In Pakistan si registra l’escalation delle operazioni coperte della CIA, l’agenzia d’intelligence degli Stati Uniti d’America. Nel solo mese di settembre, a Wana nel sud Waziristan, sono stati lanciati più di 20 attacchi contro presunti obiettivi filo-Talibani utilizzando i famigerati velivoli senza pilota UAV del tipo “Predator” o “Reaper”.
Un martellamento senza precedenti che, secondo i ricercatori del sito web The Long War Journal, porta a 74 il numero degli attacchi effettuati nel 2010 dalla CIA con UAV che sganciano bombe e missili aria-terra. Il Pentagono, da parte sua, ha varato un piano coperto per lo schieramento in Pakistan di un battaglione del III Gruppo delle Forze Speciali Aviotrasportate (3rd Special Forces Group - Airborne), forza d’elite USA di stanza a Fort Bragg, Nord Carolina. Già ampiamente impegnato nello scacchiere afgano, il III Gruppo delle Special Forces avrà come compiti primari «l’azione diretta, l’intelligence e il riconoscimento, l’assistenza alle forze di sicurezza, le operazioni congiunte civili-militari e la fornitura di servizi alle popolazioni locali».
Tre intensi bombardamenti sono stati realizzati negli ultimi giorni da aerei ed elicotteri USA in aree prossime alla frontiera con l’Afghanistan, causando la morte di 50 presunti membri di un gruppo filo Al Qaeda. La crescita esponenziale dell’intervento militare statunitense in Pakistan è stato confermato dal Pentagono che ha spiegato che «i bombardamenti fanno parte di uno sforzo congiunto militare e d’intelligence per cercare di mutilare i Talibani in una roccaforte utilizzata per pianificare attacchi contro le truppe USA in Afghanistan». A breve, potrebbero essere diretti veri e propri raid terrestri al confine Pakistan-Afghanistan, per cui si attenderebbe solo l’autorizzazione del presidente Obama. Una spirale di guerra in parte temuta dalle autorità politiche e militari pakistane che hanno bloccato una delle rotte vitali per l’approvvigionamento delle truppe NATO in Afghanistan in ritorsione ad un recente attacco aereo alleato nella regione nord-occidentale del paese. Islamabad condivide con Washington le finalità della lotta anti-insorgenti, ma rivendica il pieno esercizio della sovranità sul territorio nazionale e un coinvolgimento più diretto delle proprie forze armate.
Il Pakistan è attualmente impegnato in uno sforzo bellico interno costosissimo in termini di risorse finanziarie e umane. Nelle offensive e nelle operazioni d’intelligence nelle regioni nord-occidentali contro una serie infinita di target (depositi munizioni, bunker e altre infrastrutture utilizzate da presunti Talibani), il regime utilizza dall’estate 2009 un proprio sofisticatissimo aereo senza pilota di dimensioni ridotte rispetto ai più noti Global Hawk dell’US Air Force. Il mini Hawk, il “piccolo Falco”, è un aereo spia tattico in grado di sondare metro per metro il territorio ed inviare le immagini ai centri di comando terrestri per una loro elaborazione. È un gioiello di guerra ad alta tecnologia “made in Italy”, il Falco UAV delle forze armate pakistane. Questo velivolo, infatti, è stato progettato e realizzato da Selex Galileo (già Galileo Avionica), una delle aziende del comparto Finmeccanica. Il “Falco” è in grado di volare a medie altitudini, ha un raggio di azione di