“Sia fatta la sua volontà” si può definire come l’interpretazione sintetica del vangelo secondo George Bernard Shaw. Lo scrittore scrisse “Prefazione sul Cristianesimo” nel 1915 come introduzione ad un’opera teatrale e questa è la prima traduzione italiana (www.chiarelettere.it, settembre 2011).
Shaw valuta il pensiero di Gesù dal punto di vista politico e l’apertura mentale e politica dello scrittore irlandese è stata presa a prestito anche da Robert Kennedy che utilizzò questa citazione: “Alcuni uomini vedono le cose così come sono e si chiedono: perché? Io sono le cose come non sono mai state e dico: perché no?”.
In questo caso la visione protestante di un irlandese atipico può approfondire più liberamente la critica delle principali versioni ufficiali e a volte contrastanti del pensiero di Gesù. In effetti la tradizione scritta dei vangeli deriva da una precedente tradizione orale, perciò può risultare imprecisa. Naturalmente ogni versione rispecchia il punto di vista del singolo apostolo “scrittore”.
In ogni caso Gesù appare un profeta libero pensatore che voleva rinnovare le relazioni tra le persone a tutti i livelli: personale, familiare, sociale, economico, politico e religioso. Comunque per Shaw l’apostolo Matteo ha lo stile del cronista, Luca, quello dell’artista, Marco ha il dono della sintesi e Giovanni racconta la sua testimonianza da discepolo che si sente prediletto.
Delle varie considerazioni espresse quella più significativa è questa: Gesù predica alle persone di cultura nelle sinagoghe e agli analfabeti nelle piazze, e nega la superstizione che considera la sofferenza come una cosa grata a Dio. Il suo messaggio è questo: “Misericordia io voglio, e non sacrificio” (Matteo).
E invece ancora oggi troppi sacrifici davvero intollerabili ci vengono richiesti dagli uomini religiosi, dai politici, dai banchieri e dagli economisti. Con il risultato che la maggioranza di noi è costretta a lavorare a retribuzioni minime ai limiti della sopravvivenza, “con l’ulteriore anomalia per cui la quota maggiore” va a chi non lavora affatto, “e il minimo a chi” sgobba di più. Però nel 1915 le cose andavano peggio: “in Inghilterra nove decimi della ricchezza del paese finiscono nelle tasche di un decimo della popolazione” (in quel periodo iniziò la prima guerra mondiale).
“Prima sfamali, e poi vai a chiedere loro la virtù”, dice il personaggio del Grande Inquisitore di Dostoevskij. E in effetti senza aver la pancia piena non si può pensare liberamente perché la mente è troppo impegnata nella ricerca diretta e indiretta del cibo. Ma gli uomini al potere, religiosi e non, ci vogliono bisognosi, affamati e a volte anche impegnati a cercare un secondo o un terzo lavoro, perché così non troviamo il tempo per ragionare, protestare e reclamare i nostri diritti.
La vera libertà consiste nella responsabilità di informarsi e nella fatica di ricerca la verità. Se la libertà riesce a comunicare con uomini liberi prima o poi scopriamo la verità. E falsità come questa: “La gioventù di oggi è corrotta fino al midollo. E' cattiva, atea e pigra. Non sarà mai ciò che deve essere la gioventù, né sarà capace di preservare la nostra cultura” (da un’incisione su una tavola babilonese commissionata da vecchi che avevano concentrato molti beni e poteri).
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