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Michele Giambono a Venezia

 “IL PARADISO” riconquistato di Michele Giambono è finalmente in mostra alle Gallerie dell’Accademia fino al 17 aprile.

La possibilità di poter ammirare la grande pala di Michele Giambono e soci “Incoronazione della Vergine e Santi” o “Il Paradiso” ha dato vita, alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, ad un’inedita, piccola mostra monografica, “il Paradiso riconquistato. Trame d’oro e colore nella pittura di Michele Giambono”- che è anche il titolo di un esaustivo catalogo di Marsilio editori – , un artista importante e peculiare, meno noto di altri protagonisti del Gotico Internazionale nel Veneto, come scrive nell’introduzione al catalogo la direttrice delle Gallerie Paola Marini, “forse per essersi confrontato con Gentile da Fabriano e con Pisanello nei primi anni, con Jacopo Bellini e con i Vivarini nella maturità di una lunga carriera che lo vide attivo dal 1420 al 1462”.

Il progetto espositivo riunisce temporaneamente 14 opere che ruotano attorno al lavoro di Giambono. E’ stato voluto dalle Gallerie per valorizzare e contestualizzare i risultati emersi nel corso di diversi interventi per un difficile restauro iniziato nel 2010. Gli ultimi interventi (2011-2013) sono stati eseguiti da Milena Dean – che ha curato molte delle schede tecniche nel catalogo relative al restauro delle opere assieme a Gianluca Poldi, oltre ad essere l’autrice del saggio finale (“Sulle tecniche del Giambono: prime considerazioni”) – con Laura Cantoni, sotto la direzione di Maria Chiara Maida e Matteo Ceriani, curatori sia della mostra che del catalogo assieme a Valeria Poletto. E’ stata così completata la pulitura dell’opera, rivelando uno stato di conservazione molto compromesso, ma anche recuperando l’autentico aspetto generale dell’immagine e moltissimi brani di pittura discretamente conservati e dei quali è ora possibile leggere la natura figurativa.

Il restauro del Paradiso, oggetto nei secoli di numerosi interventi conservativi, talvolta devastanti, ha evidenziato un’opera pesantemente alterata da estese ridipinture che stravolgevano i volti dei santi, l’andamento dei panneggi e la percezione cromatica dell’intera composizione. La pala fu commissionata a Giambono nel 1447 per la chiesa di S.Agnese, su modello di quella realizzata due anni prima da Antonio Vivarini e Giovanni d’Alemagna per la chiesa di S.Pantalon, presente in mostra nella stessa parete conclusiva, nella seconda sala, nei nuovi spazi recentemente restaurati, adibiti alle mostre temporanee ( un particolare successo tra queste ha incontrato quella su Aldo Manuzio, conclusasi lo scorso luglio).

Tra i numerosi interrogativi suscitati dall’opera, in primo luogo vanno segnalate le due ipotesi principali circa la paternità dell’esecuzione: 1) che Giambono abbia dovuto interromperla per qualche ragione sconosciuta e che pertanto sia stata poi completata da pittori di cultura più aggiornata; 2) che il Paradiso sia l’esito di un approccio al lavoro di tipo imprenditoriale per rispondere a commissioni impegnative e con scadenze strette di consegna (in questo caso la Pasqua del 1448).

In mostra, tra i nove dipinti di Giambono spicca un prezioso inedito, la “Deposizione di Cristo dalla croce”, giunta alle Gallerie in seguito alle soppressioni napoleoniche, proveniente dal deposito del museo Correr, attribuita proprio di recente all’artista e databile tra il 1430 e il 1435. L’episodio si può confrontare con l’ambientazione di un’altra tavola, collocata a fianco, “le stimmate di S.Francesco”(quarto decennio del XV°secolo, prima metà), proveniente dalla collezione privata del conte Vittorio Cini.

Il Paradiso riconquistato rappresenta l’ultimo appuntamento di un anno molto positivo e significativo per le Gallerie : 312 mila visitatori (un + 10% in più rispetto al 2015), mentre gli incassi hanno fatto registrare un 25%, trainati dalle mostre dedicate ad Aldo Manuzio e a Jheronimus Bosch, le cui opere continuano ad essere visibili nel loro splendore dopo un restauro nei laboratori della Soprintendenza alla Misericordia, eseguito da un team formato da esperti italiani e olandesi.

  Giovanni greto

 

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