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Lavorare senza voce: essere donna oggi

Essere donna al giorno d’oggi è un pregio, per mille ragioni.

Si lavora, si studia, ci si impegna, si crea una famiglia, nel nuovo modo di concepire questo concetto, in tutte le sue sfaccettature, politicamente corrette o meno, ci si fa spazio nel mondo, si conquistano ruoli, si abbassa il capo, si ignorano palpatine di troppo e si rientra a casa la sera, ad accudire i figli, pensando che questo sia il vero iter della grande donna di questo secolo.

Cosa capita alla nostra società?

E’ una domanda che ci si pone spesso, e a cui poi si volta le spalle perché, diciamocelo, siamo senza risposta.

Corriamo, ci affanniamo, facciamo i conti a metà mese pregando che non sia quello delle bollette, ci inventiamo mille modi per dividere in quattro un pezzo di pane, ci rallegriamo per una domenica di sole, in cui possiamo stendere all’aperto, lavare il pavimento con le finestre spalancate, lasciare che il cane faccia il giretto da solo, fumando una sigaretta di nascosto dai bimbi per dare sempre il buon esempio, mentre con l’altra mano reggiamo in equilibrio il libro che tentiamo di finire da un mese.

Intanto sul fuoco si consuma il sugo dell’unico pasto decente di tutta la settimana, quello che il nostro compagno aspetta per tutti i sei giorni di martirio.

Eppure, siamo brave, diciamocelo. Troviamo il tempo per una palestra risicata, se riusciamo a mettere la sacca nella macchina dopo avere caricato gli zaini dei pargoli, sistemato il cane fuori, pagato la signora che ci aiuta nelle pulizie e pregato il datore di lavoro di lascairci uscire mezz’ora prima il giovedì perché c’è il blocco delle auto e altrimenti non possiamo rientrare a casa.

Prima di noi, altre donne hanno combattuto perché noi oggi potessimo avere tutto questo... ma ne siamo proprio sicure? Io la parità assoluta dei diritti mica la vorrei proprio fino in fondo. Va bene tutto, ma un uomo è sempre un uomo e deve assolvere ai suoi compiti.

Io non mi vergogno di dire che se si allaga casa non mi metto a cambiare il tubo della lavatrice, dovendo già passare lo straccio una ventina di volte per rimediare a tutto il casino. Ne’ mi fa schifo se, carica di borse della spesa, un signore in autobus si alza e mi lascia il posto.



Sono felice però, questo sì, di poter decidere di andare a lavorare e rendermi indipendente...magari!

Vi siete mai guardati davvero intorno? Essere una donna giovane al giorno d’oggi, munita di laurea e capacità è la cosa più aberrante che possa esistere.
Ci si affaccia al mondo del lavoro già svantaggiate perché siamo munite di utero e abbiamo la cattiva abitudine di voler creare una famiglia, quanto meno la maggior parte di noi.

Superato il primo scoglio ci si chiede perché una donna così carina abbia deciso di studiare quando sarebbe bastato bussare alle porte giuste per arrivare comodamente abbastanza in alto da sistemarsi a vita. Perché abbiamo anche un cervello?
Superato anche il lato intelligenza, il primo posto che ci viene offerto è quello della segretaria, classica soluzione di qualsiasi essere umano munito di tette e gambe da mettere in mostra.

Lottiamo e facciamo valere i nostri diritti, con dimostrazioni pratiche, esibendo curricula degni di nota, attestati e diplomi che parlino per noi, dal momento che la nostra, di voce, non avrà mai un valore aggiunto, non ancora, non adesso.

Però, però che soddisfazione, quando arriva quella benedetta domenica, e ci accorgiamo che nonostante la lotta ci abbia fiaccato nel corpo, quel posto ottenuto con mille improperi, è davvero nostro, che soddisfazione sentire il cervello in movimento continuo, in grado di produrre profitto, oltre il corpo, oltre l’apparenza, oltre la voce silente dell’essere umano chiamato donna.


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