Due parole di introduzione sul personaggio Sabatini, così come già si presentò nella nostra precedente intervista:
"Ho sempre pensato di voler fare il giornalista, non saprei spiegare neanche troppo bene perché. È stato un approdo naturale, nutrito dalla patologica curiosità verso le persone, dalla propensione naturale a fare domande a raffica, volendo sapere, conoscere, svelare. Come sempre però la vita ha altri progetti per te. Ho iniziato a lavorare per piccoli giornali locali, scrivendo di cronaca spicciola. Poi ho preso a collaborare al “Tempo” di Roma, quasi subito alle pagine della cultura e degli spettacoli. In quel periodo però, metà anni Novanta, Luciano Rispoli mi chiamò per sostituire un suo autore al “Tappeto volante” e così ho intrapreso l’attività televisiva, a Tmc (progenitrice di La7), Rai, Odeon, eccetera. Ho firmato “Parola mia” su Rai Tre, “Uno mattina” su Rai Uno. Non ho mai smesso di scrivere per quotidiani e periodici (le gazzette del gruppo “Espresso”, “il Giornale”, “King”, “Punto.Com”, “Gioia”, “Radiocorriere”, “Film Tv”, eccetera, eccetera), curare rubriche, fare interviste, potendo incontrare per realizzarle personaggi sempre molto interessanti per un ingordo di racconti come sono io. Da qualche anno ho anche iniziato a scrivere e pubblicare libri, il primo – “La sostenibile leggerezza del cinema” – racconta vita e carriera del regista Mario Monicelli, il secondo e il terzo svelano i “Trucchi d’autore” di cento romanzieri italiani e stranieri. Uscirà presto il quarto sulla stessa linea."

Ti hanno ormai definito scrittore a tutti gli effetti, a volte mettendo da parte la tua grande carriera precedente, degna in assoluto di ammirazione per la molteplicità degli impegni e per il tuo percorso che può essere definito... surreale.
Attraversando tutti gli aspetti dell’essere artista, come ti vedi nei panni dell’uomo di penna?
Capita che mi definiscano scrittore, sì. E di solito mi imbarazza. Se per uomo di penna si pensa a un narratore, non mi ci vedo… Sarebbe bellissimo riuscire a creare storie. Avere la profondità e anche la leggerezza per riuscire a dedicarmi per molti mesi a un’illusione. Ultimamente mi capita di soffermarmi con più frequenza e insistenza su brandelli di storie, chissà che tra qualche anno non siate costretti a scontrarvi con un mio romanzetto. Intanto mi riesce meglio circumnavigare la creatività dei grandi narratori, come ho fatto negli ultimi due libretti sui Trucchi d’autore.
Tu che hai intervistato tanti, hai mai avuto difficoltà nel porti nei confronti di chi hai magari sempre e solo conosciuto attraverso una pagina stampata?
Non particolarmente, no. E ne ho intervistati oltre cento per Trucchi d’autore e Altri Trucchi d’autore, che racchiudono il meglio della produzione editoriale degli ultimi anni.
L’emozione, questo nodo che ti accarezza l’anima, è sempre stato uguale nell’incontrare i diversi personaggi o era ogni volta una sensazione nuova, differente?