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Ius... solis: stavolta parliamo di energia solare

Dopo tanti dibattiti sulla possibile introduzione in Italia dello "ius soli", per riconoscere la cittadinanza ai minori di genitori stranieri nati nel nostro paese, parliamo invece di "ius solis", cioé di riconoscimento giuridico del diritto del sole ed al sole. L'occasione è fornita dall'incredibile iter legislativo della proposta di legge regionale popolare sull'energia solare, approvata all'unanimità dalla Regione Campania e da questa subito dopo affossata con emendamenti soppressivi. Questa singolare vicenda offre lo spunto per alcune considerazioni sul percorso che la Rete Campana da poco costituita intende proseguire in direzione di una vera e propria "Civiltà del Sole".

In questi ultimi mesi si è molto parlato e scritto del cosiddetto “ius soli”. La questione per la quale è stata sfoderata questa espressione latina riguarda la possibilità di riconoscere per legge come cittadini a tutti gli effetti i figli di genitori stranieri che siano nati nel nostro Paese. Lo “ius soli” indica infatti l’acquisizione della cittadinanza come conseguenza diretta della nascita in un determinato suolo, in contrapposizione allo “ius sanguinis”, che fa derivare tale condizione dalla nascita da un genitore già cittadino di quel Paese. Ciò a cui mi riferisco nel titolo, però, è ben altro. Mutuando il latinorum della giurisprudenza, resuscitato dall’attuale dibattito sul diritto di cittadinanza, vorrei parlare invece di strumenti giuridici che sanciscano la scelta dell’energia solare come un passo irreversibile in direzione d’una vera e propria Civiltà del Sole. In tal senso, “ius solis” è un’espressione che racchiude due aspetti diversi ma strettamente connessi. Il primo è il “diritto al sole”, cioè il riconoscimento giuridico dell’energia solare come “bene comune” dell’umanità. Ad essa va riconosciuta la possibilità di servirsene appieno come fondamentale fonte ecologica, inesauribile, decentrata e polivalente da cui trarre l’energia di cui ha effettivamente bisogno. La seconda accezione è quella di “diritto del sole”, nel senso della salvaguardia degli equilibri ecologici che assicurano la vita non solo all’uomo ma a tutte le creature, per non trasformare la potenza del Sole – fonte di vita e di biodiversità – in causa di morte.

Essendo uno dei primi firmatari della legge regionale d’iniziativa popolare su “cultura e diffusione dell’energia solare in Campania” da due anni mi sto impegnando, insieme con gli amici e compagni del Comitato Promotore, perché il sogno della “civiltà del sole” si concretizzi in un primo punto fermo, cioè il riconoscimento legislativo del suddetto “ius solis”. È stata un’esperienza entusiasmante di cittadinanza attiva e di ecologia sociale, che ha portato all’incredibile risultato della raccolta di quasi 20.000 firme e – dopo un lungo iter procedurale – della approvazione unanime del nostro disegno di legge da parte della Regione Campania, nota per essere una delle istituzioni peggio gestite e più refrattarie al protagonismo dei cittadini. Quest’autentica avventura è stata vissuta dal nostro Comitato nel costante intento di coinvolgere sempre più persone e soggetti collettivi in ciò che sembrava una “mission impossible”, conseguendo quel fondamentale riconoscimento giuridico senza però trascurare l’esigenza di far crescere la coscienza collettiva su tali questioni.

Come già detto e ripetuto in tante occasioni, non si tratta solo di far conoscere e diffondere sempre più una fonte energetica rinnovabile e pulita per sostituirla a quelle fossili esauribili ed inquinanti. L’obiettivo è cambiare radicalmente il rapporto fra cittadini, territorio ed energia, affermando un modello di sviluppo fondato sull’autosufficienza energetica, ecologico, equo e solidale. Lo storico divario tra “economia” ed “ecologia”, grazie alla legge, è azzerato da una concezione globale della società e della produzione come fattori che non confliggono più con l’ambiente naturale, ma ne fanno il proprio ed effettivo presupposto. Lo stesso richiamo alla Civiltà del Sole, oltre ad evocare la visione utopica e comunitaria della “Città del Sole” di Tommaso Campanella, vuol valorizzare tutti gli aspetti culturali di questa rivoluzione ecologica, anche come occasione di apertura interculturale e pacifica agli altri Paesi del bacino del Mediterraneo. Con essi, infatti, andrebbe condivisa una tipologia di sviluppo che usi saggiamente la natura anziché sfruttarla brutalmente, e che lo faccia in modo decentrato, rifuggendo alla logica perversa di concentrazioni e monopoli.

Come ho cercato di sintetizzare in una relazione presentata al convegno organizzato dal Comitato nel marzo 2012 presso l’Università “Parthenope” di Napoli, gli aspetti qualificanti della proposta di legge popolare – oggi finalmente sanciti dall’approvazione della Legge Regionale della Campania n. 1/2013 – si possono sintetizzare nei seguenti cinque punti:

  1. Col primo concetto-chiave – quello della promozione del territorio come risorsa – la Legge esprime un’opzione profondamente ecologica, ponendo le fonti energetiche rinnovabili ed inesauribili come motore per uno sviluppo locale, sostenibile e diffuso.
  2. Il perseguimento d’un modello energetico liberato da logiche monopolistiche e da intermediazioni commerciali comporta la fuoriuscita da una visione mercificata dell’energia, che diventa così immediatamente disponibile e non più soggetta a ricatti economico-politici da parte di concentrazioni monopolistiche e di grandi potenze.
  3. Il terzo elemento qualificante della proposta legislativa è la promozione di una ‘tecnologia ecosostenibile’, che indirizzi gli sforzi dei ricercatori nella direzione di una resa sempre maggiore degli impianti che utilizzano l’energia del sole. Ciò comporta anche un deciso cambiamento di rotta nella scelta delle priorità che guidano il mondo della ricerca scientifica e tecnologica, condizionato dalle scelte a priori dei committenti, pubblici e/o privati.
  4. Un altro elemento caratterizzante della proposta sottoscritta da tanti cittadini campani, sintetizzabile come ‘risparmio energetico’, sottolinea la necessità di ridurre il costo delle risorse energetiche a valle (per i consumatori) ma anche a monte (per i produttori). Ciò comporta risorse aggiuntive da investire per una nuova e qualificata occupazione e per l’eco-sostenibilità degli stessi modelli di produzione e di consumo.
  5. L’ultimo aspetto qualificante della Legge è il profondo legame tra una opzione energetica centrata sul Sole e le altre fonti energetiche rinnovabili ad esso collegate e la salvaguardia di quella Biodiversità che dal Sole è originata e che assicura la solidarietà e la “comunione” tra l’umanità e la natura nel suo complesso, uscendo così da un miope antropocentrismo.

Ebbene, se la Civiltà del Sole si fonda su principi così importanti e fondamentali per la sopravvivenza stessa dell’Uomo è evidente che non saranno gli sconcertanti voltafaccia di istituzioni schizofreniche ad arrestare il cammino verso di essa. Certo, sconcerta che quella che è stata recentemente definita “la legge più bella” sia stata dapprima approvata unanimemente da tre commissioni e dall’aula consiliare della Regione Campania e poi pretestuosamente mutilata di alcuni articoli da parte dello stesso Consiglio regionale, in sede di legge finanziaria. Sconcerta non di meno che uno degli ultimi atti del governo Monti è stato quello d’impugnare la legge regionale della Campania davanti alla Corte Costituzionale, accampando motivazioni assai discutibili. In entrambi i casi si tratta di scandalosi esempi di arroganza istituzionale, a tutela degli interessi, più o meno puliti, delle lobbies e dei clan che non hanno mai smesso di usare lo stato e gli enti territoriali per governare di fatto un territorio cui si erano già imposti con altri mezzi.

L’unico risultato di questi pesanti interventi è stato quello di mettere ancor più in evidenza il conflitto fra chi vorrebbe continuare a sfruttare le risorse naturali, infischiandosene delle gravi conseguenze che ciò comporta per le future generazioni e per l’ambiente nel complesso e chi, invece, propone un’alternativa globale, utilizzando energie pulite e rinnovabili per uno sviluppo duraturo e più giusto. L’impugnativa di alcuni articoli da parte del Governo e l’incredibile autolesionismo della Regione Campania non fermeranno il circolo virtuoso innescato dalla battaglia per la Legge popolare. Si tratta peraltro di un processo articolato e di non breve durata, che richiede la partecipazione di tutti/e e passa per la diffusione della cultura del Solare prima ancora che degli impianti solari.

La recente nascita di un nuovo soggetto associativo – la Rete Campana per la Civiltà del Sole e della Biodiversità – intende per l’appunto rispondere a quest’esigenza, allargando la base di coloro che vogliono impegnarsi in direzione di quella Civiltà del Sole da cui prende titolo anche il sito web del movimento. La visione utopica dei suoi promotori, coniugata con la concretezza di chi è consapevole delle resistenze da affrontare e crede nella forza del lavoro comune e dal basso, fa sperare che lo ”ius solis” non resterà un bel principio, ma si trasformerà in una concreta realtà, armonizzando il diritto del sole con quello al sole. Concludo con una calzante citazione dalla “Città del Sole” di Campanella:

“Nulla creatura adorano di latria, altro che Dio, e pero a lui serveno solo sotto l’insegna del sole, ch’è insegna e volto di Dio, da cui viene la luce e ‘l calore ed ogni altra cosa. [...] Se questi, che seguon solo la legge della natura, sono tanto vicini al cristianesimo, che nulla cosa aggiunge alla legge naturale si non i sacramenti, io cavo argumento di questa relazione che la vera legge è la cristiana, e che, tolti gli abusi, sarà signora del mondo”.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.96) 1 giugno 2013 17:45

    PaoloM.
    Sono un promotore convinto delle energie rinnovabili. Quella solare è sicuramente una di esse, anche se non sufficiente a colmare il fabbisogno di un paese ed attualmente troppo costosa (fra 5 anni forse no). Non concordo però di usare i terreni , anche se incolti, per invaderli di pannelli fotovoltaici. Bastano i tetti dei capannoni e delle case. 
    Infine insisto sull’uso del vento, che in Italia è ancora minimo.

    • Di (---.---.---.229) 1 giugno 2013 18:15

      Caro Paolo, siamo pienamente d’accordo con te sulla regolamentazione delle concessioni e sulla negatività di un uso dei terreni agricoli per installazioni relative al solare. Per noi il vento è una delle fonti energetiche che è riconducibile al "solare", che quindi la comprende in un unica visione alternativa dell’approvvigionamento energetico . Se vuoi conoscerci meglio puoi visitare il sito della Rete Campana per la Civiltà del Sole e della Biodiversità (www.laciviltadelsole.org ) ed eventualmente collaborare con noi.

      Cordialmente,

       Ermete FERRARO, Vice-presidente R.C.C.S.B.

       

  • Di paolo (---.---.---.205) 10 giugno 2013 12:21

    L’articolo è pienamente condivisibile , anche nell’articolazione dei 5 punti , se si affronta il tema della produzione di energia in termini di indirizzo culturale di rispetto dell’ambiente . Quindi ben venga lo " ius solis ".

     Indubbiamente produrre energia nel modo più " pulito " possibile deve essere il principio fondante di qualsiasi strategia energetica nazionale ( Sen) . La Sen varata dal governo Monti conferma ,pur con una diversa rimodulazione degli incentivi tra le diverse fonti rinnovabili , l’impegno in questa direzione con investimenti per 180 miliardi di euro entro il 2020 in termini di green e withe economy .

    Purtroppo però quando si parla di produzione ed utilizzo dell’energia elettrica (in primis ma non solo) bisogna anche tener ben presenti alcuni aspetti che fanno riferimento al tipo di economia industriale e al modello sociale dei consumi a cui ci si riferisce .
    Fossimo un paese ad economia prettamente turistico alberghiera o agricola lo "ius solis " sarebbe , nella sua esplicitazione pratica ,meno utopico e più concreto ,purtroppo però noi siamo (anche se ancora per poco ) il 2° paese industrializzato d’Europa con produzioni fortemente energivore ( Acciai ,alluminio ,fonderie ecc.. ) .

    Gli effetti del nostro gap produttivo energetico in termini competitivi (il sole e l’eolico ,sono insufficienti e non competitivi - ovvero a basso o bassissimo fattore di carico ) stanno evidenziandosi con due conseguenze entrambe negative e concatenate :
    - dismissione e delocalizzazione delle produzioni industriali con conseguente perdita di posti di lavoro .
    - spinta a realizzare nuove centrali (in corso ) a combustione di idrocarburi ,con buona pace di Kyoto .

    Tutto questo perché in questo paese hanno sempre prevalso spinte ideologiche e demagogiche , soprattutto da parte di chi dovrebbe occuparsi di floricoltura piuttosto che di gastronomia , che hanno indirizzato le scelte degli ultimi tre decenni verso il "folclore energetico " .
    E ora ,come volevasi dimostrare ,siamo nei guai .

  • Di paolo (---.---.---.205) 10 giugno 2013 12:22

    corrige .. più in generale a combustione di fossili .

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