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di Lucio mercoledì 2 marzo 2011 - 1 commento oknotizie
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La crisi del capitalismo e il bisogno di comunismo

Per raccontare la crisi i mezzi di disinformazione di massa hanno divulgato notizie false e distorte come l’idea che la fase critica abbia esaurito gli effetti più duri e sia in corso una ripresa dell’economia. All’inizio qualcuno ha avuto interesse a seminare il panico perché grazie alla psicosi sociale ha realizzato altre operazioni speculative. Oggi si soffia nella direzione opposta, accreditando l’idea che la bufera sia cessata.

Per raccontare la crisi i mezzi di disinformazione di massa hanno divulgato notizie false e distorte come l’idea che la fase critica abbia esaurito gli effetti più duri e sia in corso una ripresa dell’economia. All’inizio qualcuno ha avuto interesse a seminare il panico perché grazie alla psicosi sociale ha realizzato altre operazioni speculative. Oggi si soffia nella direzione opposta, accreditando l’idea che la bufera sia cessata. Secondo una leggenda metropolitana la recessione si colloca nell’orbita delle speculazioni dell’alta finanza internazionale. E’ indubbio che una parte di responsabilità sia ascrivibile al cinismo degli speculatori, tuttavia la sostanza della crisi è riconducibile alle contraddizioni insite nella natura stessa dell’economia mercantile. Infatti, un’economia di mercato senza mercato è una contraddizione in termini, per cui se la crisi non si risolve il sistema rischia la bancarotta. Non a caso si assiste al crollo verticale degli investimenti, dei salari, dei prezzi e del saggio di profitto, che approfondisce la crisi.

La principale causa delle crisi che investono il capitalismo è da individuare nel crollo del saggio di profitto. Il processo di accumulazione e concentrazione del capitale accelera la caduta tendenziale del tasso di profitto: tendenziale nel senso di una tendenza che contrasta con altre tendenze connaturate al sistema stesso. Tuttavia, non sono da escludere altre cause. La ragione ultima risiede nel crescente impoverimento dei lavoratori e nel crollo dei consumi che contrasta con la necessità di accrescere il bacino dei consumatori. In parole semplici, quando i salari si riducono troppo, calano anche i consumi delle masse lavoratrici e ciò incide sui profitti, che precipitano in caduta libera causando effetti di proletarizzazione della piccola e media borghesia imprenditoriale.

Dunque, quella in corso è una crisi di sovrapproduzione e sottoconsumo. Ciò significa che negli ultimi anni si è compiuto un ciclo di accumulazione smisurata di profitti dovuti ad un eccessivo sfruttamento dei lavoratori. I quali, a dispetto dei ritmi e degli standard di rendimento produttivo indubbiamente elevati, sono sempre più poveri. Ciò è accaduto in tutto il mondo a causa di un processo di globalizzazione imperialista che ha creato condizioni di miseria e sottosviluppo, imponendo livelli sempre più bassi del costo del lavoro su scala mondiale, benché gli operai abbiano fatto e facciano più del loro dovere.

Se è vero che i capitalisti sono i maggiori responsabili della crisi, è altresì vero che neanche i politici, servi e funzionari del capitale, sono innocenti. La demagogia, l’inettitudine e l’improvvisazione dei ceti politici, la disinformazione dei media ufficiali, sono la conferma dell’inganno insito nella natura stessa dell’economia capitalista. Un personale politico formato da inetti e presuntuosi, affaristi senza scrupoli, è responsabile delle scelte che hanno accelerato il collasso dell’economia internazionale.


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