Come hanno mostrato Nick Hornby e l’IFFHS, all’umanità piace redigere e commentare ogni tipo di classifica, anche la più strampalata. Anche gli increduli non si sottraggono a questo passatempo, dedicandosi periodicamente a cercare di stabilire quale sia la religione peggiore. C’è chi ha risolto la questione con un moto di spirito («Le religioni non sono tutte uguali, sono ognuna peggiore dell’altra»), e c’è chi dedica settimane a disputare con i sostenitori dell’opinione opposta. Perché, alla fine, la controversia viene sempre ristretta a due sole fedi: l’islam e il cristianesimo. Con l’aggiunta, talvolta, di un terzo monoteismo, l’ebraismo.
Non c’è, ovviamente, alcun criterio oggettivo per stabilire quali requisiti debba avere la religione «pessima». Si tende, in genere, a far riferimento alla pratica della violenza, interna ed esterna, ma anche in questo caso non è facile fissare graduatorie: l’islam è stato molto più tollerante nei confronti dei non musulmani quando aveva un impero conquistato con le armi di quanto lo sia ora negli stati, anche minuscoli, in cui predomina; il cristianesimo non ha avuto alcuna pietà per il dissenso interno per quasi un millennio e mezzo, ma è indubbio che libertà religiosa e laicità siano concetti nati in paesi a predominanza cristiana. Se anziché alla storia ci si rifà ai testi sacri, la sostanza non cambia: Bibbia e Corano contengono tutto e il contrario di tutto, e infatti sono stati oggetto di infinite interpretazioni sia tolleranti, sia (molto più spesso) intolleranti. La conversione dell’intera umanità è pretesa sia dal Vecchio Testamento (Is 46,20-25), sia dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,16), sia dal Corano (8,38-40), ed è stata perseguita con la spada da tutti gli eserciti (giudei, cristiani, musulmani) che si sono in seguito rifatti a quelle parole. Anche la pena di morte per gli apostati, supportata da parole contenute nei libri (ritenuti) sacri, è stata prevista, comminata ed eseguita da rappresentanti di tutti e tre i ‘grandi’ (?) monoteismi. Ma anche il mazdeismo – da cui tutti e tre, direttamente o indirettamente, discendono – supportò campagne espansioniste basate sulla richiesta di Zarathustra di convertire l’umanità. E il simbolo più diffuso della religione sikh, il terzo monoteismo più diffuso del pianeta, è una spada a doppio taglio: i suoi fedeli devono indossare un pugnare rituale, e devotamente lo indossano.
Del resto, è vero che l’islam assicurò tolleranza, ma i non-musulmani dovevano pagare robuste tasse al califfato: quando cominciarono le conversioni interessate di chi non voleva più pagare imposte, le persecuzioni si intensificarono. Come è pure vero che libertà religiosa e laicità non furono certo volute dalla Chiesa: furono piuttosto un effetto collaterale della Riforma, e nemmeno immediato (il XVI secolo fu l’epoca in cui le Inquisizioni, quella cattolica e quelle protestanti, diedero il peggio di sé): la loro diffusione fu dovuta, all’inizio, alla convivenza forzata di confessioni cristiane di equivalenti dimensioni, e poi dalla decisione autocratica di sovrani illuminati, che apprezzarono i vantaggi che assicuravano.
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