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La Crisi d’Impresa ed il ruolo del Consulente-Economista d’Impresa. Intervista al Dott. Agostino Alberto di Lapi

Da un nostro incontro l'intervista per fare il punto della situazione sulla Crisi d'Impresa oggi e, soprattutto, sulla legge 155/2017 che è il nuovo Testo Unico per la disciplina del settore. La figura del Consulente Economico/Finanziario 4.0

Consulente-Economista d'Impresa”. Di che si tratta e cosa significa?

Tutte le imprese, prescindendo dal settore e dalle dimensioni, oggi hanno bisogno di analisi economico finanziaria e di controllo economico finanziario. Di questo si occupa il Consulente Economico d'Impresa, figura che è una opportunità importante per tutte le imprese cui egli mette a disposizione importanti strumenti.

A cosa servono questi strumenti?

L'Analisi Economico Finanziaria inquadra a 360° la situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell'impresa attraverso un sofisticato sistema di indicatori grazie ai quali è possibile capire la reale situazione dell'azienda e come migliorarla.

Per capire meglio, facciamo un esempio di qualche indicatore...

Ne esistono diversi e importanti. Io ne cito per intanto quattro:

  1. il Rapporto di Indebitamento;

  2. il ROI (Return On Investment);

  3. i flussi di cassa e la gestione operativa caratteristica;

  4. la Rotazione Crediti.

Questi indicatori, che non sono i soli, rispondono a domande tipo:

  1. qual'è il mio livello di indebitamento?;

  2. perchè a fine anno in cassa mi rimane poco o niente, nonostante alti fatturati;

  3. quanto mi rende realmente il capitale investito in azienda?;

  4. il debito della mia azienda è sostenibile nel breve, medio e lungo periodo ed è correlato con i miei flussi reddituali e di cassa?;

  5. mi risultano contabilmente utili alti, ma ho poca liquidità in cassa;

  6. la mia liquidità è sufficiente a sostenere l'indebitamento presente e futuro? E, come e quanto devo indebitarmi per non compromettere la continuità futura della mia azienda?

A cosa serve il Controllo Economico Finanziario della Gestione?

Il Controllo è lo strumento che consente all'imprenditore di sapere in ogni momento ed a 360° l'andamento della propria impresa. Per lui così diventa possibile ed agevole il miglioramento continuo dell'impresa e, soprattutto, la prevenzione tempestiva delle Crisi Aziendali: “meglio prevenire che curare” e meglio che dell'impresa si occupi l' “Economista d'Impresa” piuttosto che liquidatori e curatori fallimentari.

Esistono già anche studi scientifici e dimostrazioni sul campo di ciò?

Sì. Nei Paesi anglosassoni le imprese che hanno adottato l' Analisi Economico Finanziaria ed il Controllo Economico-Finanziario hanno migliorato significativamente sia i risultati che le probabilità di sopravvivenza futura. Qui gli studi più importanti sono quelli di Kaplan / Norton e di Porter. Le statistiche USA dimostrano che il fallimento del 30% delle aziende è dovuto proprio all'assenza degli strumenti di analisi e controllo economico-finanziario, di contro a quelle che lo hanno adottato: ecco l'insufficienza degli strumenti tradizionali: Contabilità e Bilancio civilistico-fiscale. Il Bilancio infatti risponde ad esigenze prettamente fiscali e non a quelle direttamente funzionali per l'imprenditore (in quanto manca la necessaria riclassificazione) ed è quindi inadeguato come strumento di miglioramento della Gestione e delle performances d'Impresa. Un altro suo forte limite è la intempestività: rileva dati passati, redatti, per mero obbligo di legge, 6 mesi dalla fine dell'esercizio.

Passiamo alla legge. Il legislatore italiano infatti ha approvato la legge 155 / 2017...

Sì, è la legge meglio conosciuta come “Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza” che disciplina tutto il settore della Crisi d'Impresa con un Testo Unico. Le novità più importanti sono, tra le altre: tutte le imprese devono dotarsi di adeguato assetto organizzativo per rilevare tempestivamente la Crisi e garantire la continuità aziendale futura. Di fatto è obbligatoria ed istituzionalizzata la nuova figura europea di Consulente Economista d'Impresa. C'è qui un fatto di rilievo: è la prima volta che si ha su input della UE una impostazione Economico Aziendale invece che giuridica in materia di disciplina sulle Crisi d'Impresa. Di più la figura del Consulente Economista d'Impresa assurge anche a funzione sociale perché tutela l'impresa e la sua realtà lavorativa e sociale. Si tratta così, non tanto di un obbligo ma soprattutto di una grande opportunità.

Noi abbiamo già figure professionali come il Commercialista-Fiscalista. Come si pone il Consulente Economista d'Impresa?

Si tratta di una figura non esterna all'impresa, anzi -di più- parte integrante della sua gestione strategica, che interviene nell'esclusivo interesse dell'imprenditore sia per la crescita aziendale che per la prevenzione o superamento della crisi, prima che essa si manifesti o diventi irreversibile. Il Revisore Contabile, che con la nuova legge diventa obbligatorio per le aziende con determinati requisiti, è una figura esterna con compiti di controllo legale, che non interviene sulla gestione dell'impresa.

Dunque una legge bellissima: innovativa, decisiva, che finalmente guarda non solo al piano giuridico ma anche (e per la prima volta, forse soprattutto) a quello aziendalistico. Solo luci? Non ci sono anche qualche ombra e limite?

Purtroppo sì e di rilievo anche. Anzitutto la legge si preoccupa più dei creditori (specie quelli qualificati) che dell'imprenditore e soprattutto essa si limita solo all'obbligo di rilevazione di 4 indicatori e quindi è uno strumento insufficiente. I suddetti 4 indicatori da soli non saranno mai sufficienti a rilevare la probabilità di default di una impresa o comunque il suo reale stato di salute, ma occorrerà un complesso e numeroso sistema integrato di indici, da interpretare e monitorare sistematicamente ed armonicamente. Non ci sono e nemmeno potranno esserci aziende perfette ma sicuramente perfettibili e anche, ad esempio, quelle con fatturato alto o consolidato hanno bisogno di essere supportate, perché il fatturato non è necessariamente un indicatore che riveli la salute dell'impresa, come abbiamo detto prima.

Perciò una nuova cultura e formazione anche per l'imprenditore?

Sicuramente. L'imprenditore deve volgersi alla consulenza. La formazione dell'imprenditore è un punto imprescindibile. Fondamentale è aiutare l'imprenditore ad organizzare un sistema informativo che consenta di rilevare dati grezzi aziendali, che sono la base per consentire un efficace ruolo al Consulente d'Impresa.

Con cosa possiamo chiudere?

Con questo: l'importanza di quanto abbiamo detto è dimostrata da numerosi e accreditati studi economico-statistici ed esperienze aziendali, specie anglosassoni, secondo cui le imprese che non dispongono dei suddetti strumenti di controllo e di analisi hanno maggiori probabilità di fallire, mentre quelle che li hanno adottati hanno una maggiore probabilità di successo e continuità futura.

Ti ringrazio.

 

francesco latteri scholten.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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