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Minori stranieri non accompagnati nei lager di Messina. Una storia infinita

Il 31 ottobre scorso, dopo un triste e infinito balletto di responsabilità tra la Prefettura e il Comune di Messina (con l'epilogo inatteso delle dimissioni della consulente a titolo volontario Clelia Marano), il Prefetto di Messina, Stefano Trotta, ha emanato un provvedimento di trasferimento dei minori non accompagnati, sino ad oggi ospitati nella tendopoli-lager allestita nel campo da baseball "Primo Nebiolo", presso l'Istituto Fondazione IPAB Conservatori Riuniti Scandurra" di via S. Sebastiano di Messina, "una volta ultimati i previsti lavori di adeguamento".
 
Il provvedimento prefettizio si era reso necessario "al fine di rimuovere la situazione di convivenza e promiscuità con gli altri migranti adulti ospitati nel centro universitario di Contrada Conca d'Oro". Nell'euforia generale per la tanto attesa "soluzione" della vergognosa vicenda dell'accoglienza negata ai minori, nessuno ha ricordato che il 13 agosto scorso, la Regione Siciliana ha emesso il decreto n. 600 che impone una serie di standard strutturali ed organizzativi per l'accoglienza in Sicilia dei minori stranieri non accompagnati. Tra essi, in particolare, si vieta di creare strutture di prima accoglienza che ospitini più di 60 persone.
 
Al Palanebiolo i minori sono attualmente 96. Che ne sarà dei 36 in più? E vuoi vedere che nella fretta, magari, all'ex Ipab gli spazi personali previsti non risponderanno a quelli imposti dal Decreto della regione? Ed è certo che l'ente che lo gestirà (in emergenza ancora una volta lo stesso consorzio del Palanebiolo e della ex caserma di Bisconte, altro non luogo dell'indegnità dell'accoglienza negata peloritana) ha in organico le figure professionali previste dalla Regione?

Insomma, cari rappresentanti delle Istituzioni nazionali e locali, quando si comincerà finalmente a lavorare con professionalità in questa città nel settore migranti e richiedenti asilo, nel pieno rispetto delle leggi e in difesa dei diritti umani?
 
Foto: Carlo Alfredo Clerici, Flickr
Questo articolo è stato pubblicato qui

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