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Il sesso degli angeli?

In que­sti gior­ni ap­pren­dia­mo con stu­po­re come l’e­du­ca­zio­ne ses­sua­le, stru­men­to per ga­ran­ti­re la sa­lu­te fi­si­ca e psi­co­lo­gi­ca del­la po­po­la­zio­ne, ri­dur­re le gra­vi­dan­ze pre­co­ci e con­tra­sta­re la dif­fu­sio­ne del­le ma­lat­tie (pru­ri­gi­no­sis­si­me fi­na­li­tà, non c’è che dire) sia in­se­gna­men­to ob­bli­ga­to­rio in gran par­te dell’Unio­ne Eu­ro­pea. Con qual­che ec­ce­zio­ne: ov­via­men­te, fra que­ste l’I­ta­lia; a far­le com­pa­gnia Re­gno Uni­to, Ro­ma­nia, Po­lo­nia, Ci­pro, Bul­ga­ria e Li­tua­nia. Sen­za en­tra­re nei de­pri­men­ti det­ta­gli (per il con­fron­to con la ca­sa­lin­ga ar­re­tra­tez­za) di “come fun­zio­na” nei pae­si ci­vi­li, va det­to che qual­che ten­ta­ti­vo lo ab­bia­mo fat­to an­che noi, tra de­ci­ne di pro­get­ti leg­ge nau­fra­ga­ti e mai di­scus­si. Pen­sia­mo a Lupo Al­ber­to, il fu­met­to, che col­pe­vo­le di aver ten­ta­to di col­le­ga­re la pre­ven­zio­ne del­l’hiv al­l’u­so del pre­ser­va­ti­vo, come è ar­ri­va­to nel­le scuo­le (cor­re­va il 1991) così è sta­to ri­ti­ra­to con an­cor mag­gio­re ce­le­ri­tà. D’al­tron­de era­no gli stes­si anni dell’”alo­ne vio­la”, la pub­bli­ci­tà pro­gres­so (?) che ol­tre a pre­sen­ta­re i sie­ro­po­si­ti­vi come sim­pa­ti­ci un­to­ri ha an­che ro­vi­na­to per sem­pre una gran bel­la can­zo­ne di Lau­rie An­der­son. E ven­ti e pas­sa anni dopo, stes­sa sor­te per gli opu­sco­li Unar con­tro l’o­mo­fo­bia che poco son pia­ciu­ti a Ba­gna­sco, o per quel­li emi­lia­ni sul­le ma­lat­tie a tra­smis­sio­ne ses­sua­le che, di­stri­bui­ti an­che in un isti­tu­to su­pe­rio­re, sono di­ven­ta­ti nei ti­to­li dei gior­na­li “ma­nua­li per il ses­so ana­le”.

Ma per ca­ri­tà, non si par­li di ses­so (omo­ses­sua­le poi! Un’al­tra vol­ta!) nean­che di stri­scio in due ri­ghe di una let­tu­ra per le va­can­ze: per quan­to in­cas­sa­ta la so­li­da­rie­tà del Mi­ni­stro Gian­ni­ni, il cor­po in­se­gnan­ti del li­ceo Giu­lio Ce­sa­re di Roma è sta­to a lun­go nel­l’oc­chio del ci­clo­ne e si è vi­sto re­ca­pi­ta­re una de­nun­cia in Pro­cu­ra per “pub­bli­ca­zio­ni di spet­ta­co­li osce­ni e di cor­ru­zio­ne di mi­no­ren­ni”. Come se il pas­se­ro di Ca­tul­lo fos­se roba da edu­can­de.

D’al­tron­de, che bi­so­gno avrem­mo poi noi, di fare edu­ca­zio­ne ses­sua­le? Ci vie­ne det­to che ba­ste­reb­be una sola, pre­gnan­te, ri­spo­sta: la ca­sti­tà. Ma, a quan­to pare, non ci rie­sco­no mol­to bene nem­me­no quel­li che la con­si­glia­no. Come se l’e­du­ca­zio­ne ses­sua­le, pri­ma che fan­to­ma­ti­che orge, non ri­guar­das­se an­che e so­prat­tut­to l’i­gie­ne e la sa­lu­te fi­si­ca. E men­ta­le. Al­tre­sì det­ta con­sa­pe­vo­lez­za e au­to­de­ter­mi­na­zio­ne.

Non sarà un caso se gli an­dro­lo­gi han­no lan­cia­to di­spe­ra­te gri­da di al­lar­me al­l’a­bo­li­zio­ne del­la leva ob­bli­ga­to­ria, l’u­ni­co esa­me nel­l’in­te­ra vita per la mag­gior par­te de­gli uo­mi­ni ita­lia­ni (e a per­cen­tua­li al­tis­si­me di re­clu­te ve­ni­va­no dia­gno­sti­ca­te se­rie pa­to­lo­gie). At­tual­men­te, meno del 20% dei “mi­li­ti esen­ti” ha mai ef­fet­tua­to una vi­si­ta spe­cia­li­sti­ca.

Nean­che le don­ne, sep­pur più abi­tua­te gio­co­for­za al gi­ne­co­lo­go, se la pas­sa­no me­glio: si cal­co­la che una ra­gaz­za su due non uti­liz­zi al­cun con­trac­cet­ti­vo du­ran­te la pri­ma espe­rien­za ses­sua­le (an­co­ra fon­da­ta la cre­den­za che sia im­pos­si­bi­le ri­ma­ne­re in­cin­te) e che una gra­vi­dan­za su 5 sia in­de­si­de­ra­ta. Vin­cia­mo però la ma­glia nera d’eu­ro­pa nel­l’u­ti­liz­zo di con­trac­cet­ti­vi or­mo­na­li (con per­cen­tua­li pari a quel­le del­le don­ne ira­che­ne) e dei con­trac­cet­ti­vi tout court.

Ep­pu­re i cor­si di cui si par­la­va al­l’i­ni­zio (av­via­ti in Pa­ki­stan, per dir­ne una), se ob­tor­to col­lo in pas­sa­to era­no fi­nan­zia­ti dal­le Asl, ora sono af­fi­da­ti ai pri­va­ti e la­scia­ti alla li­be­ra di­scre­zio­na­li­tà dei do­cen­ti. Che, col cli­ma che tira, è pure com­pren­si­bi­le non ab­bia­no tut­ta que­sta spin­ta ad of­frir­si in pa­sto alle scon­ta­te cri­ti­che di per­ver­sio­ne dei co­stu­mi, fos­se pure per l’in­tro­du­zio­ne alla sto­ria del­l’a­pe Maia.

Sia­mo un pae­se in cui vie­ne vo­lu­ta­men­te fo­men­ta­ta l’i­gno­ran­za nel­la qua­le già si sguaz­za, un pae­se in cui il “sot­to la cin­to­la” è da te­ne­re oc­cul­ta­to, na­sco­sto, am­man­ta­to da dan­no­so fin­to pu­do­re. Un pae­se in cui non si può abor­ti­re, ma dove non puoi nem­me­no im­pa­ra­re a non ar­ri­var­ci pro­prio, ad una gra­vi­dan­za. Un pae­se in cui si par­la tan­to di vio­len­za sul­le don­ne, ma non si in­se­gna agli uo­mi­ni cosa sia dav­ve­ro la ses­sua­li­tà. Dove cer­te cose non si di­co­no, ma se ne fan­no di peg­gio­ri. Come se (far fin­ta di) igno­ra­re una no­stra espres­sio­ne fon­da­men­ta­le, in tut­ti i sen­si, di es­se­ri uma­ni pos­sa es­se­re sul se­rio un buon pia­no. Come se fos­se­ro pre­fe­ri­bi­li fru­stra­zio­ni e pa­to­lo­gie ad una ma­tu­ra e se­re­na con­sa­pe­vo­lez­za. Come se la co­no­scen­za e la com­pren­sio­ne di noi stes­si, del no­stro e del­l’al­trui cor­po, fos­se­ro un pec­ca­to. Oh, beh, in ef­fet­ti per qual­cu­no lo è dav­ve­ro, un pec­ca­to. E pure di quel­li gra­vi.

Ma si sa, la ma­li­zia è ne­gli oc­chi di chi guar­da.

Ade­le Orio­li

 

Foto: Stuart Caie/Flickr

 

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di francesco latteri (---.---.---.201) 14 giugno 2014 09:29
    francesco latteri

    Purtroppo è verissimo e il piccolo contributo personale che si può dare è quello di contribuire alla diffusione di articoli come il tuo e lo si fa con piacere ed impegno. Per la sessualità è ancora oggi come una volta per l’alcool, lo si lascia all’ underground ed alla clandestinità peggiorando solo le cose. Di più per chi tenta una linea contraria c’è l’ostracismo, come del resto il tuo articolo ben denuncia. 

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