Speriamo che la Svizzera porti bene come al solito. Anche questa volta l’Italia non si è sottratta al rito apotropaico del pareggio in suolo elvetico, nell’auspicio che favorisca il sentiero mondiale, come già successe nel ’82 e nel mondiale di Germania.
Per i primi minuti l’Italia sembrava soffrire ancora, dal punto di vista psicologico, la sconfitta contro il Messico, lasciando il pallino del gioco alla Svizzera che si rende pericolosa in più occasioni, passando al 10’ con un gol di Inler. Sulla traiettoria del tiro si trova Behrami in posizione di fuorigioco ma la bandierina del guardalinee rimane bassa e si riprende la gara con gli uomini di Lippi sotto di un gol.
Già i tifosi italiani lasciavano cadere le braccia, sconsolati, non restando ormai stupiti più di tanto nel vedere la nazionale, campione del mondo in carica, incassare gol persino dalla Svizzera. Ma gli azzurri, con il solo Zambrotta titolare rispetto alla disfatta di Bruxelles, si rimettono subito in carreggiata, giocando un calcio, se non bello, quantomeno propositivo. Gattuso ci mette la solita grinta, partendo subito forte e motivando l’intera squadra con urla e tanto sudore.
Il centrocampista del Milan corre avanti e indietro, infaticabile, recuperando palloni d’oro che però un poco convincente Montolivo non riesce a trasformare in assist altrettanto dorati. Per questo tutta la spinta dell’Italia si carica sulle spalle di Maggio, che migliorerà in un crescendo durante tutto il match.
A centrocampo, visti i problemi fisici di Pirlo che potrebbero costringere il regista a saltare il mondiale sudafricano, Lippi schiera Palombo, Gattuso, Cossu e i fiorentino Montolivo, dietro alla coppia Quagliarella – Pazzini. Un 4-4-2 che, in fase difensiva, si trasforma in un più coperto 4-5-1 con Pazzini unica punta lì davanti e Quagliarella ciamato a coprire.
Ed è proprio l’attaccante napoletano a riportare il risultato in parità, mettendo in rete una palla vagante lanciata da Montolivo.
La partita è decisamente sottotono per gran pare del primo tempo, solo al 40’ la Svizzera si rifà pericolosa nell’area azzurra. Su calcio d’angolo ci pensa Zambrotta ad allontanare di testa una palla che sarebbe stata facile preda degli attaccanti elvetici. Dopo pochi secondi Pazzini si presenta due volte all’appuntamento con il gol. Ma arriva sempre in ritardo.
Su cross di maggio prima, su quello di Montolivo poi, manca di poco la palla del vantaggio.
Nella ripresa subito dentro Pepe al posto di Cossu. Non male il cagliaritano, ma molo meglio si dimostra il nuovo 4-3-3, subito più aggressivo ed efficace, tanto che Pazzini viene prima steso in area dopo soli due minuti (intervento alquanto dubbio, forse irregolare quello del difensore rossocrociato) poi, al 50’ ha un’altra grande occasione.