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di Antonio Mazzeo (sito) martedì 11 gennaio 2011 - 0 commento oknotizie
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L’escalation militare USA e NATO in Pakistan

Solo due mesi fa il Congresso Usa aveva approvato un piano quinquennale di due miliardi di dollari in aiuti al Pakistan per potenziare qualitativamente e quantitativamente le operazioni militari di contrasto dei Talibani che si nasconderebbero nelle aree di confine con l’Afghanistan. Adesso l’amministrazione Obama vuole accrescere il contributo finanziario statunitense “in modo da rispondere alle lagnanze degli ufficiali pakistani insoddisfatti per la scarsa comprensione delle loro priorità militari da parte di Washington”, secondo quanto rivelato da fonti diplomatiche Usa al quotidiano The Washington Post.

Solo due mesi fa il Congresso Usa aveva approvato un piano quinquennale di due miliardi di dollari in aiuti al Pakistan per potenziare qualitativamente e quantitativamente le operazioni militari di contrasto dei Talibani che si nasconderebbero nelle aree di confine con l’Afghanistan. Adesso l’amministrazione Obama vuole accrescere il contributo finanziario statunitense “in modo da rispondere alle lagnanze degli ufficiali pakistani insoddisfatti per la scarsa comprensione delle loro priorità militari da parte di Washington”, secondo quanto rivelato da fonti diplomatiche Usa al quotidiano The Washington Post. Il nuovo piano di “assistenza militare” predisposto a metà dicembre, sarà presentato dal vicepresidente Joe Biden la prossima settimana quando incontrerà in Pakistan il capo delle forze armate generale Ashfaq Kayani ed altri leader governativi. “Il vicepresidente chiederà ai pakistani di articolare per la regione una strategia comune a lungo termine e di specificare il tipo di assistenza di cui hanno bisogno per intervenire con successo contro i rifugi dei Talibani nelle aree di frontiera con l’Afghanistan”, scrive l’autorevole quotidiano.

Il bilancio per l’anno fiscale 2011 prevede la fornitura alle forze armate pakistane di elicotteri, sistemi d’arma ed attrezzature per l’intercettazione delle telecomunicazioni nell’ambito del cosiddetto “United States’ Foreign Military Financing (FMF) program”, il programma di contributi e crediti finanziari ai paesi alleati per l’acquisto di armamenti e apparecchiature di difesa prodotti negli Stati Uniti. È pure prevista l’assistenza diretta delle forze armate pakistane in “operazioni di contro-insorgenza” e la realizzazione di corsi di formazione per gli ufficiali nei college militari Usa. Contemporaneamente ai due miliardi di dollari del programma “FMS”, il Congresso ha pure approvato uno stanziamento di 7,5 miliardi per l’“assistenza non militare contro il terrorismo” a “sostegno delle infrastrutture del paese, del suo sviluppo economico e delle sue necessità di sicurezza”. Dall’11 settembre 2001 alla fine del 2009, Washington ha già fornito al regime di Islamabad più di 12 miliardi di dollari in aiuti militari, tra cui alcuni cacciabombardieri F-16 in grado di trasportare armi convenzionali e nucleari. 

“Il nuovo programma a favore delle forze armate del Pakistan rappresenta un cambio significativo nella visione dell’amministrazione Obama”, spiega The Washington Post. “Si chiede d’intervenire maggiormente per rafforzare la stabilità economica, particolarmente nel settore delle politiche fiscali e delle relazioni del Pakistan con le istituzioni finanziarie internazionali. L’amministrazione Usa pianifica di intensificare gli sforzi per creare una pace regionale a dispetto della frustrazione per l’insufficiente impegno degli ufficiali pakistani nella lotta contro i gruppi terroristi nelle aree tribali del paese”. In vista di un’escalation del conflitto contro i Talibani, Washington è dunque disponibile ad ingoiare il rospo della “debole” offensiva terrestre lanciata in ottobre contro le milizie filo al-Qaeda dalle truppe pakistane (140.000 uomini) nel nord Waziristan, parallelamente al bombardamento massiccio da parte Usa con l’utilizzo di missili aria-terra e aerei senza pilota UAV. Un “disimpegno” fortemente stigmatizzato dai più alti responsabili dell’intelligence e delle forze armate statunitensi, primo fra tutti il generale David H. Petraeus, comandante delle operazioni in Afghanistan, che in più occasioni ha proposto di utilizzare, anche senza il consenso di Islamabad, i reparti terrestri per scatenare raid “mirati” contro le roccaforti degli insorti al confine Pakistan-Afghanistan. “Obama e i suoi principali collaboratori in tema di sicurezza si sono tuttavia opposti a questi suggerimenti - spiega The Washington Post – in quanto ritengono che gli Stati Uniti non possono permettersi di minacciare o poi alienarsi un paese così precario dotato di armi nucleari, la cui cooperazione con l’amministrazione è essenziale su diversi fronti”. Da qui il “premio” in armi aggiuntivo predisposto dal presidente Obama a favore del regime asiatico.


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