“Libertà in vendita” (Laterza, 2010) è una piacevole e ricca trattazione sulla libertà e sulla democrazia che merita una piccola premessa: forse “Chi è disposto a rinunciare a una libertà fondamentale per acquisire un po’ di sicurezza temporanea non merita né libertà né sicurezza” (Benjamin Franklin, 1755).
L’autore è l’avventuroso giornalista inglese John Kampfner, che espone una tesi molto definita: “La nostra libertà è guadagnare soldi, tenerseli e consumarli. Tutte le altre libertà sono state asservite a questo scopo”. Quindi il libro non parla dei regimi tirannici che governano con la canna del fucile, ma prende in esame Paesi come Singapore (il paradiso dei consumatori, dei test d’intelligenza e degli esperimenti sociali), Cina (il regime del capitalismo politicizzato), Russia (lo stato ipercentralizzato), Emirati Arabi Uniti (il regno del denaro), India (la democrazia più popolosa e multiculturale con uno spietato sistema di caste) e Italia (la democrazia di cartapesta che gode delle rendite di un museo a cielo aperto). Infatti in una vera democrazia esiste lo Stato di diritto, le elezioni sono completamente libere e regolari, ed esiste la piena libertà di parola e di espressione.
Dopotutto pochi cittadini sono disposti a rinunciare alle soddisfazioni delle vita quotidiana per impegnarsi a sfidare le diverse strutture del potere e si rinuncia alla libertà per la materialità: “Questo è il patto. Ogni paese ha la sua versione. I cittadini rinunciano a libertà differenti, a seconda delle proprie tradizioni e priorità: in alcuni Stati si rinuncia alla libertà di stampa, in altri al diritto di cambiare governo [o i politici come in Italia] attraverso il voto popolare, in altri ancora a una magistratura imparziale, in altri infine alla possibilità di fare la propria vita senza essere spiati; in molti si tratta di una combinazione di questi e di altri ancora” (p. 8). In molti casi “Uno degli errori che commettono le organizzazioni dei diritti civili è quello di concentrarsi sullo Stato. Pensare che la società civile sia innocente e che lo Stato sia tirannico significa travisare la realtà” (Corey Robin, docente di Scienze Politiche al Brooklyn College di New York).
Kampfer si concentra sulla figura dei cittadini e considera la scelta degli uomini politici come collaterale allo stato di salute della società civile. Purtroppo in ogni paese i rappresentanti della classe media o “i cittadini sono conniventi, tanto nei regimi autoritari quanto in quelli democratici, ma in Occidente in misura maggiore, perché potevano scegliere di pretendere di più dai propri governi, di rinegoziare il patto perché ci fosse più equilibrio tra libertà, sicurezze e prosperità”. Sull’Italia afferma: “Berlusconi non è spuntato dal nulla. Il malessere non si incarna in un solo uomo. Lui è il sintomo di quel malessere, non la causa. Liberarsi di lui non vuol dire liberarsi automaticamente del problema” (viene riservato molto spazio alla discussione delle intricate vicende italiane). E potremmo aggiungere che a tutti “coloro che rimangono aggrappati al potere sfruttando la corruzione e l’inganno e mettendo a tacere il dissenso, diciamo: sappiate che siete dalla parte sbagliata della storia” (Barack Obama, discorso di insediamento alla Casa Bianca).
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