Mai così critiche le relazioni politiche e militari tra Stati Uniti d’America e Pakistan. All’amministrazione statunitense non sono piaciute certe ambiguità delle autorità pakistane nella lotta ai Talebani e i report della Cia sulle presunte coperture dei servizi segreti locali alla latitanza di Osama bin Laden (assassinato dai marines Usa in un blitz “non autorizzato”), hanno creato una divisione profonda tra i due ex alleati di ferro nella cosiddetta “guerra al terrorismo” in Asia centrale.
Così, sorprendendo gli analisti internazionali, Washington ha sospeso la consegna alle forze armate pakistane di sistemi d’arma per un valore di 800 milioni di dollari, aiuti previsti all’interno del piano speciale pro-Pakistan approvato lo scorso anno dal Congresso. Secondo quanto dichiarato al Times da un portavoce del Dipartimento della difesa, la decisione è stata determinata dalla “riduzione del numero dei visti rilasciati per il 2011 dalle autorità pakistane a favore dei consiglieri e degli addestratori militari Usa”, con l’effetto che un centinaio di ufficiali delle forze speciali di Us Army ha dovuto lasciare il paese nelle ultime settimane.
Buona parte degli aiuti congelati corrisponde a crediti per l’acquisto presso società produttrici statunitensi di equipaggiamenti militari, visori notturni, parti di ricambio per elicotteri, pistole, munizioni, giubbotti antiproiettile e dispositivi per il lancio di bombe. Trecento milioni di dollari erano invece destinati a rimborsare i costi sostenuti nella dislocazione di oltre 100.000 militari pakistani ai confini con l’Afghanistan.
La discussa fedeltà di Islamabad con l’Occidente nella lotta ad al-Qaeda e alle fazioni armate anti-governative afgane non sembra invece impensierire più di tanto il complesso militare industriale italiano che anzi spera di accrescere il proprio ruolo nell’export di sistemi d’arma. Gli affari sulla rotta Italia-Pakistan sono già imponenti. Entro la fine del 2013 dovrebbe concludersi la consegna di dieci batterie del sistema di difesa aerea “Spada 2000 Plus” prodotte da MBDA Italia, società per azioni con sede a Roma e stabilimenti a Fusaro e La Spezia, interamente controllata dal consorzio europeo missilistico Matra BAE Dynamics Alenia – MBDA di cui l’holding Finmeccanica detiene il 25% del pacchetto azionario.
Lo “Spada 2000” è la versione aggiornata del sistema missilistico “Spada” che l’Aeronautica militare italiana utilizza sin dai primi anni ’80. Dotato dei missili terra-aria a medio raggio Aspide 2000, con esplosivo a frammentazione e guida radar semiattiva, il sistema è in grado di funzionare in qualsiasi condizione climatica, sia di giorno che di notte. “Spada 2000” è integrato da una serie di shelter che, secondo i costruttori, “permettono mobilità tattica e strategica, incluso il trasporto su un aereo C-130”. La sua configurazione base, a livello di batteria, consiste in un centro di rilevamento e da due a quattro sezioni di lancio, ciascuna delle quali con due lanciatori di sei missili Aspide. Completa il sistema un radar di rilevamento tridimensionale, il RAC-3D prodotto dall’azienda Selex Sistemi Integrati (gruppo Finmeccanica) in grado di intercettare e tracciare sino a 100 bersagli simultaneamente dentro un raggio d’azione di 60 km.