la Regione Puglia avrebbe destinato alle casse della fondazione San Raffaele, fondazione privata senza scopi di lucro (le attività della fondazione sono senza utili o con utili interamente reinvestiti) ma comunque dai connotati commerciali che le consentono di competere nel mercato (stando alla sentenza 3897 del 16 giugno 2009 del Consiglio di Stato [DOC]), ben 60 milioni di euro dei 120 previsti per la costruzione del nuovo ospedale, una struttura privata finanziata interamente con soldi pubblici.

Segue un excursus sulla figura di Don Verzè e sul suo legame societario indiretto con la famiglia Berlusconi, per mezzo della Molmed S.p.A. [PDF], azienda biofarmaceutica nel cui azionariato troviamo il Gruppo Fininvest S.p.A. con il 24% del capitale sociale e la Science Park Raf S.p.A. al 21%, controllata dalla Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, di don Verzè.

La notizia, così presentata, rappresenta un potenziale colpo letale alla figura dell’emergente Nichi Vendola: la regione Puglia vara nel corso del triennio 2008-2010 una serie di delibere regionali per finanziare pubblicamente un ospedale privato diretto da un intimo amico, nonché socio d’affari, di Silvio Berlusconi. Il tutto senza gare d’appalto, ma solo in nome di un’amicizia che legherebbe il governatore pugliese al sacerdote imprenditore.

Le cose, però, non stanno così.

Innanzitutto, il nuovo centro ospedaliero di Taranto, denominato "San Raffaele del Mediterraneo", non sarà una struttura privata diretta da don Luigi Verzè; si tratta di un ospedale pubblico diretto da una fondazione creata ad hoc e che prende il nome dell’ospedale stesso. La fondazione, a capitale misto pubblico-privato, vedrà la maggioranza ricadere nelle mani della Regione Puglia, a cui si accompagnano, ma solo come soci di minoranza, la ASL di Taranto e la Fondazione San Raffaele di Luigi Verzè, unica entità privata.

Inoltre, i fondi finora deliberati dalla giunta pugliese fanno riferimento al pacchetto dei fondi FAS 2007-2013 e rispondono alla quota finanziaria spettante al proprietario maggioritario (ovvero la Regione Puglia) per la costruzione e l’avvio dell’ospedale. Nessun regalo alle società di don Verzè, ma solo gli stanziamenti necessari per la messa in moto dei lavori.

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di Alessandro Tauro (sito) sabato 14 agosto 2010 - 2 commenti oknotizie
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    di Federico Pignalberi (xxx.xxx.xxx.131) 14 agosto 2010 14:39

    Così scriveva, il 9 gennaio, Carlo Vulpio su AgoraVox


    “Mi candido lo stesso, anche se Udc e Idv non sono d’accordo sul mio nome”, ha detto Vendola. Candidarsi a tutti i costi è un suo diritto, per carità, ma significherà pure qualcosa il fatto che, appresa la notizia, nel centrodestra abbiano stappato in anticipo lo spumante? E che anche don Luigi Verzè, il prete fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano, grande amico ed estimatore di Vendola, abbia fatto salti di gioia nonostante i suoi novant’anni?
     
    Don Verzè, un paio di mesi fa, a Milano, dichiarò che i pugliesi avrebbero dovuto votare Vendola, perché, “come Silvio Berlusconi, è una di quelle poche persone che hanno un fondo di santità”. "Se non sarà così – aggiunse il vegliardo – chiamerò Vendola a fare il presidente del nuovo ospedale San Raffaele". 

    Il prete – del quale papa Paolo VI disse che doveva stare un po’ più vicino a Dio e un po’ più lontano dagli affari (che infatti lo hanno portato spesso ad avere a che fare con la giustizia) – non parla tanto per parlare. Il San Raffaele a cui si riferisce don Verzé è un nuovo ospedale, un affare da 300 milioni di euro, da costruire, guarda un po’, a Taranto, per farne “il San Raffaele del Mediterraneo”.
     
    Come mai, se a Taranto di ospedali ce ne sono già due (grandi e nuovi, ma lasciati andare in malora)? Per farne un centro oncologico – azzarda qualcuno –, così l’acciaieria Ilva e il polo industriale preparerebbero i morti e l’oncologico, alla fine della triste filiera, li accoglierebbe, prima di passarli al camposanto. Ma no, scemini, no. Il “nuovo San Raffaele”, con i rimborsi per i malati terminali, ci farebbe gli spiccioli per la birra. Il nuovo ospedale invece punterebbe alle protesi (sì, proprio le protesi degli scandali recenti), che sono la vera, nuova frontiera del business sanitario.

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