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  Home page > Attualità > Scienza e Tecnologia > La "Cospirazione Mega". La storia della chiusura di Megaupload
di Alessandro De Pascale giovedì 26 gennaio 2012 - 1 commento oknotizie
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La "Cospirazione Mega". La storia della chiusura di Megaupload

Ecco cosa c'è scritto nell'ordinanza di custodia cautelare su Megaupload, firmata dal giudice statunitense Neil H. MacBride. Ad incastrare Kim Dotcom e i suoi più stretti collaboratori, le numerose mail che si scambiavano. Vediamo quali.

Il giudice statunitense Neil H. MacBride della corte di Alexandria, Stato del Virginia, parla senza mezzi termini di "Cospirazione Mega". E' lui il Magistrato del Grand Jury che il 5 gennaio scorso ha firmato l’ordinanza di arresto per Kim Schmitz, meglio noto come Kim Dotcom, ritenuto il fondatore del gruppo Megaworld nonché principale proprietario di Megaupload, e dei suoi 6 più stretti collaboratori.

I beni sequestrati valgono almeno 175 milioni di dollari, in quanto ci sono decine di società, come la Megaupload limited e della Vestor limited, e tutti i loro domini internet: oltre a Megaupload, Megavideo (streaming), Megaclick (pubblicità), Megaporn (contenuti a luci rosse) e Megapix (fotografie), giusto per citare i più famosi. In 72 pagine, il Magistrato Usa spiega perché i membri della “Cospirazione Mega” sono accusati di aver messo in piedi "un’organizzazione criminale di livello mondiale il cui scopo era la violazione del copyright e il riciclaggio di denaro su larga scala, con un danno stimato per i titolari dei contenuti protetti che supera il mezzo miliardo di dollari e utili per 175 milioni".

Le indagini dell’Fbi (Federal bureau of investigation) erano partite nel marzo 2010. Ad inchiodare i proprietari della galassia Megaworld, le mail che si scambiavano e la struttura del loro sito, utilizzato per diffondere illegalmente film, programmi televisivi, album musicali, e-book, fotografie, videogiochi e software informatici. Ospitati su centinaia di migliaia di server presi a leasing in mezzo mondo (dal Nord America all’Olanda, passando per la Francia) e pagati milioni di euro.

Per il giudice, Megaupload è stato "appositamente creato a questo scopo", nonostante fosse ufficialmente "un servizio privato per l’archiviazione online di file di grosse dimensioni". Una definizione che contrasta con la realtà dei fatti, per almeno due motivi. Il primo è che se per un tot di giorni il contenuto non viene scaricato "il sistema lo cancella definitivamente". Il secondo è che "a differenza di altri servizi similari", utilizzati per inviare allegati troppo grandi per essere spediti tramite email (come We Transfer), Megaupload "scoraggiava la conservazione a lungo termine", in quanto «premiava gli utenti che inserivano contenuti scaricati dal maggior numero di persone possibili".

Ogni mese "veniva stilata una classifica e quelli che stavano ai primi posti venivano remunerati" tramite conti correnti elettronici Paypal. C’erano utenti che in questo modo riuscivano a guadagnare anche 5.000 dollari l’anno, grazie all’inserimento dell’ultimo film piratato uscito al cinema. Perché di certo non si finisce nella top ten mondiale del mese mettendo online il video delle proprie vacanze.

I soldi, del resto, per il gruppo Megaworld non erano un problema. Grazie ai film programmati in sala e alle serie tv appena trasmesse sulle pay tv, il portale ha scalato le classifiche del web diventando "il 13esimo sito più frequentato al mondo". Non per niente si vantava di "aver avuto nella sua storia più di un miliardo di visitatori, oltre 180 milioni di utenti registrati e una media di 50mila accessi al giorno che rappresentano circa il quattro per cento del traffico totale su internet".


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