• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Attualità > Europa > Libia, rilascio ed evacuazione dei rifugiati e dei migranti detenuti: l’Ue (...)

Libia, rilascio ed evacuazione dei rifugiati e dei migranti detenuti: l’Ue collabori!

Amnesty International, Human Rights Watch e il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli hanno chiesto ai ministri degli Esteri dell’Unione europea, che si riuniranno a Bruxelles il 15 luglio, di rivolgere alla Libia la ferma richiesta di chiudere i centri di detenzione per migranti e rifugiati e di assumere l’impegno, a nome dei loro governi, di facilitare l’evacuazione di queste persone verso luoghi sicuri, anche negli stati membri dell’Unione europea.

Le già drammatiche condizioni dei migranti nei centri di detenzione sotto il controllo nominale del Governo di accordo nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite sono ulteriormente peggiorate da quando, all’inizio di aprile, le forze del generale Khalifa Haftar hanno iniziato l’assalto alla capitale Tripoli.

Dall’inizio di aprile, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha potuto evacuare solo 289 persone verso il Niger e 295 in Italia, l’unico stato dell’Unione europea che ha finora accettato di prendere richiedenti asilo direttamente dalla Libia.

L’attacco della notte del 2 luglio contro il centro di detenzione di Tajoura, situato all’interno di un complesso militare a sudest di Tripoli, ha causato 53 morti e almeno 130 feriti, due dei quali erano rimasti già feriti il 7 maggio, quando alcuni missili caddero a soli 100 metri dal centro.

Il 9 luglio l’Unhcr ha annunciato che le autorità libiche avevano consentito ai sopravvissuti di lasciare il centro. Tuttavia, a quanto pare, queste persone non hanno avuto assistenza adeguata né la possibilità di lasciare la Libia per cercare riparo altrove, se così avessero voluto.

In altri centri situati a Tripoli o nei suoi dintorni, l’intensità dei combattimenti ha causato l’interruzione delle forniture di acqua e cibo, peggiorato le condizioni sanitarie e limitato l’accesso delle organizzazioni umanitarie e delle agenzie delle Nazioni Unite nei centri.

All’inizio di luglio l’Unhcr ha trasferito 1630 detenuti dai centri situati sulla linea del fronte al suo centro di raccolta e partenza di Tripoli e ad altri centri situati in zone ritenute più sicure.

Sempre l’Unhcr ritiene però che 3800 persone siano ancora detenute nei centri prossimi alle zone di conflitto, su un totale di migranti e rifugiati detenuti che al 21 giugno era stimato in 5800 persone.

I governi dell’Unione europea non hanno mai condizionato il loro sostegno alle autorità libiche alla chiusura dei centri di detenzione e al rilascio delle migliaia di persone ivi illegalmente detenute.

Nonostante le prove del contrario, hanno insistito sul fatto che l’assistenza umanitaria finanziata dall’Unione europea avrebbe migliorato le condizioni di detenzione e hanno continuato ad aiutare la Guardia costiera libica a riportare sulla terra ferma libica persone destinate a periodi infiniti di detenzione.

Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, dall’inizio del 2019 al 6 luglio la Guardia costiera libica sostenuta dall’Unione europea ha intercettato in mare e riportato sulla terra ferma 3750 persone. Nello stesso periodo, 4068 persone sono approdate in Italia e Malta e 426 sono morte in mare.

Di fronte a una stima complessiva di 667 persone morte nel Mediterraneo centrale nei primi sei mesi dell’anno, l’Unhcr ha calcolato che nel tentativo di raggiungere l’Europa sia morta una persona su sei, rispetto all’una su 18 dello stesso periodo del 2018.

Nonostante vi sia un ampio consenso internazionale sul fatto che la Libia non può essere considerata un posto sicuro ove far tornare le persone, molti governi e istituzioni dell’Unione europea sostengono una politica che consente alle autorità libiche di pretendere di controllare una vasta area di ricerca e soccorso, allontana le forze europee dal Mediterraneo centrale e s’impegna o appoggia tacitamente i tentativi di ostacolare o criminalizzare le azioni delle organizzazioni non governativeche hanno cercato di assumersi le responsabilità dei soccorsi in assenza di un’efficace risposta degli stati.

È ora, secondo Amnesty International, Human Rights Watch e il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli, di invertire la rotta. Le tre organizzazioni chiedono che tutte le persone detenute arbitrariamente nei centri sotto il controllo nominale del Governo di accordo nazionale siano rilasciate e quei centri siano chiusi. Considerati i rischi cui i cittadini stranieri vanno incontri in Libia, il Governo di accordo nazionale dovrà collaborare con le agenzie internazionali e l’Unione europea per fornire immediata assistenza umanitaria alle persone rilasciate e istituire corridoi umanitari.

Gli stati membri dell’Unione europea dovranno assicurare che le persone evacuate dai centri di detenzione abbiano a disposizione percorsi legali e sicuri per uscire dalla Libia, anche impegnandosi a mettere a disposizione un maggior numero di posti per i ricollocamenti. 

 
 
Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

Lasciare un commento




    Sostieni AgoraVox

    (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

    Attenzione: questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell'articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista... Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

    Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

    I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l'articolo nello spazio I commenti migliori

    Un codice colorato permette di riconoscere:

    • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
    • L'autore dell'aritcolo

    Se notate un bug non esitate a contattarci.



    Pubblicità




    Pubblicità



    Palmares

    Pubblicità