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La disoccupazione cresce, tra rassegnazione e cinismo

 

La finanza creativa ha messo in ginocchio interi stati. In Italia la situazione del lavoro peggiora di giorno in giorno, nella sostanziale indifferenza del governo

In Italia la disoccupazione è vicina all’11%. Il 35% di giovani è alla ricerca della prima occupazione. Si dirà: non avviene solo da noi, un tale disastro. Ebbene, questa facile osservazione testimonia il fallimento totale dei governi occidentali, in termini di politica economica e produttiva (si salvano pochi paesi, la Germania ad esempio, perché meno fragili). Il mal comune, nel caso, non è per niente una consolazione.

Mancando sempre più di risorse adeguate, i governi sono chiamati a tappare buchi e niente più. Se non si capisce cosa sia accaduto negli ultimi vent’anni, è impossibile trovare soluzioni decenti e dignitose per affrontare la crisi. L’Italia è messa malissimo, perché la classe politica che si è formata nella Seconda Repubblica è composta da un gran numero di incompetenti: essi sono stati costretti a dare in mano il le redini dela nazione a dei tecnici che, a loro volta, non sembrano brillare troppo per sagacia (un caso di contaminazione?).

Obiettivamente, siamo di fronte a un disastro da Titanic e non sappiamo neanche slegare le corde per liberare le scialuppe di salvataggio. Per la verità, c’è qualcosa di più grave: chi dovrebbe porre mano per primo e per competenza, alle scialuppe non ci pensa neppure, credendo, chissà, di potersi arrangiare in un altro modo, vale a dire con la solita vessazione della gente comune. Come dire: «È finito il carnevale, e pazienza se non vi siete molto divertiti. Ora, però, comincia la quaresima!». “Stringere la cinghia” pare il motto oggi più alla moda, solo che stringere troppo, può fermare il sistema e non farlo ripartire più. Se non si trova il modo di rimettere in moto l’occupazione, la decadenza è inevitabile e il caos alle porte. Non basta, ovviamente, il lavoro cosiddetto creativo: è di nicchia e fa il solletico al problema occupazionale!

Senza forze fresche, senza energie giovani, il Belpaese ha di fronte a sé una deriva, un grigiore, una stagnazione indecorosa, che sarebbero un vantaggio per quelle forze politiche conservatrici e amanti dei privilegi, della vanagloria, del clientelismo, del familismo: tutte “virtù” ben noteda noi, ma facilmente peggiorabili, se si continua così. Lasciare che le cose vadano per conto proprio, tanto prima o poi si sistemeranno da sole, è un esercizio abusato e usurato che umilia la ragione e la moralità, che ridicolizza l’idea di emancipazione dai retaggi del passato.

L’immagine: manifestazione sindacale a Reggio Calabria.

Dario Lodi

Questo articolo è stato pubblicato qui

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