Il Paese passa ormai da un'emergenza all'altra. Ora è il turno di un governo tecnico di emergenza.
In Italia l’emergenza sta diventando una condizione esistenziale cronica. E questo non va bene. In teoria, sono più di cinquant’anni che non ci sono guerre sul territorio nazionale ma non possiamo certo affermare che gli italiani vivano in pace.
Tante emergenze, anzi troppe. Dall’emergenza criminalità all’emergenza maltempo, dall’emergenza rifiuti all’emergenza ambientale, dall’emergenza terrorismo all’emergenza inquinamento. Non si fa in tempo a dimenticare un’emergenza e ne arriva subito un’altra. Ora tocca all’emergenza economico-finanziaria a livello nazionale ed internazionale, il cui approdo non poteva che essere un governo tecnico di emergenza quale quello varato da Mario Monti.
Ogni emergenza, nel momento in cui si manifesta, va affrontata e su questo non c’è alcun dubbio. La cosa antipatica è che molte situazioni che danno luogo alle emergenze potevano essere previste e prevenute. Un altro aspetto antipatico è che quando si verifica un’emergenza, bisogna agire con prontezza ma nello stesso tempo, bisogna stabilire delle regole e delle priorità e, quindi, è necessario dedicare tutte le energie affinché tutto si risolva per il meglio.
E così passano in secondo piano istanze legittime e sacrosante, diritti conquistati con impegno e sacrificio. Ogni emergenza lascia dietro di sé distruzione e macerie e solo dopo che è passata si potrà parlare di ricostruzione. L’emergenza di questi giorni assurdi ci sta costringendo a farci alcune domande molto scomode. Si poteva evitare tutto questo? Di chi è la colpa? L’Italia è vittima dello strapotere delle altre nazioni o è vittima di se stessa? E poi su tutte: che ne sarà di noi? Ce la faremo? Come saremo nei prossimi cinque, dieci anni? E' inevitabile chiederci tutto questo. Le domande ed i dubbi sorgono spontanei in questi casi. Molto meno scontato trovare risposte convincenti.
Ora tutti i riflettori sono puntati su di lui, Mario Monti: riuscirà il nostro eroe a farci evitare il baratro di un default finanziario? Troppo comodo pensare che una situazione così compromessa ed ingarbugliata possa essere risolta in tempi rapidi, anche con le migliori intenzioni e con l’impegno necessario. Non dimentichiamo che fino a pochi giorni fa c’era ancora chi si rifiutava perfino di ammettere la gravità della situazione.
Se posso dire la mia, vorrei rivolgermi al nuovo Presidente del governo e pregarlo innanzitutto di non prenderci in giro. Non possiamo più accettarlo né permetterlo; non possiamo più tollerare che si facciano dichiarazioni che poi si rivelino infondate né promesse che non possano essere mantenute. Forse, almeno in questo, molti italiani hanno imparato la lezione.
Caro Dott. Monti, noi italiani sappiamo vivere anche con poco ma non vogliamo più subire privilegi ed abusi. Vogliamo sentire il suono di parole che abbiamo dimenticato in questi anni, come etica, perequazione, giustizia sociale, responsabilità, solidarietà, sostenibilità. Ogni crisi può essere anche un’occasione e un’opportunità e grazie alla sua grande preparazione ed esperienza, lei lo sa meglio di tutti.
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