Tra rifiuti e depuratori si profila un nuovo scenario in Campania. Una nuova emergenza dopo quella drammatica e senza fine dell’immondizia, destinata ad essere nuovamente risolta con misure drastiche. Gli interessi nascosti e il desolante quadro di decadenza della società italiana. Direttamente coinvolti secondo l’assessore regionale all’ambiente Walter Ganapini anche i servizi segreti e la Presidenza della Repubblica nel disastro ambientale campano.
I depuratori sono stati manomessi o appositamente lasciati marcire. Non è possibile che su cinque impianti di trattamento acque tutti funzionino tra il 10% e il 20%. Il litorale flegreo-domitio continua ad essere evitato dai bagnanti, e sfortunatamente per i gestori degli stabilimenti balneari si è messo di mezzo anche l’assessore regionale all’ambiente Walter Ganapini, ex presidente di Greenpeace e membro della sezione Ambiente presso l’Unione Europea. Uno che dovrebbe essere esperto della materia, dunque. In una recente intervista ha dichiarato che, sebbene i dati diffusi dall’ARPAC siano rassicuranti sulla qualità delle acque marine, eviterebbe comunque di fare il bagno a Napoli. Dichiarazioni contraddittorie che hanno fatto gridare all’ennesimo allarmismo ingiustificato.
Le voci su malattie misteriose capitate a chi si tuffava in mare hanno creato il caos: dalle famigerate bolle coi vermi comparse sulla pelle, al ritrovamento di feti umani in mare, fino ai decessi improvvisi di bambini che avevano appena fatto il bagno a Monte di Procida. Molti i personaggi degli ambienti ospedalieri che hanno diffuso questo allarmismo tra la popolazione. Ma cosa c’è dietro a tutto questo? Il mare è inquinato, questo è indubbio. Ma dopo anni di menefreghismo istituzionale, perchè questa improvvisa escalation di allarmi e psicosi?

Sul litorale flegreo incombe un progetto multimilionario, dai costi che superano i 600 milioni di euro. Sono previste la costruzione di nuove stazioni ferroviarie, di porti, strade, parcheggi, il risanamento del Rione Terra a Pozzuoli, il riammodernamento della Tangenziale e la bonifica dell’area industriale ex Sofer, quest’ultima opera finanziata da fondi privati. Il denaro pubblico da spendere equivale a 500 milioni di euro, il resto proviene dal patrimonio degli imprenditori interessati all’affare. E’ in particolare il riconvertimento dell’area industriale ex Sofer in area turistico-ricettiva a destare curiosità. La società che dovrà eseguire le opere si chiama "Waterfront", nella quale partecipano celebri partner come Pirelli, Milano Investimenti e Finmeccanica. Il titolare di Waterfront si chiama Livio Cosenza, padre dell’onorevole Giulia Cosenza eletta tra le file del PDL e membro della Commissione Ambiente e Territorio. Un conflitto d’interessi in famiglia? Chissà. Sta di fatto che proprio l’on. Cosenza ha ultimamente richiesto maggiori fondi pubblici per la bonifica dell’area flegrea, gravemente compromessa dall’attività del depuratore di Cuma e di altre pratiche criminali eseguite da imprese legate all’esercito, come l’Alenia Finmeccanica, e dal clan dei Casalesi. La promessa è la solita: il rilancio del turismo. In molti tuttavia denunciano le contraddizioni di questo grandioso progetto, che avrebbe ben poco di pubblico e consegnerebbe di fatto le aree bonificate nelle mani dei privati.
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