"I giornalisti onesti ci sono, soltanto costano di più" (Mark Twain, 1835-1910). Avviso ai giovani: diffidate dello Stato Privatizzato e del Regno dei Nonni Viventi.

“Libertà di stampa” è un bel libricino che raccoglie alcuni saggi, brevi e significativi, di una delle penne più ironiche, divertenti e fantasiose degli ultimi duecento anni (www.pianobedizioni.com, 2010). Infatti Mark Twain è lo scrittore che ha creato la figura incredibile di Tom Sawyer e qui viene narrato anche il suo tentativo di entrare in politica, presto frenato e poi bloccato dalla stampa corrotta e prezzolata dei soliti “padroni del vapore” e dei vecchi politici, infami e disonesti.
Purtroppo “è il desiderio di essere uguali agli altri che porta al successo i partiti politici”, anche se non c’è nella maggioranza un motivo particolarmente elevato per aderire un partito. E la stampa “ha difeso dei funzionari pubblici criminali, con il pretesto del partito, finché non ha creato un Senato… i cui membri sono incapaci di capire la differenza fra il crimine, la legge e la dignità della propria persona, per quanto siano moralmente ciechi” (p. 13). Nella nostra società il giornale ha una potenza immensa. Può creare o macchiare la reputazione di qualsiasi uomo. Ha la perfetta libertà di chiamare truffatore e ladro il miglior uomo della nazione, distruggendolo oltre ogni speranza” (p 15).
La menzogna è lo sport preferito dagli uomini e dalle donne e i giornalisti fanno parte della categoria che guadagna più fama e denaro da questo sport. Durante la campagna elettorale in una lista indipendente Mark Twain ha conosciuto benissimo questo meccanismo essendo stato perseguitato dalla stampa prezzolata, sguinzagliata dagli altri due concorrenti alla carica di governatore dello Stato di New York. Di lui fu detto che aveva picchiato la moglie fino a renderla invalida, che aveva testimoniato il falso, che aveva rubato e corrotto. Alla fine si ritirò disperato e deluso dalla cosiddetta opinione pubblica e realizzò che le verità si lasciano ammazzare facilmente e che le bugie raccontate con maestria possono diventare immortali.
Quindi “Il giornale senza principi aggiunge ogni giorno viltà a milioni di caratteri decadenti; il giornale di alti principi contribuisce al quotidiano miglioramento del carattere di un altro milione” (p. 64). Però questo sistema parassitario può reggere solo fino ad un certo punto: oggigiorno con la crisi finanziaria globale dilagante e incontrollata molti dirigenti licenziati probabilmente inizieranno a parlare e potrebbe sfaldarsi mezzo ordine mondiale. E poi non basta riuscire a diffondere i messaggi desiderati a milioni di persone: bisogna anche essere creduti e si può prendere in giro tanta gente per molto tempo, ma non tutti per sempre (detto americano).
Comunque quasi tutte le nostre credenze più profonde non dipendono da una riflessione, ma sono legate alle circostanze della nascita e alle zone in cui siamo vissuti. È “una questione di associazione e simpatia, non di ragionamento e di indagine; quasi nessun uomo al mondo ha acquisito un’opinione sulla moralità, sulla politica o sulla religione se non attraverso le sue compagnie e simpatie” (p. 115). E la pagnotta che dobbiamo guadagnare per vivere può essere rappresentata anche dall’autostima che si ottiene dall’approvazione altrui: il risultato è il conformismo. Il fenomeno è “quasi sempre inconsapevole e non calcolato… il frutto del desiderio naturale dell’uomo di essere ben visto dai suoi compagni e di avere l’ispirazione che deriva dalla loro approvazione e dai loro elogi, un desiderio che di solito è talmente forte e consistente che prende il sopravvento.” (p. 116). Per la gloria, l’onore e il branco “molti uomini abbandoneranno per strada i loro principi di una vita, insieme alla loro coscienza”. E questo accadrà miliardi di volte.
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