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di Antonio Mazzeo (sito) mercoledì 26 ottobre 2011 - 0 commento oknotizie
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Marina militare ed ENI per la difesa del petrolio libico

In Guerra per gas e petrolio. Adesso che le forze aeree e navali della “coalizione dei volenterosi” allentano la morsa e le transnazionali dell’energia lanciano la loro campagna d’autunno per dividersi le immense risorse della Libia, i vincitori rivendicano pubblicamente le reali ragioni che hanno spinto al conflitto contro Gheddafi.

A Roma, il Ministero della Difesa si sbarazza dell’ipocrita scudo “umanitario” glorificando il ruolo delle forze armate a protezione degli interessi dell’onnipotente ente nazionale per il controllo degli idrocarburi.

In un comunicato, il Ministero ha rivelato che dal 23 settembre scorso, la nave da sbarco “San Marco” e i corpi d’élite della Marina Militare (il Comando incursori e subacquei e il Reggimento San Marco) “sono stati impegnati nella riattivazione dei siti petroliferi e gassiferi, in supporto all’ENI, nelle piattaforme Sabratha e Bouri al largo delle coste libiche”.

Le installazioni alimentano il gasdotto Greenstream che ad una profondità di oltre 1.000 metri e con 520 Km di condutture sottomarine, permette di trasportare il gas sino alle coste di Gela, in Sicilia.

“L'operazione ha visto l’impiego degli elicotteri della Marina AB212 ed EH101, che hanno svolto operazioni di ricognizione e di supporto, con i tiratori scelti del GOI (Gruppo Operativo Incursori) e degli uomini dei teams EOD (Explosive Ordinance Disposal - Artificieri) del GOS (Gruppo Operativo Subacquei), impegnati nella ricerca e nell’eventuale disinnesco di ordigni convenzionali o improvvisati”, spiega il portavoce della Difesa.

“Al termine dell’operazione, le strutture sono state riconsegnate all’ENI e nave “San Marco” è rimasta in zona per fornire supporto aereo per il trasporto dei tecnici incaricati al riavvio delle piattaforme che permetteranno, nel rispetto degli accordi stipulati con la Libia, l’approvvigionamento di gas per la nostra nazione”.

Grazie all’intervento dei militari, da metà ottobre il gas è tornato a scorrere nei tubi del gasdotto, iniettando sino a 2-3 milioni di metri cubi al giorno. Gestito da Greenstream BV Libyan Branch, la joint venture per il trasporto di gas di ENI e NOC National Oil Corporation Libya (la compagnia nazionale petrolifera di Tripoli), Greenstream collega l’impianto di trattamento di Mellitah, nella parte ovest della costa, alla Sicilia.

Prima del conflitto assicurava la copertura del 12% del fabbisogno italiano, per un valore, secondo l’ENI, tra i 2 e i 3 miliardi di dollari l’anno. Maggiori clienti del gas libico importato, le società Edison, Sorgenia e Gaz de France.

Grazie al regime di Gheddafi, l’ENI ha rafforzato il proprio ruolo di produttore di idrocarburi, affermandosi come il primo acquirente di petrolio (il 33,7%), seguito dalla francese Total (16,7%). Una leadership che i futuri assetti politico-militari libici potrebbero rimettere pericolosamente in discussione: ecco allora che Roma ha giocato d’anticipo affidando alle truppe d’élite della Marina la difesa militare degli impianti off-shore dell’ENI.

L’eldorado libico fa gola a mezzo mondo: le riserve petrolifere sono stimate in 60 miliardi di barili, le maggiori dell’Africa e con i costi d’estrazione più bassi al mondo. Per non parlare delle riserve di gas naturale, stimate in circa 1.500 miliardi di metri cubi.


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