
Master sulla legislazione Antimafia all’Università Magna Graecia di Catanzaro. In cattedra sale Mario Murone, fratello di Salvatore, procuratore aggiunto di Catanzaro e vice di Mariano Lombardi, quelli che, secondo la Procura di Salerno, remarono sempre contro il loro collega, Luigi De Magistris, per proteggere alcuni loro amici fedelissimi, ma soprattutto quello – Salvatore - che, in qualità di presidente del Collegio del Tribunale di Lamezia Terme, nell’ambito delle indagini sull’omicidio dell’avvocato Torquato Ciriaco, avvenuto nel 2002, assolse il cugino del boss Vincenzo Iannazzo, Francesco, detto Cafarone, dopo averlo sentito al telefono, secondo quanto si apprende nel libro di Edoardo Montolli: “Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato”.
Assolto in formula piena “perché il fatto non sussiste”, questa la decisione del giudice Salvatore Murone, prima di trasferirsi a Catanzaro, presa il 1 aprile 2005 sull’indagato, Francesco Iannazzo, cugino del boss, al quale, invece, la pubblica accusa aveva chiesto 15 anni di carcere. Gioacchino Genchi, incaricato dal pm Gerardo Dominjianni, aveva acquisito i tabulati di Vincenzo Iannazzo. E, secondo le rivelazioni sul suo presunto Archivio, il 6 febbraio, due mesi prima, dalla casa del boss partì una telefonata per il presidente del Collegio giudicante, Salvatore Murone.
Minacciato? Difficile da sostenere in quanto colui che doveva giudicare il capo ‘ndrangheta andava a cena con il suo avvocato, Francesco Gambardella, futuro legale di Antonio Saladino, deus ex machina dell’inchiesta Why Not.
Sarà lui, Mario Murone, quindi, a insegnare ad avvocati e a commercialisti di Catanzaro le misure necessarie da adottare nel campo della legislazione antimafia.