Oggi, su qualche autorevole testata, leggo che l’abbandono dell’euro da parte della Grecia in definitiva si possa rivelare il male minore. Trattasi di tesi dettata da economisti, quindi conoscitori dei sistemi monetari. Ipotesi questa, da me non solo non condivisa ma ritenuta la peggiore delle soluzioni. Non riesco ad intravedere quali possano essere gli elementi positivi su cui far stare in piedi una tale tesi. Sarà probabilmente la mia scarsa capacità di arrivare così lontano? O ci troviamo di fronte alle varie soluzioni che, quando non si sa quali pesci prendere, si gioca al rialzo, auspicando che il numero puntato possa alla fine uscire. Non vorrei sembrare irriverente verso chi sicuramente avrà un profilo ed un bagaglio professionale migliore del mio. Ma credetemi, non riesco a digerire questa tesi.
Immaginiamo che l’Europa butti fuori la Grecia dal suo sistema monetario. La Grecia sarà ovviamente costretta a ritornare alla dracma. La valutazione di partenza della nuova moneta dovrà essere stabilita dalle banche centrali, e dovrà tener conto della sua attuale situazione debitoria esterna, dei suoi costi interni, della sua capacità di saper produrre ricchezza (capacità quest’ultima, distrutta da un’ottusa politica di rigore fuori da ogni logica economica). Obbligare ad apportare tagli a settori portanti dell’economia produttiva è solo “terrorismo economico”. Per non parlare del continuo stillicidio degli aiuti da erogare, promessi e poi ritirati, generando la destabilizzazione dei mercati finanziari.
La valutazione di partenza della dracma, in presenza di tutti questi fattori negativi, dovrebbe attestarsi ad un controvalore nel rapporto con l’euro, in cui lo stipendio medio attuale del lavoratore greco, a malapena potrà acquistare pane, latte e pasta per un mese. Non sto scherzando, la situazione è veramente, drammatica, dovendo la Grecia, come peraltro anche l’Italia, importare l’energia necessaria. Una famiglia media, con la dracma avrebbe scarse possibilità di pagare la bolletta energetica. Sulla base di questo scenario catastrofico, la paura di una violenta ripercussione sull’ordine sociale, facilmente contagiabile, dovrebbe poi consigliare la stessa Europa a effettuare una forte iniezione di liquidità, non in prestito, come ora, ma a fondo perduto.
Quello che poi trovo sciocco, a dimostrazione della pochezza di certe affermazioni, è la sottovalutazione dei pazzeschi costi che il sistema dovrà obbligatoriamente sostenere per consentire l’utilizzo in termini pratici della nuova moneta. Scusatemi, il solo costo dell’adeguamento di tutti i programmi in essere in Europa probabilmente costerebbe quanto una manovra finanziaria a fondo perduto.
Un alto aspetto è che si verrà a creare un precedente, creando allarme nei paesi membri dell’unione i quali consapevoli di poter essere cacciati a calci nel sedere, alcuni di questi sicuramente decideranno loro di dare un calcio all’Europa. Di fronte ad una crisi planetaria dell’euro ritengo che anche gli stati economicamente forti dell’Europa pagheranno un conto salato. Basti pensare se le sole Grecia ed Italia, se dovessero uscire dall’euro, la Germania si vedrebbe ridotto il suo PIL di almeno un 5/6% entrando così in forte tensione interna, facendo il gioco delle economie emergenti, pronte ad accaparrarsi fette di mercato.
Ovviamente non dimentichiamo che stati come la Germania e la Francia, oltre all’inganno (posto in essere da se stesse) ne subiranno anche la beffa, rappresentata da quella parte di debito pubblico italiano e greco, che se per “ipocrita solidarietà” scaricato dalle loro banche centrali, per la maggior parte si trova nelle loro banche commerciali.
Grecia Europa Euro Crisi Finanziaria Debito Pubblico Prestiti
Il tuo discorso non mi è chiaro, dici che se la Gr. passasse alla dracma lo stipendio medio (...)
21/09 18:13 -