Per Erdoğan la questione dei trenta frontalieri kurdi della provincia del Şırnak,freddati da un raid aereo sul confine iracheno, potrebbe diventare una patata bollente. Potrebbe, ma non accadrà. È vero che in queste ore il governo è in difficoltà. Glissa, parla di trafficanti di gasolio intercettati.
Interpellato dalla stampa, il ministro degli Affari Commerciali Hayati Yazıcı è parso imbarazzato e ha sostenuto di non conoscere i dettagli della vicenda. Mentre monta la protesta dell’opposizione soprattutto a opera del Partito della Pace e della Democrazia che ha organizzato una manifestazione nella centralissima piazza Taksim di Istanbul. La deputata del Bdp Sebahat Tuncel punta il dito contro affermazioni provenienti dal partito di governo dove alcuni provocatoriamente affermano “se si vaga in montagna si può anche restare uccisi”. Riceve però solo un parziale sostegno dal monito del collega repubblicano Gökhan Günaydın che dichiara “I contrabbandieri compiono azioni illegali e vanno fermati, naturalmente non coi bombardamenti”.
La volontà di non concedere alibi al radicalismo militare del Pkk sta rinsaldando un fronte securitario amplissimo che va dall’Akp ai nazionalisti passando per il Chp. Così i filo kurdi del Bdp continuano a ritrovarsi isolati nel Parlamento e fuori. Erdoğan lo sa e prosegue gestendo la consolidata linea del doppio binario verso quella minoranza – imbonimento e maniere forti – con la prevalenza ormai di quest’ultime dopo la rottura della tregua elettorale nel luglio scorso. Le uccisioni di militari da parte dei guerriglieri del Pkk sono il formidabile collante che unisce un ampio fronte che, in barba a ogni promessa d’autonomia, mantiene la comunità kurda succube delle decisioni centrali.
Gli eventi luttuosi non sembrano incrinare né l’Esecutivo né la carriera personale del premier. Gli staff di governo e di partito lo supportano e lo lanciano per un nuovo ciclo che lo vedrebbe candidato per la carica presidenziale nel 2014. Il futuro Presidente della Repubblica verrà eletto direttamente dal voto popolare, un fattore che rafforza le chances di Erdoğan.
L’ex sindaco di Istanbul sta vivendo una fase di successo in patria e all’estero, momento sottolineato anche dal Times che l’ha incoronato politico dell’anno. Ultimamente fra le fila dell’establishment del Partito della Giustizia e dello Sviluppo s’è creata una tensione per l’esternazione di Hüseyin Tanrıverdi che, perorando l’ipotesi di un nuovo ruolo istituzionale per Erdoğan, aveva fatto il nome dell’attuale presidente Gül per la direzione di partito (e magari di governo). Apriti cielo! Le critiche sono state asperrime. Molti membri dell’Akp, pur non dicendolo, hanno pensato che non giovava all’islamismo moderato evocare un minuetto di poltrone simile a quello perpetuato da anni da Putin e Medvedev. CosìTanrıverdi ha innescato una rapidissima retromarcia dichiarando d’essere stato frainteso.