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Libano, quei ritorni tutt’altro che “volontari” dei rifugiati siriani

Se c’è un paese in cui espressioni come “invasione” o “alterazione etnica” potrebbero avere un senso, questo non è l’Italia ma il Libano. E non è per un presunto “piano Kalergi” ma per la guerra accanto.

Tra registrati (938.531 secondo le Nazioni Unite) e irregolari (550.000 secondo il governo di Beirut), dal 2011 un milione e mezzo di rifugiati siriani – cui vanno aggiunti altri 31.000 palestinesi fuggiti dalla Siria – hanno aumentato di un quarto la popolazione del Libano.

Le loro condizioni sono state raccontate in un bellissimo reportage di Marta Serafini.

Pur in presenza di denunce di sfruttamento lavorativo e sessuale e di discriminazioneil Libano ha fatto molto più di paesi europei dotati di ben altre risorse.

Ma da almeno un anno e mezzo, è stata registrata un’inversione di rotta. Dal dicembre 2017 al marzo 2019, secondo fonti ufficiali, 172.046 rifugiati siriani sono rientrati “volontariamente” nel loro paese.

Di “volontario” in realtà c’è ben poco. Sono i servizi di sicurezza siriani, attraverso interrogatori intimidatori, a stabilire chi può rientrare e chi no. Con quale destino, non è dato saperlo.

E a “volontarizzare” le richieste di rientro contribuiscono ulteriori fattori: gli ostacoli frapposti al rinnovo dei permessi di soggiorno, gli sgomberi forzati di accampamenti precari, i tagli ai servizi essenziali, i coprifuoco, gli arresti di massa e – se tutto questo non bastasse – gli attacchi ai campi per rifugiati.

Come quello del 5 giugno a Deir al-Ahmar, un campo informale nella valle della Bekaa che ospitava 600 rifugiati siriani e che oggi non esiste più: una cinquantina di uomini, nottetempo, ha dato fuoco a tre tende e ne ha rase al suolo con un bulldozer altre due.

Chi soffia sul fuoco? I sovranisti locali: il Movimento dei liberi patrioti.

L’8 giugno ha avviato una distribuzione massiccia di volantini con questi slogan: “La Siria è un paese sicuro e il Libano non ce la fa più”“Proteggiamo i lavoratori libanesi” dalla presenza di rifugiati che accettano salari minori da parte di datori di lavoro (libanesi) senza scrupoli.

Tutto il mondo è paese. Soprattutto quando, anziché dare una mano, i leader europei tirano un sospiro di sollievo se vedono un altro paese accollarsi la maggior parte dell’onere dell’accoglienza.

Foto Copertina: Oxfam Italia/Flickr

Questo articolo è stato pubblicato qui

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