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  Home page > Attualità > Cultura > L’Agente Americano e il misterioso manoscritto della congiura
di Damiano Mazzotti (sito) lunedì 29 giugno 2009 - 0 commento oknotizie
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L’Agente Americano e il misterioso manoscritto della congiura

Nel libro “La congiura. Il romanzo della crisi” (www.alibertieditore.it, 2009), si descrive l’ascesa dell’egemonia culturale della destra liberista, che ha portato il mondo occidentale a reificare quel “pensiero unico” che ha sterilizzato l’economia mondiale.

Per la prima volta mi sono trovato di fronte ad un libro molto misterioso che contiene numerosi spunti di riflessione. L’autore del libro sarebbe un anonimo banchiere finito in galera come capro espiatorio per tutta la categoria. In carcere avrebbe sviluppato e lasciato una confessione significativa, la cui sostanza è questa: l’economia non è morta, ma l’attuale sistema è stato ucciso dall’egoismo finanziario di poche persone. E la cosa paradossale è che questi casta finanziaria ha utilizzato l’arma preferita dal comunismo: l’egemonia culturale. La nozione sviluppata da Gramsci negli anni Venti, stabiliva la necessità di imporre una visione del mondo e delle idee per poter leggere e interpretare la società. I nuovi guru del pensiero unico disumanizzante hanno semplicemente venduto delle idee di felicità a breve termine per imporre una determinata visione della realtà, che in pochi anni è diventata dominante grazie al contributo delle classiche figure accademiche ben prezzolate: i professori universitari (i loro rapporti orali sono i più pagati).

 

La regola principale di questo tipo di filosofia liberista è la seguente: “Ciascuno è libero di fare del bene, ma a sue spese” (Milton Friedman, premio Nobel nel 1976). Che è come dire che siccome siamo quasi tutti buoni si può fare a meno di spendere soldi nelle forze di polizia. Invece il concetto fondamentale di questa politica era quello di Margaret Thatcher: “La società non esiste, esistono solo gli individui” (quelli che comandano e quelli che s’incazzano). Del resto ci furono molti premi Nobel tra gli economisti liberisti: vinse Hayek nel 1974 (a mio parere il più creativo e serio tra tutti) e l’ultimo premiato fu probabilmente Vernon Smith nel 2002. Con tutti questi economisti che originarono il pensiero unico e il tabù dell’inviolabilità delle Banche Centrali, è un miracolo che si sia arrivati al 2009. In effetti fino al 2009 ci si è arrivati solo grazie ai vari camuffamenti finanziari e ai giochi matematici che solo dei “grandi luminari” potevano ideare.

Tutti hanno preferito non pensare alle implicazioni del Teorema dell’incompletezza di Godel che ha dimostrato che la verità di un assioma non è la sua dimostrazione logica, nel senso che è impossibile dimostrare la non contraddittorietà di un sistema logico-matematico con il linguaggio dello stesso sistema. Quindi, se si vuole indagare il mondo con sistemi logico-matematici, sorge la necessità di utilizzare altri linguaggi e sistemi per descrivere accuratamente questo mondo.

Cioè l’economia e la finanza non si possono ridurre solo a delle semplici o a delle complicatissime formule matematiche. In realtà in molti sapevano benissimo che vendere e rivendere debiti travestiti da titoli “sani” (insieme a titoli sani), avrebbe portano alla batosta finale, ma l’importante era levare le tende prima dello scoppio della bufera finanziaria e popolare. Però Reagan aveva ragione, ma non nel senso che intendeva lui: “Lo stato non è la soluzione ai nostri problemi, ne è la causa”, perché ha lasciato andare la barca alla deriva. Infatti la società che naviga in un’economia è come una barca: se non viene governata prima o poi si incaglia, si spiaggia o affonda speronando un’altra barca o degli scogli. E purtroppo in quasi tutti i paesi si lasciano governare dei vecchi stolti molto impreparati: anche quando riescono a prendere la decisione giusta è ormai troppo tardi.


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Finanza Liberismo

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