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di Agostino Spataro (sito) giovedì 8 gennaio 2009 - 2 commenti oknotizie
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Morti sulle strade: un tributo al dio velocità

Ancora morti e feriti sulle strade siciliane. Fra Natale e l’Epifania si sono contate sette vittime.
 
Molte di più delle perdite subite dall’esercito israeliano che durante i primi nove giorni della sua sanguinosa aggressione alla striscia di Gaza ne ha dichiarato solo una.
 
Sette morti, in nove giorni, sono tanti. La gran parte, per altro, erano giovani che non portavano la morte a nessuno, ma si spostavano per divertimento.
Certo, l’accostamento fra i due tragici eventi può risultare discutibile, tuttavia ci aiuta a capire l’assurdità maggiore delle tante vite spezzate che si verificano con una frequenza e un’incidenza davvero allarmanti. Anche se quasi nessuno si allarma più di tanto. 

Ma quanti ne devono morire perché qualcuno intervenga sul serio?
Davvero strano il tempo presente! Per mantenere una vita già spenta, come quella di Eluana Englaro, ci si accanisce con ingiunzioni inutili e divieti dogmatici, mentre per prevenire la morte di centinaia, migliaia di persone, in piena salute, non si fa nulla o quasi. 

Probabilmente, il dato siciliano si sta muovendo un pò in controtendenza rispetto a quello nazionale che, nel 2008, ha fatto registrare una riduzione del 5,8% dei decessi per incidenti stradali.
 
Per averne un’idea della sua gravità basta andare su un qualsiasi motore di ricerca.
 
Si scoprirà che, nel solo mese di dicembre, sulle strade siciliane c’è stata un’ecatombe, soprattutto di ventenni. Terribile quella in cui perirono 4 ragazzi di Gerratana.
 
Se a queste morti si sommano quelle provocate dagli incidenti sul lavoro (dette “bianche” chissà poi perché) si ottiene una straziante contabilità.
 
Morti inaccettabili, poiché non sta scritto in nessun Libro che una persona che lavora o che si sposta per strada debba morire, quasi in ossequio ad una sorta di “maledizione statistica”. 
 
Dopo la strage lo spettacolo della morte

La preoccupazione cresce non soltanto per le tante vite spezzate o invalidate, ma anche per la quasi assenza di reazioni corrispondenti, anche a livello dell’opinione pubblica, della gente comune.
 
Sembra che a queste morti ci si stia rassegnando, abituando quasi fossero ineluttabili o un tributo da pagare al dio del profitto e della velocità.
 
Oltre lo strazio dei genitori, dei parenti, degli amici, non c’è da parte dei pubblici poteri un’azione, un programma mirati almeno ad una seria inversione di tendenza.
 
Ad ogni strage segue il solito rituale: il sindaco che proclama il lutto cittadino, il prete che s’appella al valore della vita, la gente che applaude le bare e la televisione che tutto riprende e diffonde. Lo spettacolo della morte è servito. Dopo non accade più nulla, fino alla prossima strage.

Così non si può continuare! Bisogna fare qualcosa per porre fine alle stragi di giovani e no ed anche di pedoni che rischiano la vita per attraversare fin’anco sulle strisce.
 

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di Agostino Spataro (sito) giovedì 8 gennaio 2009 - 2 commenti oknotizie
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