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  Home page > Attualità > Politica > L’epoca berlusconiana è finita un anno fa
di Gianfranco La Grassa (sito) giovedì 9 settembre 2010 - 0 commento oknotizie
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L’epoca berlusconiana è finita un anno fa

Avanzo l’ipotesi, forse azzardata, che l’epoca berlusconiana sia già sostanzialmente finita da almeno un anno, senza che nessuno se ne sia accorto; e indipendentemente dal fatto che quest’uomo resti o meno a capo del governo o, nuovamente, dell’opposizione ad una scomposta ammucchiata di burattini avallata dalla “più alta carica” dello Stato (non certo però quella che ha il reale potere in mano, non certo quella che detta la linea di condotta, forsennata e caotica, alla suddetta ammucchiata). Non essersi accorti che quest’epoca è finita, sempre se la mia ipotesi è azzeccata, è dovuto semplicemente al fatto che in questo paese la politica – svolta fa oscuri ambienti truffaldini e reazionari, seguendo interessi propri ma dipendenti dal servizio prestato agli Stati Uniti nella nuova lotta multipolare – è nascosta da polemiche solo personali, da moralismi ipocriti. E, in definitiva, tutto si concentra intorno ad un uomo (Berlusconi appunto): o pro o contro di lui.

Questo per il “pubblico” ovviamente, per la “ggente” che vota “democraticamente”; perché chi ordisce continui ribaltoni, tradimenti, tranelli, doppi giochi, ecc. sa bene che quell’uomo è l’“immagine vuota” del potere (un po’ come in Kagemusha, film di Kurosawa, lo era l’immagine del condottiero, ormai morto).
 
Qualcuno potrebbe a questo punto pensare che la fine dell’epoca in questione possa situarsi nel giorno in cui il modellino del Duomo milanese fu scagliato in faccia al personaggio in questione. Ancora un’interpretazione puramente personalistica, di tipo psicologico, relativa all’eventuale intimorimento di Berlusconi. Io parto da un altro punto di vista, che mette la politica e gli interessi da essa serviti al primo posto. Il cavaliere è stato il “baluardo” (in pratica l’unico trovato all’epoca in cui egli entrò in politica) dietro cui si trincerarono i gruppi (economici, con nuovi rappresentanti nella sfera politica rabberciati alla bell’e meglio) sopravvissuti a “mani pulite”, con successivo smembramento dell’industria “pubblica”. Berlusconi è la soggettivazione, la personificazione, della resistenza (non c’entra nulla la Resistenza, spero si sia capito) di tali gruppi all’assalto della Confindustria di allora (non diversa dall’attuale), in “alleanza” (servitù) con ambienti statunitensi, allora convinti della fine del bipolarismo in direzione di un nuovo totale predominio monocentrico. Gli assalitori erano personaggi alla Ciampi, Amato, Prodi, Draghi, ecc., tutti o quasi collocati “a sinistra” (una sinistra del tutto impropria e che usurpò, grazie agli ex del Pci, questa finta collocazione, come usurpò la qualifica di neoantifascisti che si opponevano all’inesistente fascismo berlusconiano).
 
Da allora, l’Italia ha vissuto una continua e devastante “guerra per bande” (un importante uomo d’affari, etichettato “a sinistra”, ha detto: “come nella Chicago anni ‘20”). Per mettere termine a quest’ultima – alimentata dalla Confindustria (ai cui vertici ci sono gli uomini del metalmeccanico, dei settori della passata fase dell’industrializzazione, reazionari e interessati al predomino statunitense) e dalla finanza emersa dalla svendita ai privati delle grandi banche dell’IRI – sarebbe necessario non certo il vecchio fascismo, fenomeno tramontato come l’antifascismo, come il comunismo, ecc., ma certamente un gruppo politico assai duro e autoritario, che dovrebbe controllare gli apparati di Stato, in particolare i “corpi speciali in armi”, o altrimenti crearsi delle “milizie” proprie e determinatissime a mettere fine alle “bande” che “scorazzano” per l’Italia.

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